Otto ore di sciopero e assemblee in tutti gli stabilimenti del gruppo ex Ilva a partire da domani. È la prima risposta dei sindacati metalmeccanici all’esito del vertice svoltosi oggi a Palazzo Chigi dopo la sentenza della Corte d’Appello di Milano che impone interventi entro 90 giorni sull’area a caldo di Taranto. Il confronto con il Governo si è chiuso con l’impegno ad aprire dalla prossima settimana un tavolo tecnico al Mimit, coinvolgendo i ministeri interessati, la Regione Puglia e il Comune di Taranto, per individuare soluzioni alternative al cronoprogramma di spegnimento degli impianti. Per le organizzazioni sindacali, tuttavia, servono subito misure straordinarie per scongiurare la chiusura dell’area a caldo e salvaguardare occupazione e produzione.
La Fim-Cisl chiede un deciso cambio di passo da parte dell’Esecutivo. Per il segretario generale Ferdinando Uliano e il segretario nazionale Valerio D’Alò, «chiudere le aree a caldo significa la resa» e il Governo deve «adottare interventi e strumenti straordinari» per evitare una crisi dagli effetti irreversibili sull’intero gruppo e sulla filiera siderurgica. Il sindacato ribadisce che lo Stato deve assumere «un ruolo primario», con un piano capace di coniugare occupazione, ambiente e salute e rilanciare la produzione nazionale di acciaio. Secondo la Fim, la fermata dell’area a caldo rischia di bloccare anche gli stabilimenti di Genova e Novi Ligure e di innescare «un forte conflitto sociale».
Anche la Fiom-Cgil conferma le otto ore di sciopero, sostenendo che «il fallimento dell’ex Ilva non può essere scaricato sulle lavoratrici e sui lavoratori». Per il segretario generale Michele De Palma e il coordinatore nazionale siderurgia Loris Scarpa, il Governo «ha la responsabilità di trovare soluzioni» perché è in gioco «una questione di sicurezza nazionale» che riguarda circa 20 mila occupati diretti e indiretti. La Fiom chiede un piano straordinario per garantire occupazione e salario, insieme alle risorse necessarie per rilanciare il progetto industriale e la produzione decarbonizzata dell’acciaieria. Il sindacato accoglie positivamente l’avvio del confronto al Mimit e l’impegno a non assumere iniziative unilaterali durante il negoziato.
L’Ugl Metalmeccanici parla di una situazione che richiede «un intervento straordinario e condiviso del Governo» per evitare che la sentenza della Corte d’Appello comprometta il futuro dello stabilimento di Taranto e dell’intera siderurgia italiana. Il sindacato stima il rischio di «fino a 5.000 esuberi diretti e indiretti» e ribadisce che «salute, sicurezza e occupazione devono procedere insieme»: il risanamento ambientale, sostiene, deve passare attraverso bonifiche, investimenti e innovazione tecnologica, non attraverso la chiusura degli impianti. Pur giudicando positivo il prestito ponte da 100 milioni di euro, l’Ugl lo considera insufficiente e sollecita una strategia industriale capace di garantire continuità produttiva e tutela dei livelli occupazionali.



























