Sono quasi 500 le imprese di biotecnologie attive in Italia, un comparto ad elevata intensità di innovazione, protagonista di un grande sviluppo e capace di fungere da acceleratore di occupazione nell’indotto. Questo, in sintesi, il risultato del rapporto 2016 “Le imprese di biotecnologie in Italia – Facts&Figures” realizzato da Assobiotec, Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie, che fa parte di Federchimica, in collaborazione con Enea e presentato oggi a Milano, presso la sede Ice.
In particolare, il biotech italiano è costituito per la maggioranza dei casi da imprese micro o di piccola dimensione, che rappresentano l’elemento trainante dell’intero settore. Il fatturato supera i 9,4 miliardi di euro e le previsioni indicano un +12,8% al 2017 e un +18,1% al 2019, a conferma – si legge nel rapporto – del rilevante contributo che l’introduzione di nuove tecnologie e prodotti porterà allo sviluppo dell’industria biotech nei prossimi anni.
Gli addetti superano le 9.200 unità, gli investimenti in ricerca e sviluppo (R&S) gli 1,8miliardi con un’incidenza del 25% sul fatturato delle imprese dedicate alla R&S biotech a capitale italiano e punte che possono raggiungere anche il 40% del giro d’affari.
Nel corso del 2014, oltre la metà (56%) delle imprese si è autofinanziata, più di un quarto (26%) ha avuto accesso a contributi in conto capitale, pubblici o privati (grants), il 16% ha fatto ricorso al capitale di debito, mentre soltanto il 4% ha potuto accedere a finanziamenti di Venture Capital.
Il rapporto evidenzia che il biotech nazionale è un settore ad alta intensità di ricerca: rispetto all’industria manifatturiera, infatti, la quota di addetti in R&S è 5 volte maggiore (13 volte se consideriamo le imprese dedicate alla R&S biotech a capitale italiano). Inoltre, guardando la quota della spesa in R&S sul fatturato si registra come questa sia di 2,3 volte maggiore nel biotech (14 volte se consideriamo le imprese dedicate alla R&S biotech a capitale italiano). La Lombardia è la prima regione in Italia per numero di imprese (141), investimenti in R&S (29,43% del totale) e fatturato biotech (51,11% del totale).
Il presidente di Assobiotec, Riccardo Palmisano, sottolinea che i dati presentati nel rapporto “mostrano come l’industria biotecnologica in Italia rappresenti un comparto di indiscussa eccellenza, sia scientifica che tecnologica. Un settore caratterizzato da un forte fermento e dinamismo, testimoniato dalla presenza di quasi 500 aziende. Ma gli stessi dati – conclude Palmisano – confermano anche i punti di debolezza del settore: infatti, quasi il 90% delle imprese dedicate alla R&S biotech sono e restano realtà piccole o micro, una caratteristica che ostacola lo sviluppo delle grandi potenzialità della biotecnologia in Italia.”




























