Sono quasi mezzo milione i negozi sfitti in Italia. La perdita per il sistema Paese, prendendo in considerazione i 467mila locali sfitti, è pari a 4,4 miliardi all’anno, lo 0,2% del Pil. È quanto emerge da un’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio.
Si tratta di una “desertificazione commerciale che avanza inarrestabile impoverendo le nostre città”, commenta il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, con piccoli comuni e borghi senza servizi essenziali, come alimentari, edicole e farmacie. Una “drammatica fotografia” o, peggio, una “patologia”, secondo il direttore dell’Ufficio Studi Mariano Bella, che dovrebbe “anche suggerire alle istituzioni come meglio orientare le politiche”. Per questo si richiede al governo “di destinare adeguate risorse ai Comuni per realizzare piani di sostegno alle economie di prossimità con l’obiettivo di riaprire i locali vuoti, favorire nuove attività e ridare vita alle comunità”, chiosa Sangalli.
Nel dettaglio, nel 2026 solo il 36,6% dei negozi del commercio al dettaglio in Italia è di proprietà. In altri termini, poco più di un esercizio su tre è proprietario dell’immobile nel quale svolge la propria attività, mentre il restante 63,4% opera in locali in affitto. Il dato evidenzia la limitata diffusione della proprietà immobiliare nel commercio al dettaglio e la conseguente esposizione della maggioranza degli esercizi ai costi di locazione e alle condizioni del mercato immobiliare.
Il ricorso agli affitti risulta ancora più diffuso nelle principali realtà urbane, accentuando l’esposizione delle attività commerciali ai costi di locazione: nelle otto grandi città considerate – Roma, Milano, Torino, Napoli, Genova, Palermo, Bologna e Firenze – la quota stimata di esercizi in affitto raggiunge, infatti, il 69,8%, dunque, meno di un negozio su tre in queste città (30,2%) è di proprietà, con una differenza di 6,4 punti percentuali rispetto al dato nazionale.
A livello regionale emergono differenze significative. La quota stimata di negozi di proprietà varia dal 31,5% del Lazio al 46,5% della Basilicata, con uno scarto di 15 punti percentuali. Le percentuali più basse, dopo il Lazio, si registrano in Campania (33,2%), Liguria e Toscana (33,6%), mentre le quote più elevate, oltre alla Basilicata, si osservano in Calabria (44,9%) e Molise (43,4%). In nessuna delle regioni considerate, dunque, i negozi di proprietà raggiungono la metà del totale.

























