Il 14 luglio, anniversario della rivoluzione francese: sarebbe questa la data scelta per l’inizio della trattativa tra sindacati e imprese su contrattazione e rappresentanza su cui si sta ragionando da un anno. Ma se la data sarà confermata o meno dipende da come si evolveranno altri appuntamenti in corso. Oggi, per dire, è prevista la prima riunione di tutte le associazioni datoriali (Confindustria, Confcommercio, Confapi, artigiani, ecc) per mettere a punto che una intesa comune, da portare poi al confronto con Cgil, Cisl e Uil, che hanno già definito la propria piattaforma unitaria il 17 giugno scorso.
Se tutto andrà liscio, ovvero se anche le associazioni delle imprese riusciranno a trovare un’intesa tra di loro, per la prossima settimana potrebbe iniziare la trattativa vera e propria tra tutte le parti sociali. L’obiettivo sarebbe di riuscire a firmare un accordo su tutti i temi in discussione entro la fine di luglio o al massimo i primi di agosto. Ma non e’ affatto scontato che ci si riesca. I nodi che restano da sciogliere, infatti, sono ancora parecchi e, questa volta, non sono sul fronte sindacale ma tutti su quello datoriale. Le difficoltà di mettere d’accordo tante realtà’ diverse, come lo sono l’industria delle grandi imprese e quella delle piccole, il commercio, l’artigianato, sono enormi, e il tempo per arrivare a un accordo prima di agosto e’ davvero molto poco, un paio di settimane al massimo.
E’ vero che anche sulle possibilità di una intesa tra Cgil, Cisl e Uil in pochi scommettevano, ma alla fine i sindacati sono solo tre, ed e’ stato sufficiente che Landini, Fumarola e Bombardieri trovassero un accordo fra loro per andare avanti. Mentre il mondo delle imprese e’ vasto e variegato, fatto di mille istanze diverse, ognuno con le sue esigenze e la sua ”base” da soddisfare.
E se vale la pena di ricordare che una intesa sulle nuove relazioni industriali è stata fortemente caldeggiata da Giorgia Meloni nel suo intervento al congresso della Uil di Padova lo scorso fine settimana – il che dovrebbe rappresentare, per le imprese, uno stimolo ulteriore a trovare un punto di caduta comune in tempi rapidi- va anche detto che starebbe proprio al governo, a fronte di una situazione di impasse, darsi da fare in prima persona per arrivare a una mediazione tra le parti. E’ accaduto in passato, con molti altri governi; ma questa volta non sembra ci sia l’intenzione. Dalle parti di Palazzo Chigi cosi come di Via Flavia, nulla si muove. Anche colui che proprio Giorgia Meloni aveva incaricato del ruolo di mediatore tra le parti sociali, cioe’ Stefano Caldoro, sembra da mesi desaparecido. Dunque, la positiva conclusione della trattativa sta tutta in mano alle sole parti sociali, sperando che ce la facciano.
N.P.
























