Via libera definitivo dal consiglio dei ministri alla riforma del pubblico impiego, assieme al decreto che rivede il sistema dei premi di produttivita per i dipendenti dello stato e il codice disciplinare, che tra l’altro allarga da sei a dieci i casi in cui scatta il licenziamento. Inoltre, si distinguerà fra le «bocciature» ai fini economici, basate su parametri affidati alla contrattazione, e quelle ai fini disciplinari, che saranno determinate dai sistemi di valutazione. Subito in vigore anche il licenziamento per i dirigenti che con dolo o colpa grave evitano di attivare e concludere i procedimenti disciplinari. Alle procedure che si avvieranno dopo l’entrata in vigore della riforma si applicherà l’articolo 18 ritoccato dal decreto, che limita a 24 mensilità l’indennizzo se il giudice decide il reintegro.
Dal 1° settembre, invece, tornerà all’Inps il compito di guidare le visite fiscali, con una nuova convenzione e un decreto che dovrebbe allineare gli orari di reperibilità nel pubblico e nel privato, mentre dal 1° gennaio tramonteranno le
co.co.co continuative anche nella Pa e partirà il piano per la stabilizzazione dei precari : il testo definitivo darà la chance del posto fisso a chi abbia lavorato almeno tre anni negli ultimi otto in qualsiasi ente, e non solo in quello che bandisce il concorso come previsto nel decreto approvato in prima lettura, e permetterà di raggiungere il requisito entro fine anno.
Quello di oggi è il via libera definitivo a uno dei passaggi chiave della riforma Madia, da cui dipende il rinnovo dei contratti dopo ormai ben otto anni di blocco. Lo stesso ministro, nella conferemza stampa che ha seguito il consiglio dei ministri, ha annunciato che inviera’ all’Aran l’atto di indirizzo sulla cui base si potranno avviare i confronti con i sindacati di categoria per i rinnovi contrattuali. Tra le novita’ un maggiore spazio alla contrattazione decentrata.