La Procura di Milano boccia il piano proposto a maggio da Foodinho, società italiana controllata da Glovo, per superare il controllo giudiziario disposto nell’ambito dell’inchiesta sul lavoro dei ciclofattorini avviato lo scorso 9 febbraio: soglia minima di 14 euro lordi l’ora (anziché 10) e almeno 3 euro lordi per ogni consegna effettuata (anziché 2,50). Secondo le stime, le misure avrebbero prodotto un incremento medio di circa 200 euro mensili per i 40mila rider attivi sulla piattaforma.
Nel parere del 18 agosto, anticipato dal Corriere della sera, il pm Paolo Storari ritiene però che anche con le nuove misure Foodinho continui a operare in una «situazione di illegalità» sul fronte delle retribuzioni. Il problema, secondo la Procura, è che il nuovo sistema non remunera ancora circa il 30% dell’attività svolta dai rider. I consulenti tecnici nominati dal pm hanno infatti analizzato le misure proposte e attuate dalla società durante circa un mese di sperimentazione, rilevando che il nuovo compenso si basa sul cosiddetto «tempo effettivo calmierato».
Si tratta del tempo effettivamente impiegato per la singola consegna, ma entro limiti massimi determinati dall’algoritmo. Il sistema, secondo Storari, non considera invece l’intero periodo in cui il rider mette a disposizione le proprie energie lavorative. Per questo, anche dopo l’introduzione della soglia minima di 14 euro lordi all’ora, una parte dell’attività rimarrebbe non retribuita.
A questo si aggiunge il problema della trasparenza dell’algoritmo utilizzato per determinare i compensi. Secondo il pm, il meccanismo con cui vengono stabiliti i tempi riconosciuti per le consegne viene giudicato «completamente opaco», e quindi non sufficientemente comprensibile e verificabile dai lavoratori. Sulla base dei dati comunicati da Glovo all’Antitrust per giugno 2026, gli amministratori giudiziari avrebbero calcolato che, su circa 1,197 milioni di ore di tempo effettivo dei rider, l’algoritmo ne avrebbe riconosciute e pagate 343mila in meno, pari al 28%. Per oltre la metà dei rider, quindi, non sarebbe stata raggiunta la soglia dei 14 euro lordi l’ora. L’Antitrust aveva inoltre chiesto alla società i dati relativi alle ore di login alla piattaforma, ma Glovo avrebbe risposto che il dato non era disponibile.
Il secondo punto contestato da Storari riguarda la natura del rapporto di lavoro. Il pm richiama le disposizioni del decreto del governo Meloni che prevedono una presunzione di subordinazione quando sul lavoratore vengono esercitati concreti poteri di direzione e controllo, salvo prova contraria. Nel caso dei rider, secondo Storari, il fatto che possano rifiutare una consegna non significa che possano effettivamente negoziare il prezzo della prestazione, che viene invece determinato dal sistema.
Da qui la richiesta al gip di imporre a Glovo di rispettare «la tipologia contrattuale effettiva», qualificando dunque come subordinati i rider per i quali ricorrono le condizioni previste dalla norma. Nel parere, Storari richiama in particolare i ciclofattorini più assidui, come i circa 4mila che effettuano 4mila consegne all’anno o i 1.200 che ne effettuano 6mila.
Il pm chiede inoltre al gip di ordinare alla società di intervenire sulla situazione retributiva e sulla trasparenza del sistema algoritmico, oltre che di porre fine a un’evasione contributiva ai danni dello Stato che viene stimata in 38 milioni di euro in tre anni.
Foodinho, assistita dagli avvocati Francesco D’Alessandro e Pasquale Annicchiarico, contesta la ricostruzione e si dice sorpresa dal parere della Procura, sostenendo di avere concordato l’aumento dei compensi, con un costo aggiuntivo di circa 12 milioni di euro l’anno. Glovo ribadisce inoltre che i rider operano come lavoratori autonomi e sostiene che le nuove retribuzioni siano comunque superiori a quelle previste, ad esempio, dal contratto della logistica, in attesa della conclusione di un contratto collettivo specifico con i sindacati.
La società, infine, in attesa della decisione del gip, ha fatto sapere di preferire l’ipotesi di lasciare l’Italia piuttosto che procedere all’assunzione dei rider più assidui come lavoratori subordinati, ritenendo questa soluzione economicamente insostenibile.
Nessuna sorpresa, da quanto emerso, per la NIdiL Cgil, che rivendica la denuncia lanciata lo scorso giugno, con una lettera formale alla Procura di Milano. Dall’analisi tecnica condotta dal sindacato sul nuovo sistema di calcolo dei compensi introdotto da Glovo, si legge in una nota del sindacato, «era subito emerso che i 3 euro minimi a consegna e i 14 euro lordi orari, presentati come una svolta, erano costruiti su un meccanismo, il “tempo effettivo calmierato”, capace di neutralizzarne l’effetto reale. Avevamo dimostrato che un minimo per consegna sganciato dalla distanza, unito a “Cap” statistici che tagliano il tempo riconosciuto ai fini del calcolo, trasforma il minimo garantito in un tetto mascherato da pavimento. Lo confermavano i conguagli una tantum ricevuti da tanti rider per quasi quattro mesi di attività, dal 9 febbraio al 31 maggio 2026: pochi centesimi a testa, a fronte di annunci che promettevano aumenti medi di 200 euro mensili».
NIdiL Cgil, inoltre, sottolinea come da tempo sostenga la natura subordinata dell’attività dei rider quando questa viene svolta in modo continuativo e rappresenta una vera e propria occupazione principale. Pertanto, prosegue la nota, devono essere inquadrati come lavoratori subordinati, con un’organizzazione del lavoro coerente, turni e tutele già previste dal Ccnl Logistica. È questa la ragione per cui, nelle scorse settimane, il sindacato ha lasciato il tavolo di negoziazione convocato da Confcommercio, al quale siedono tutte le principali piattaforme di food delivery, compresa Deliveroo, anch’essa sottoposta a controllo giudiziario. «Un tavolo che non ha mostrato alcuna reale apertura e al quale non intendiamo prestarci per legittimare accordi al ribasso».
Per Roberta Turi, segretaria nazionale NIdiL Cgil, «le piattaforme sanno perfettamente cosa devono fare: assumere le lavoratrici e i lavoratori che svolgono l’attività di rider come vero lavoro, pagarli dignitosamente e smetterla di usare l’algoritmo come strumento per eludere i diritti. I trucchi contabili non sono un aumento, sono un’ulteriore forma di sfruttamento. Alla mancata retribuzione di parte del tempo di lavoro si somma un’evasione contributiva stimata in decine di milioni di euro: un danno per lo Stato che si aggiunge al danno per chi lavora, privato di ferie, malattia retribuita e reale tutela della salute e sicurezza. Le ondate di caldo estremo di queste settimane, che espongono rider e ciclofattorini a rischi sanitari e stradali rilevanti, rendono questa condizione ancora più insostenibile. Non ci sono più alibi né tempo da perdere».
e.m.





























