“In attesa di verificare il testo nei dettagli, quello che si evince dalle dichiarazioni del presidente Renzi e del ministro Giannini è che l’impianto complessivo rimane sostanzialmente invariato: un’idea di autonomia scolastica interamente basata sulla centralità del dirigente scolastico e della sua gestione e su finanziamenti privati diretti, che creeranno un nuovo abisso di diseguaglianza tra scuole e tra territori e metteranno a rischio l’autonomia didattica. Invece non si fa menzione del diritto allo studio, in un Paese dove il 47% degli italiani non arriva a fine mese (Eurispes) e la dispersione scolastica si attesta ancora al 17%. Però si conferma l’impiego di risorse dello Stato per sgravi fiscali alle rette delle scuole paritarie, che anche se limitato fino alle scuole medie è un grande regalo alla lobby delle scuole private e uno schiaffo alla concezione laica, pubblica e democratica dell’Istruzione”. Lo dice in una nota Alberto Irone, portavoce nazionale Rete degli Studenti Medi, sul ddl del governo sulla riforma della scuola presentato ieri.
“L’idea di autonomia scolastica che prospetta questo ddl – continua Irone – è un tradimento dello spirito originario della riforma dell’autonomia, che nasceva dalla consapevolezza che in una società profondamente diseguale e multiforme è necessario ribaltare il modello educativo mettendo al centro del processo educativo l’apprendimento e lo studente. Significa avere una scuola capace di andare incontro alle differenze di apprendimento di ciascuno e capace di adattarsi al contesto socio-economico locale, con l’obiettivo di portare tutti al successo formativo: ma questo concetto rivoluzionario si concretizza solo spostando la decisione didattico-educativa dal vertice alla base del sistema, trasformando gli studenti non più in soggetti passivi ma protagonisti attivi, consapevoli e interessati del processo educativo. In una parola, democrazia: partecipazione concreta ai processi decisionali di coloro che la scuola la fanno e la vivono. E’ l’autonomia democratica”.
Per Irone non è “nulla di più lontano da una proposta che invece mette ancora una volta il preside al centro della governance, attribuendogli nuove e vaste prerogative senza prevedere altrettanti poteri per gli organi collegiali, nuovi e più concreti meccanismi di partecipazione degli studenti, regole democratiche chiare. Così la scuola è una macchina amministrata da un solitario deus ex machina (e dalla sua squadra), non certo una comunità, e il modello educativo resta il solito vecchio autoritarismo di gentiliana memoria. Siamo di fronte a un grave errore politico e culturale di interpretazione”.
“La scuola che vogliamo, quella buona per davvero – prosegue il portavoce della Rete degli studenti medi – parte da un grande e concreto investimento nel Diritto allo Studio, per ottenere un’istruzione pubblica gratuita per tutte e tutti, passa per una radicale revisione del sistema dei cicli e arriva all’autonomia scolastica interpretata come autonomia democratica”.
“La speranza è che il Parlamento sia in grado di compiere una riflessione politica seria che porti a un vero cambiamento: chiediamo subito di cancellare gli sgravi per le paritarie, i meccanismi di finanziamento privato diretto, di superare lo strapotere dei ‘presidi-manager-sindaci’ con una vera riforma degli organi collegiali e della democrazia scolastica, di approvare e finanziare la legge nazionale sul diritto allo studio scolastico e la riforma dei cicli. Se anche il Parlamento, come il Governo, non vorrà ascoltare gli studenti, nelle scuole porteremo una vera mobilitazione all’insegna di queste parole d’ordine: diritto allo studio, nuovo modello educativo, autonomia democratica”, conclue Irone.


























