L’affluenza al referendum no triv, che chiedeva l’abrogazione di un provvedimento inserito nelle legge di stabilità, è arrivata al 32%. A votare, ci sono andati soprattuto gli italiani delle regioni del sud, direttamente coinvolti dalle trivellazioni in mare. Il referendum infatti, prevedeva che le concessioni alle multinaizonali del petrolio fossero limitate invece che ” per la durata di vita utile del giacimento”. Quindi, la legge rimane com’era perchè il quorum non è stato raggiunto. Immediate sono state le reazioni della politica.
“Il governo non si annovera tra i vincitori – ha dichiarato il presedente del consiglio, Matteo Renzi -. I vincitori sono gli ingegneri e gli operai, lavoratori delle piattaforme”, ma “massimo rispetto per tutti gli italiani andati al voto, comunque essi abbiano votato. Chi vota non perde mai”. Chi ha perso c’è e Renzi lo dice chiaramente: “Gli sconfitti ci sono, hanno nomi e cognomi. Sono quei consiglieri regionali e alcuni presidenti di Regione – attacca – che hanno voluto cavalcare questo referendum per esigenze personali. Per esigenze di conta interna da parte di qualcuno. È la dimostrazione che la demogogia non paga”.
Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, sostenitore del referendum, ha invece commentato “Io non faccio battaglie contro Renzi, anche perché Renzi è il presidente del Consiglio e ho il dovere di leale collaborazione come scritto nella Costituzione. Quindi il presidente può contare su di me. Ovviamente deve evitare di fare favori a lobby, soprattutto quelle pericolose per l’ambiente. La prossima battaglia – ha detto ancora – dobbiamo smontare tutte, più di 30, piattaforme inutilizzate, che erano il vero oggetto del referendum di ieri. Si è eliminato il termine massimo di estrazione perché si voleva consentire alle aziende petrolifere di tenere in mare senza limite queste piattaforme senza spendere il miliardo di euro che serve a smontarle. Noi pretenderemo che vengano smontate”.





























