Prosegue l’attenzione da parte della Uil nei confronti del mondo dello sport. Con il convegno “Giustizia sportiva al bivio, analisi e criticità”, che si è tenuto a Roma presso la sede di via Lucullo, il sindacato guidato da PierPoalo Bombardieri ha voluto accendere un faro proprio sul tema della giustizia sportiva.
Nel corso della tavola rotonda, alla quale hanno partecipato campioni dello sport, giuristi e istituzioni, è emerso come un tratto della giustizia sportiva, che troppo spesso viene fuori, sia la mancanza di trasparenza, opacità e regole non sempre rispettate e applicate, piegate, invece, alla convenienza politica. Una giustizia forte con i deboli e deboli con i forti e che sembra muoversi non in base alla veridicità dei fatti ma del conto in banca: più sono large sono le spalle, dal punto di vista economico, di chi è chiamato a difendersi più avrà la possibilità che le sue ragioni vengano accolte.
Se, come hanno ribadito coloro che sono intervenuti nel corso del dibattito, l’autonomia dello sport dalla politica è un valore da difendere, questo non vuol dire che tale autonomia debba dare alla giustizia sportiva una libertà assoluta, che non tenga conto dei principi del giusto processo o che non salvaguardi i diritti e la dignità dei tesserati delle varie federazioni che sono, prima di tutto, cittadini e lavoratori. Per questo i presenti hanno ribadito come una riforma della giustizia sportiva non sia più rinviabile.
La Corte di giustizia dell’Unione europea, lo scorso 16 luglio in merito alla questione plusvalenze che hanno interessato la Juventus e le sanzioni che hanno colpiti gli ex dirigenti del club, si è espressa con una pronuncia ponendo la necessità di superare l’autodichia dell’ordinamento sportivo. La Corte, con sede a Lussemburgo, ha affermato che la giustizia amministrativa, una volta esauriti i gradi della giustizia sportiva, potrà entrare nel merito, riesaminare e anche annullare le sentenze.
Prima di questa pronuncia, i tesserati sanzionati non potevano chiedere l’annullamento della sanzione stessa a un giudice statale, a causa del principio della riserva di giurisdizione. L’unica possibilità era quella di adire la giustizia amministrativa solo per ottenere un risarcimento economico nel caso di una sanzione non proporzionata o illegittima. I tesserati potranno così rivolgersi al Tar dove un giudice terzo e indipendente potrà annullare la sentenza sportiva se lesiva dei diritti fondamentali.
Durante la giornata Moreno Argentin, oro mondiale nel ciclismo, e Angelo Musone, bronzo olimpico nel pugilato, hanno raccontato le loro traversie con la giustizia sportiva nella quale, hanno detto, il rispetto delle regole, i principi di lealtà, trasparenza, onore e rispetto, che sono i valori che lo sport dovrebbe trasmettere e insegnare soprattutto ai più giovani siano totalmente disattesi. Per Antonino Troia, Generale di Brigata dei Carabinieri in riserva, quello che manca alla giustizia sportiva è il rispetto dei principi del giusto processo, della gerarchia delle fonti normative e la congruità tra le fonti, per cui i codici di giustizia delle varie federazioni differiscono da quello del Coni.
“Abbiamo scelto di essere il sindacato delle persone per agire a 360 gradi: per dare voce e difendere anche quelle lavoratrici e quei lavoratori del settore sportivo, troppo spesso dimenticati, senza diritti e che hanno bisogno del nostro sostegno” è quanto ha dichiarato il segretario organizzativo della Uil e responsabile dell’ufficio sport.
“Abbiamo deciso di affrontare anche il tema della giustizia sportiva, perché riteniamo che si tratti di una questione che deve essere esaminata con più completezza per garantire alle lavoratrici e ai lavoratori del settore il dovuto riconoscimento dei propri diritti e, contestualmente, la loro tutela. Sono ancora troppi, infatti – ha aggiunto Ronzoni – coloro che lavorano senza contratti, in un limbo fatto di lavoro nero, collaborazioni o prestazione d’opera senza assicurazione, senza previdenza e senza alcuna forma di garanzia. Pensiamo, ad esempio, ad alcune figure come gli arbitri e le arbitre o ai dirigenti delle società sportive, che sono veri e propri professionisti, ma non sono considerati come tali. Ciò è inaccettabile e perciò abbiamo già avanzato la richiesta del giusto riconoscimento dei loro ruoli. Così come – ha ribadito il sindacalista della Uil – siamo ancora in attesa di un incontro con la Federcalcio per affrontare la controversa vicenda del trattamento di fine attività dei calciatori. Su tutti questi aspetti – ha affermato Ronzoni – chiediamo a chi governa il mondo dello sport di trovare risposte immediate, perché si tratta di lavoratrici e lavoratori, esattamente come gli altri”.
“Vediamo che nella giustizia sportiva aumentano le diseguaglianze. Vogliamo che la giustizia sportiva non sia un privilegio per chi ha i soldi. Per questo stiamo fornendo anche il nostro supporto per l’assistenza legale. Non dobbiamo dimenticarci che dietro alle grandi vittorie, dietro alle grandi competizioni c’è il lavoro di migliaia di persone che non sempre vedono riconosciti i propri diritti” ha sostenuto il segretario generale della Uil PierPaolo Bombardieri.
“Riscontriamo molta precarietà, discontinuità di reddito, assenza di tutele previdenziali, la mancanza di veder riconosciuto un trattamento di fine rapporto. Acconto a tutto questo ci sono le discriminazioni di genere, dagli ostacoli alla maternità fino alle molestie. Vogliamo portare – ha proseguito Bombardieri – nel mondo dello sport tematiche e parole del sindacato: la contrattazione, la rappresentanza e la rivendicazione dei diritti quando questi vengono calpestati. Ovviamente non vogliamo annullare l’autonomia dello sport o stravolgere la giustizia sportiva ma è chiaro in qualche modo si deve intervenire. C’è l’autonomia contrattuale, ma questo non vuol dire calpestare i diritti fondamentali che la Costituzione riconosce a persone e lavoratori e lo stesso deve valere nello sport” ha concluso.



























