Primo giro di boa per la riforma dell’editoria. L’Aula della Camera ha approvato in prima lettura un progetto di legge che punta ad un intervento organico sul settore editoriale. I sì sono stati 292, i no 113 e le astensioni 29. Il provvedimento passa all’esame del Senato.
Tante le novità introdotte, molte sono state approvate in commissione Cultura e alcune dall’Assemblea. Diverse misure vengono rinviate ai numerosi decreti delegati che dovrà varare il governo dopo l’approvazione della legge.
Si va dal riordino del finanziamento pubblico con l’istituzione di un “Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione” le cui risorse arriveranno tra l’altro anche dall’extragettito del canone Rai e da un contributo di solidarietà dello 0,1% dei redditi prodotti dalla raccolta e dalla vendita pubblicitaria. Il governo dovrà rivedere i criteri per accedere ai contributi e i requisiti per ottenerli. Saranno esclusi dal sostegno gli organi di informazione di partiti, movimenti politici e sindacali, periodici specialistici a carattere tecnico, aziendale, professionale o scientifico. Nulla anche per “le imprese editrici di quotidiani e periodici facenti capo a gruppi editoriali quotati o partecipati da società quotate in Borsa”.
Novità infine per la rete distributiva delle edicole e la vendita dei prodotti editoriali. Verranno infine riviste le norme sui prepensionamenti dei giornalisti e la composizione e le competenze dell’Ordine.
“E’ davvero il momento di riflettere su chi fa questo lavoro e di dare voce ai diritti calpestati da patti tanto scellerati quanto inconfessabili”. Questa la rezione del presidente dell’ Ordine dei Giornalisti Enzo Iacopino.
“Dal marzo 2013 – ha ricordato Iacopino – un provvedimento per cambiare la barbarie della legge sulla diffamazione rimbalza tra Camera e Senato, senza essere approvato. I colleghi continuano, intanto, ad essere condannati al carcere: ultimo in ordine di tempo un battagliero pubblicista di oltre 80 anni. In cinque mesi viene, invece, votata una ipotesi di riforma dell’Ordine che non recepisce quanto proposto dal Consiglio dell’Odg, ma con cinque righe ispirate da chi è marginale nella categoria, cancella la memoria di Guido Gonella”.
“La libertà di stampa – ha ironizzato – è, da ora, sicuramente più garantita. Siamo tutti più sereni. Non si sentirà parlare, si illudono, di schiavitù nel mondo dell’informazione. Gli editori possono brindare assieme ai loro complici di mille misfatti: il contratto da fame, la vergogna della delibera sull’equo compenso, la devastazione di alcuni diritti di chi ha lavorato per una vita e quella di quanti, senza tutele, dovranno accontentarsi delle mancette in cambio di un lavoro sempre più faticoso. Gli stessi editori che potranno continuare ad incassare danari pubblici, senza neanche dimostrare di avere retribuito i giornalisti. E potranno continuare a nascondere i molti interessi che hanno in altre attività così che i cittadini non sapranno mai perché certe notizie spariscono o vengono esaltate”.

























