La pesante eredità lasciata da 7 anni di crisi “non si spazza via in pochi mesi”. Questo il monito del presidente di Confartigianato, Giorgio Merletti, in occasione dell’assemblea annuale durante la quale, rivolgendosi al governo, ha sottolineato come “non possiamo nemmeno cullarci nel ‘libro dei sogni’ oppure accontentarci di qualche tweet pieno di entusiasmo: la comunicazione è importante, ma non basta a chi, come noi imprenditori, ogni giorno e nella realtà, deve fare i conti con le tante cose che non cambiano nel Paese”. Secondo il presidente di Confartigianato “è proprio il contatto con la realtà che rischia di venir meno. Penso sia profondamente sbagliata e dannosa per il paese l’intenzione di fare a meno dei corpi intermedi della società. Come se si potesse gestire una relazione diretta potere-cittadini, che assomiglia di più alla dimensione plebiscitaria che ad una relazione democratica”. La democrazia, ha evidenziato Merletti “si nutre di livelli intermedi di ascolto e di interpretazione: nessun partito, nessun movimento, nessun leader può riuscire a cogliere la complessità di una società radicata e composita come la nostra senza accettare la sfida del confronto”.
Quanto alla ripresa, secondo Merletti, ‘’e’ vero che qualcosa si e’ mosso, e ci sono in cantiere molte riforme importanti, dal Jobs Acta alla riforma della Pa. Tuttavia –ha aggiunto- “Non scorgo ancora gli effetti della ripresa, mentre si si percepiscono tra gli imprenditori l’ansia e l’attesa di vedere concretamente realizzati quei cambiamenti di passo che il Governo, negli ultimi mesi, ha ripetutamente annunciato”. Il presidente di Confartigianato ha sottolineato che la priorità assoluta va data alla riduzione del peso delle tasse: “Tra il 2005 e il 2015 l’Italia, tra tutti i paesi europei, ha subito il maggiore aumento della pressione fiscale: il risultato è che oggi paghiamo 29 miliardi di tasse in più rispetto alla media Ue, pari ad un maggior costo di 476 euro pro capite”. Soltanto la tassazione immobiliare è passata dai circa 10 miliardi dell’Ici del 2011 ai quasi 25 miliardi del gettito Imu e Tasi del 2014, con un incremento del 153%.
In parallelo, l’associazione ha presentato i dati economici dell’anno passato, che dimostrano l’apprezzamento da parte dei consumatori di tutto il mondo per i prodotti del Made in Italy. Nel 2014 l’export dei settori con la maggiore presenza di piccole imprese ha toccato 101 miliardi di euro, con una crescita del 3,5% rispetto ai 98 miliardi del 2013. La performance delle piccole imprese è quasi doppia rispetto all’aumento del 2% registrato lo scorso anno dal totale delle esportazioni italiane. E tuttavia, sottolinea Merletti, “sulla difesa del made in Italy, l’Italia e l’Europa sono in grave ritardo”. Per questo Merletti ha chiesto anche un maggiore impegno del governo per supportare i processi di internazionalizzazione delle piccole imprese e dell’artigianato: “Parliamo – ha aggiunto – di 4 milioni 300mila aziende, il 99,4% del sistema imprenditoriale, che danno lavoro a 11 milioni di persone”.
Pronta la replica del Governo, rappresentato dal ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, che ha sostituito all’ultimo momento Maria Elena Boschi, data per presente fino a ieri sera, ma poi protagonista di un forfait dell’ultimo momento. “ Il governo e’ qui per ascoltarvi”, ha detto Martina aggiungendo che “il 2015 sarà l’anno della svolta, anche se il lavoro da fare e’ molto, perché bisogna essere coscienti del fatto che in 15 mesi non si possono fare quelle cose che non si sono fatte in 15 anni”. In questi mesi di governo, ha concluso il ministro, “abbiamo cercato di mettere in carreggiata le cose, questa è la strada da percorrere” e adesso “bisogna produrre uno sforzo collettivo, mettendo da parte le polemiche e recuperando la consapevolezza di ciò che siamo”.


























