Segretario Bartolucci come sta il settore assicurativo?
Il settore dal punto di vista economico e occupazionale è solido, e questo lo dicono i bilanci dei principali gruppi assicurativi e il fatto che, a differenza dei bancari, il rapporto tra le assunzioni e le uscite è fermo a uno a tre, quindi i player hanno continuato sempre ad assumere e oggi siamo, all’incirca, 45mila addetti come un decennio fa, senza aver dovuto richiedere di fissare un tasso di sostituzioni tra uscite e assunzioni.
Ci sono elementi che secondo voi devono essere attenzionati?
Il punto debole è che nel settore una buona fetta del lavoro assicurativo è in appalto e non viene applicato il contratto di riferimento. E poi il fatto che il secondo gruppo assicurativo del paese, ossia Unipol, sia fuori da Ania pur continuando ad applicare il contratto.
Questo vi desta preoccupazione?
Sì, perché pur applicando il contratto Ania e pur avendo partecipato alla negoziazione dell’accordo, si trovano in questa posizione, con un piede dentro e un piede fuori, che di certo non dà forza al settore. Anche la stessa Allianz, durante la trattativa, aveva minacciato di uscire da Ania. La decisione di Unipol può rappresentare una prima volta. Per noi avere una controparte solida è importante. Sicuramente questo rende ogni trattativa più difficile e complessa, ma il risultato è molto più duraturo nel tempo e in grado di dare le risposte necessarie.
In che misura il risiko bancario incide sul mondo delle assicurazioni.
In una misura sostanziale. La vicenda di Unipol ci testimonia il passaggio da gruppo assicurativo a gruppo bancario-assicurativo, se tutto dovesse andare in porto. C’è poi anche la vicenda Generali. È un momento particolarmente complesso, che però possiamo affrontare e governare con il contratto di settore firmato. Anche Generali ha rinnovato quello aziendale e l’ultimo scoglio che rimane è sottoscrivere quello di Unipol. Tutta la partita del risiko si basa sul Danish Compromise, che è una norma europea del 2012 che in sintesi riduce la riserva di capitale obbligatoria e facilita le operazioni di fusione, acquisto o cooperazione tra banche e assicurazioni. Ad oggi è molto più facile per una banca acquisire un’assicurazione che non il contrario, e questo a prescindere dal livello di capitalizzazione della banca e dell’assicurazione. Per questo si sta discutendo di estendere il Danish Compromise anche ai gruppi assicurativi.
Continuando nel parallelismo tra banche e assicurazioni, avete riscontrato anche voi un fenomeno simile alla desertificazione bancaria?
Il nostro settore non ha una presenza capillare sul territorio come quello bancario e non stiamo assistendo a una chiusura dei punti o degli sportelli, se vogliamo prendere in prestito la terminologia del mondo Abi. Semmai c’è un minimo di contrazione dei centri di liquidazione danni, ossia dove le persone che hanno subito un sinistro si recano per eventuali rimborsi. Questa riduzione è iniziata con il covid, quando si è capito che queste attività si potevano fare anche da remoto. Quindi non c’è una chiusura sistematica delle sedi, i centri di liquidazione si riducono, anche perché i lavoratori su piazza che vanno in pensione, vengono sostituiti con lavoratori da remoto.
La pubblicità ci propone un crescendo di polizze e assicurazioni che possono essere sottoscritte stando davanti a un pc. È una tendenza che sta prendendo piede o è ancora ridotta?
Con le regole attuali e con i players attuali sta incidendo ma in modo ridotto. Al momento le assicurazioni on line sono un costume di nicchia, che interessa principalmente i giovani e particolari prodotti, come Rc auto semplici. Quando si va su polizze più complesse il cliente cerca sempre la consulenza, perché si tratta di prodotti con mille vincoli che devono essere illustrati, e farlo online sarebbe abbastanza complesso. Certo che se Amazon entrasse nel mondo assicurativo questo fenomeno si amplificherebbe, e con esso si modificherebbero anche le regole.
L’ingresso di Amazon è una possibilità concreta?
Al momento non c’è nulla di certo. In questa fase è più un timore delle compagnie che anche noi condividiamo, perché Amazon porterebbe con sé un modello di contrattazione e di relazioni sindacali molto distante da quello attualmente presente nel settore.
Qual è la sfida più pressante per il settore?
Sicuramente quella dell’intelligenza artificiale che è già una realtà. Molti analisti parlano, per l’immediato futuro, di un tasso di sostituzione molto alto, mentre i lavoratori raccontano di un aggravio di lavoro perché sono strumenti che ancora non funzionano appieno. È fuor di dubbio che ci sono alcuni segmenti della nostra filiera più esposti, dal punto di vista occupazionale, alle conseguenze dell’intelligenza artificiale.
Che cosa state facendo per governarla?
Nel nuovo contratto il precedente osservatorio sull’ia diventa una sorta di dipartimento, per un monitoraggio ancora più puntuale al livello nazionale, e poi nei vari gruppi sono state create delle commissioni paritetiche. Questi due livelli ci aiuteranno a superare una difficoltà che avevamo riscontrato ossia avere una mappatura uniforme del grado di applicazione dell’intelligenza artificiale. I singoli istituti si sono mossi, sin qui, in ordine sparso e governare l’ia attraverso la bilateralità è un valore aggiunto in una fase di profonde trasformazioni.
Prima ha parlato anche degli appalti. Siete intervenuti attraverso il contratto?
Ci siamo mossi anche in questa direzione provando a dare più tutele. Ma oltre questo c’è un ulteriore capitolo che va sotto il nome di contratti pirata. Nelle agenzie c’è quello dello Sna, firmato dal sindacato delle badanti, che copre circa 15-16mila dipendenti al pari del contratto Anapa, e che rispetto al nostro causa un dumping economico anche del 30% in meno. Il nostro obiettivo è quello di eliminare i contratti pirata, anche in linea con quanto fa la confederazione negli altri settori.
Altri aspetti?
Nel rinnovo abbiamo esteso a tutti i lavoratori la copertura assicurativa contro i fenomeni atmosferici avversi. Si tratta di uno strumento molto versatile, che tutela da numerosi eventi che possono colpire la nostra penisola, e che dà risposte a una condizione climatica ormai oggettivamente mutata. Sul fronte economico abbiamo ottenuto un aumento di 280 euro per il quarto livello. Ovviamente se facciamo un semplice raffronto in numeri assoluti con i 435 euro del rinnovo Abi i nostri 280 sembrano poca cosa. Ma l’aumento dei bancari è legato a una classe di anzianità massima e a due livelli di inquadramento superiori rispetto a quello di Ania. Quindi se guardiamo alle percentuali di aumento i due contratti sono molto simili. Nella piattaforma oltre al salario e ai diritti volevamo traghettare il settore verso il futuro, e credo che con questo rinnovo ci siamo riusciti.




























