Capita, a volte, che la cronaca porti con sé delle coincidenze temporali non solo singolari, ma anche crudeli. E’ quanto è accaduto ieri a Roma. Dove, in mattinata, si è aperto all’Istituto dell’Enciclopedia italiana, a due passi da via delle Botteghe Oscure, un convegno di studi storici intitolato “Egemonia e modernità”; una delle tante iniziative che si susseguono, in questi giorni, in occasione dell’ottantesimo anniversario della morte di Gramsci.
Ebbene, mentre il convegno era in corso, dalla parte opposta del centro storico, nella nuova sede di via Barberini, ha preso avvio un’assemblea dei giornalisti de “l’Unità”, il quotidiano che fu fondato proprio da Gramsci nel 1924; giornalisti che sono in sciopero dalla giornata di martedì 16 maggio.
A dire la verità, non è la prima volta, sia nella storia recente di un giornale che è sempre stato particolarmente attento alle vicende del lavoro, sia per ciò che riguarda la cronaca dell’anno in corso, che ai redattori del quotidiano tocca di fare in prima persona l’esperienza di mettere in atto uno sciopero. Ma questa volta si ha la sensazione di trovarsi di fronte a un conflitto sindacale di particolare gravità. La decisione di astenersi dal lavoro, annunciata lunedì 15 dal Comitato di redazione, non costituisce infatti solo un inasprimento dello sciopero delle firme già attuato da qualche giorno dai giornalisti de “l’Unità”, ma un vero e proprio salto di qualità nel conflitto che li oppone all’attuale proprietà del quotidiano. Salto di qualità che corrisponde, peraltro, alla gravità delle misure assunte o minacciate dalla stessa proprietà.
Va quindi detto, in primo luogo, che quello avviato martedì scorso è uno sciopero a oltranza. In secondo luogo, va rimarcato che lo stesso lunedì 15, “con il supporto della Federazione nazionale della stampa italiana e dell’Associazione Stampa Romana”, è stata annunciata anche un’azione legale “per comportamento antisindacale” nei confronti dell’editore. E si tenga presente che la proprietà della Unità srl è attualmente costituita all’80% dalla Piesse (gruppo Pessina) e al 20% – sia pure attraverso la Fondazione Eyu – dal Partito Democratico.
L’astensione dal lavoro, insomma, è solo un aspetto di un’azione più ampia concepita come risposta alle iniziative assunte in precedenza dall’amministrazione del giornale. L’azione sindacale è quindi volta a ottenere, innanzitutto, che vengano ristabilite “corrette relazioni industriali e sindacali”, a partire dal ritiro di quello che un articolo pubblicato su “l’Unità” di martedì 16 definisce come “un ricatto inaccettabile”. Inoltre, un comunicato del Comitato di redazione ricorda che i giornalisti hanno “atteso inutilmente per due anni la presentazione di un piano industriale che avesse al suo centro il rilancio del giornale”.
Come si vede, la problematica che sta alla base dell’attuale sciopero è complessa e rinvia a una questione da tempo irrisolta: quale debba o possa essere, nell’epoca della crisi della carta stampata, la funzione del quotidiano che ogni giorno ha ricordato orgogliosamente ai propri lettori di essere stato “fondato da Antonio Gramsci”. Ma l’episodio che ha dato adesso fuoco alle polveri ha una natura più contingente. Si tratta, infatti, del mancato pagamento degli stipendi di aprile. Mancato pagamento cui si è aggiunta la non troppo velata minaccia di procedere a un licenziamento collettivo nei confronti di una ventina di giornalisti, ovvero di più di due terzi degli attuali redattori.
Il Comitato di redazione, avviato lo sciopero, ha intrapreso un’azione di sensibilizzazione delle Istituzioni e dell’opinione pubblica. Mercoledì 17, il Presidente del Senato, Pietro Grasso, ha ricevuto a Palazzo Madama i rappresentanti del Comitato di redazione de “l’Unità”; i quali hanno illustrato allo stesso Grasso la situazione delle relazioni tra sindacato e azienda, sottolineando che “l’Amministratore delegato ha sospeso il pagamento degli stipendi fin quando il sindacato non convincerà ex colleghi, che hanno vinto una causa di lavoro, a rinunciare ai propri diritti riconosciuti da una sentenza”. Giovedì 18 il Comitato di redazione è poi stato ricevuto a Montecitorio dalla Presidente della Camera, Laura Boldrini, che ha espresso piena solidarietà ai giornalisti e a tutti i dipendenti de “l’Unità”. Solidarietà che è giunta alla redazione anche da lettori e lavoratori di altre categorie, a partire dai metalmeccanici sardi della Alcoa di Portovesme.
Prossima mossa, una conferenza stampa che si terrà martedì 23 maggio presso la sala stampa della Camera dei Deputati e cui parteciperanno anche il Presidente della Commissione Lavoro, Cesare Damiano, e un rappresentante della Federazione nazionale della stampa italiana.






















