I contratti in attesa di rinnovo, a giugno, sono 37 (di cui 15 appartenenti alla pubblica amministrazione) relativi a circa 5,2 milioni di dipendenti (di cui circa 2,9 milioni nel pubblico impiego). La quota di dipendenti in attesa di rinnovo per l’insieme dell’economia è pari al 40,3%, invariato rispetto al mese precedente. A comunicarlo l’Istat.
I mesi di attesa per i lavoratori con il contratto scaduto sono in media 52,2, in deciso aumento rispetto allo stesso mese del 2014 (30,3). L’attesa media calcolata sul totale dei dipendenti è di 21,1 mesi, in crescita rispetto a un anno prima (18,6).
Con riferimento al solo settore privato la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo è pari al 22,9%, invariato rispetto al mese precedente e in netta diminuzione rispetto a giugno 2014 (50,1%); i mesi di attesa per i dipendenti con il contratto scaduto sono 34,7, mentre l’attesa media è di 7,9 mesi considerando l’insieme dei dipendenti del settore.
Alla fine di giugno 2015 sono in vigore 38 contratti che regolano il trattamento economico di circa 7,7 milioni di dipendenti che rappresentano il 55,3% del monte retributivo complessivo. Nel settore privato l’incidenza è pari al 75,7%, con quote differenziate per attività economica: nel settore agricolo è del 100%, mentre è del 97,2% nell’industria e del 55% nei servizi privati.
Inoltre, nel mese di giugno l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie è aumentato dello 0,1% rispetto al mese precedente e dell’1,1% nei confronti di giugno 2014. Complessivamente, nei primi sei mesi del 2015 la retribuzione oraria media è cresciuta dell’1,1% rispetto al corrispondente periodo del 2014.
Con riferimento ai principali macrosettori, prosegue l’Istat, a giugno le retribuzioni contrattuali orarie registrano un incremento tendenziale dell’1,5% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione.
I settori che a giugno presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: agricoltura (3,9%); energia e petroli, estrazione minerali, gomma, plastica e lavorazione minerali non metalliferi (3,0%); metalmeccanica (2,7%). Si registrano variazioni nulle nei settori del credito e assicurazioni, degli alimentari, bevande e tabacco e in tutti i comparti della pubblica amministrazione.

























