I lavoratori agricoli dell’agro pontino, quasi tutti di nazionalità indiana e seguaci della tradizione Sikh, questa mattina 18 aprile manifestano insieme alla Flai-Cgil per chiedere più giuste condizioni di lavoro, un salario equo e il rispetto dei diritti e della dignità di chi lavora. In particolare, circa 2000 lavoratori agricoli sono scesi in piazza della Libertà a Latina per prendere parola. “Siamo ragazzi come gli altri, non ce la facciamo a sopportare ritmi e carichi di lavoro disumani. Siamo costretti ad accettare 3.50 l’ora altrimenti il padrone dice che non ci fa il contratto e quindi non abbiamo più il permesso di soggiorno”.
La Flai Cgil da anni e’ impegnata sul territorio per combattere lo sfruttamento che contamina il settore agricolo. Dal palco, il segretario nazionale Flai-Cgil, Giovanni Mininni parla della legge di contrasto al caporalato che è ferma in commissione della regione Lazio dal 2014 e sottolinea l’urgenza che “il ddl contro il caporalato sia approvato in tempi brevi e contenga tutte le misure per contrastare in modo efficace lo sfruttamento nei campi”.
“Da oggi – aggiunge il segretario generale del Lazio, Pino Cappucci – parte un nuovo percorso insieme a tutta la comunità indiana, insieme a tutti quelli che credono in condizioni giuste di lavoro, contro ogni forma di sfruttamento, di ricatto e di lavoro paraschiavistico.”
In un esposto indirizzato all’ispettorato del lavoro, all’Inps e all’agenzia delle entrate della provincia pontina, il segretario nazionale Uila, Giorgio Carra (che è anche segretario Uila di Latina) sottolinea la formazione di un “cartello di aziende organizzate nel non rispettare i contratti, nello sfruttare e nello svilire in modo indegno il lavoro delle persone, sia stranieri che italiani”. Sebbene questa zona agricola sia grande e molto remunerativa dando lavoro a circa 20.000 operai (regolarmente registrati), di cui 1/3 italiani, 1/3 rumeni e 1/3 indiani, i datori di lavoro godono degli sgravi contributivi riconosciuti alle aree svantaggiate e il contratto provinciale prevede una retribuzione giornaliera lorda di 55 euro per 6,5 ore di lavoro.
“Nella realtà – continua il segretario Carra – gran parte delle aziende agricole paga i lavoratori, sia italiani che stranieri, 30 euro al giorno per almeno 10 ore di lavoro, senza regolarizzare le giornate e non garantendo le coperture assistenziali e retributive previste dal contratto”. A ciò si aggiunge la mancata corresponsione del “bonus Renzi” di 80 euro/mese, che risulta formalmente erogato ma che viene indebitamente trattenuto dal datore di lavoro.
“Per questo – conclude il segretario Uila Carra – invitiamo gli organi preposti ad assumere iniziative urgenti di controllo, repressione e dissuasione sulle aziende irregolari al fine di ristabilire la legalità e il rispetto della dignità delle persone e, allo stesso tempo, tutelare le aziende corrette che applicano i contratti e che sono vittime di questa autentica concorrenza sleale.”


























