Vicepresidente Prampolini si sta entrando nel vivo della discussione della prossima finanziaria. In materia di fisco quanto costano le proposte che Confcommercio sta presentando all’esecutivo?
Si tratta di un pacchetto di misure che richiede 4 miliardi. Una cifra irrisoria se si pensa a tutti i soldi sprecati con il superbonus, che possono rilanciare i consumi e aiutare famiglie e imprese. Misure per la quali ci attendiamo un riscontro favorevole da parte del governo.
Nel dettaglio quali sono?
La prima è l’estensione dello scaglione dell’Irpef al 33%, che al momento copre i redditi fino a 50mila euro, ai 60mila euro annui. È una misura che costa all’anno 3 miliardi e che può toccare un bacino di 3,3 milioni di contribuenti.
In tema di lavoro che richieste avanzate?
Arrivare a una proroga del pacchetto lavoro per tutto il 2027 con le misure per incentivare la produttività e il mantenimento della detassazione degli aumenti derivanti dai rinnovi contrattuali con un’imposta secca al 5%. Sarebbe un beneficio che toccherebbe 3,8 milioni di lavoratori per un costo annuo di 78,6 milioni di euro. Chiediamo poi di allungare la detassazione sui premi di produttività fino a 5mila euro. Cosa che per le casse dello stato avrebbe un aggravio di appena 30 milioni di euro. C’è, inoltre, tutto il tema del lavoro notturno e festivo al quale si deve prorogare l’imposta sostitutiva al 15% e qui stiamo parlando di una spesa di 93 milioni di euro. Il nostro auspicio sarebbe quello di renderle tutte strutturali.
Avete proposto anche un intervento sulle tredicesime. Di che natura?
La nostra idea è quella di applicare un’aliquota secca al 15% per i redditi fino ai 15mila euro annui. Il costo di questa operazione si aggira sui 500 milioni di euro. È una cosa che da tempo chiediamo e che presentiamo a ogni nuova discussione sulla legge di bilancio. Anche qui si tratta di una misura che tocca la carne viva di lavoratori e famiglie perché mette nelle loro tasche una cifra che può variare tra i 200 e i 500 euro e per di più lo fa in un periodo dell’anno particolarmente importante, dove ci sono da fare regali e organizzare cene.
Vi siete anche spesi sugli affitti che toccano i locali adibiti a uso commerciale.
Per noi è rilevante reintrodurre la cedolare secca sulla locazione degli immobili a uso commerciale. Si tratta di un intervento che deve essere ovviamente selettivo, guardando alla dimensione dell’immobile e che prediliga, ad esempio, i negozi di vicinato. Una riduzione che, tuttavia, deve generare un beneficio doppio, non solo per chi affitta ma anche per l’affittuario. Grazie alla cedolare secca il proprietario dovrebbe concordare contrattualmente una riduzione del canone in favore del conduttore.
Una misura che si inserisce anche all’interno della vostra campagna per la salvaguardia dei negozi di prossimità?
Confcommercio da tempo ha lanciato il progetto Cities per sostenere la rigenerazione urbana e il rilancio delle attività commerciali di prossimità. Sappiamo benissimo che non è facile per un piccolo negozio rimanere aperto, ma sappiamo anche che queste realtà sono centrali per mantenere in buona salute il tessuto sociale, soprattutto nei piccoli centri e nelle aree più soggette allo spopolamento. Gli interventi da fare sono molti, tra questi sicuramente quello della reintroduzione della cedolare secca merita attenzione.
C’è una vostra richiesta che ritiene che non possa trovare la benevolenza del governo?
L’Irap è una tassa che impatta molto sul mondo che rappresentiamo, perché deve essere pagata anche quando non ci sono gli utili. È un tema sul quale sarebbe cruciale intervenire. Siamo altrettanto consapevoli che una sua riduzione sarebbe una cosa complessa da portare a casa perché con l’Irap si va a sostenere direttamente la sanità regionale e quindi servirebbero delle misure compensative.
Il caro energia e carburanti pesa enormemente per imprese e famiglie. Come ci dovremmo muovere?
Dobbiamo puntare il più rapidamente possibile a una sovranità energetica. È una cosa che certamente non si realizza dall’oggi al domani ma non c’è altra strada. Altrimenti saremmo sempre soggetti a fenomeni e shock esterni che non possiamo controllare. Da tempo si discute del nucleare e credo che si sia troppo discusso e poco agito. Certamente non si può andare avanti all’infinito con un taglio indiscriminato delle accise. È già pesato molto alle casse pubbliche e il nostro governo ha investito diverse risorse su questo. Si devono individuare delle precise categorie produttive sulle quali dirottare il taglio, mentre una riduzione ragionata sulle famiglie la vedo più complessa. Non si va a fare il pieno con l’Isee e anche l’idea di una sorta di social card può essere oggetto di molte criticità.
Vi siete incontrati con il viceministro delle Finanze Maurizio Leo. Come sta procedendo il confronto con il governo?
L’interlocuzione con il viceministro è stata molto positiva come già avvenuto in altre circostanze. Siamo molto fiduciosi che le nostre istanze, a parte la questione Irap, siano accolte, non solo per il costo non esoso per il Tesoro ma anche perché ricalcano molto da vicino gli interventi che la maggioranza più volte ha professato, ossia sostegno al ceto medio, rilancio dei consumi e aiuti alle imprese.
Tommaso Nutarelli
























