“Siamo certamente in un’emergenza, una delle più profonde che abbiamo vissuto negli ultimi quarant’anni”. Lo ha sottolineato l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, in un videomessaggio trasmesso al Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione di Coldiretti, in corso a Roma. “La nostra Tachipirina sono i price cap, la riduzione delle accise, i sussidi. Sono misure necessarie per curare gli effetti della malattia, ma non ne curano le cause”, sottolinea Descalzi. Per affrontare le fragilità del sistema servono “più capacità di raffinazione, regole che incentivino gli investimenti e politiche industriali”.
L’Europa, osserva l’ad di Eni, presenta “una doppia debolezza”: la mancanza di risorse naturali e la carenza di prodotti raffinati. Nel continente, ricorda, “sono state chiuse più di trenta raffinerie, di cui sei in Italia. Una scelta che riconduce alle condizioni normative, alle tasse sulle emissioni e a una visione troppo ottimistica della globalizzazion”, fondata sull’idea di poter acquistare altrove ciò che non si produce in casa”.
Descalzi richiama quindi le contraddizioni di Bruxelles: “da un lato la richiesta di rafforzare il sistema di raffinazione, dall’altro la mancata revisione dell’Ets e il mancato riconoscimento dei biocarburanti nella tassonomia europea. Allora perché si dovrebbe investire? E quali sono le alternative? I sussidi, i price cap: per quanto si può andare avanti?”, domanda.
Per l’ad di Eni, la trasformazione energetica deve essere “additiva e complementare, non sostitutiva”, anche perché la domanda mondiale di energia continua a crescere, sostenuta anche da data center e intelligenza artificiale. Da qui gli investimenti del gruppo nei biocarburanti, nella cattura della CO2, nella fusione nucleare e nel quantum computing. Ma la tecnologia, conclude, deve essere accompagnata da “una politica capace di muoversi velocemente, in modo oggettivo e non ideologico”.

























