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Home - Approfondimenti - La nota - La storia siamo noi: il 2 giugno ’46 nel racconto degli ultracentenari che fecero la Repubblica. L’iniziativa dei pensionati Fnp Cisl diventa un libro (e, forse, uno ‘’spettacolo’’ itinerante)

La storia siamo noi: il 2 giugno ’46 nel racconto degli ultracentenari che fecero la Repubblica. L’iniziativa dei pensionati Fnp Cisl diventa un libro (e, forse, uno ‘’spettacolo’’ itinerante)

di Nunzia Penelope
19 Giugno 2026
in La nota
La storia siamo noi: il 2 giugno ’46 nel racconto degli ultracentenari che fecero la Repubblica. L’iniziativa dei pensionati Fnp Cisl diventa un libro (e, forse, uno ‘’spettacolo’’ itinerante)

Prima della guerra, gli italiani consumavano una media di 2200 calorie al giorno, che potevano salire a 3500/ 4000 per chi faceva lavori faticosi. Alla fine della guerra, nel 46, il consumo medio era sceso a 1700 calorie. Sembra un dato irrilevante, ma invece rende l’idea, perché era esattamente questo il paese che andò a votare il 2 giugno del 1946: un paese affamato, devastato, secondo le parole dello storico Aldo Carera, presidente della Fondazione Giulio Pastore, nel suo intervento al convegno organizzato dalla Fnp Cisl in omaggio agli 80 anni della Repubblica. “In quei tempi abbiamo raccolto l’Italia dal fango. Non c’era più niente. Ma l’abbiamo ricostruita’’: e queste sono invece le parole di Giuseppe Censori, 101 anni, ragazzo del ’46.

Censori è uno dei protagonisti del “progetto centenari’’ della Federazione Pensionati della Cisl, che ha voluto celebrare l’ottantesimo anniversario dando voce direttamente ai testimoni del tempo. Un progetto nato da un’idea di Alfonso Celotto, subito accolto dalla confederazione di Via Po e soprattutto dai suoi pensionati: che hanno battuto il paese per rintracciare e intervistare oltre sessanta ultracentenari iscritti alla Cisl, protagonisti di quel 2 giugno del 46. Le loro storie sono raccolte in un libro, “Viva il Re, Viva la Repubblica”, edito da Mondadori e firmato da Alfonso Celotto e Giulia Guerrini (la recensione nella sezione Biblioteca del Diario) presentato a Roma in un convegno organizzato da Cisl e Fnp per raccontare quella giornata.

È “la storia dal basso”, o meglio, la storia raccontata da chi l’ha vissuta nella vita quotidiana quando ancora non era diventata Storia, quella di donne e uomini che oggi hanno 100, 102, anche 106 anni, ma che conservano un ricordo preciso e dettagliato di quella giornata, del loro voto (il primo dopo vent’anni di dittatura fascista e, per le donne, il primo in assoluto) e della storica transizione, politica e sociale, che ne seguì. Quanto siano ancora oggi presenti, a sé stessi e alla storia del paese, meglio di ogni parola lo dimostrano i filmati di alcune delle interviste proiettate durante l’evento romano. Una carrellata di volti, sguardi, parole, di quelle ragazze e quei ragazzi di ieri, oggi ancora bellissimi: come Maria Rosa Lopretone, 102 anni, sorriso dolce e capelli azzurri come il golfino, o Battistina Secci, 103 anni, elegantissima nel costume sardo che oggi si definirebbe un look total black, determinata a spiegare il suo senso civico di allora in rigoroso dialetto; ma anche Ovidio Teatino, 102 anni, all’epoca militare al seggio, che descrive lo smarrimento dei soldati dopo l’8 settembre, o Giuseppe Censori, la cui perfetta definizione di cos’ era l’Italia nel 46 abbiamo citato all’inizio.

Racconti di ieri (che si ascoltano, va detto, anche con una discreta commozione) e  che integrano l’analisi storica con un ricchissimo mosaico di memorie. Un lavoro prezioso che è stato, come spiega introducendo il convegno Roberta Roncone della Fnp Cisl, “un lavoro di squadra ma, soprattutto, di ascolto ed emozione’’. Un lavoro che si spera abbia un seguito: intanto, sarà conservato e consultabile in un database sui siti della Fnp e, in seguito, si spera, potrebbe proseguire in una serie di presentazioni itineranti, anche grazie all’accattivante allestimento scenico ideato per l’occasione, con i due autori, Celotto e Guerrini, sul palco a scandire le parole dei protagonisti di allora. Come dice ancora Carera, ‘’un libro che è anche un perfetto manuale di educazione civica, andrebbe adottato nelle scuole’’.

Il segretario generale della Fnp Cisl, Roberto Pezzani, nel suo intervento ha sottolineato ‘’la partecipazione di popolo, il desiderio di contare, in quel primo indimenticabile respiro di libertà”. Il vero protagonista del 2 giugno 1946, afferma, “non è stato un sovrano o un partito, ma il popolo italiano, e in particolare i milioni di donne che per la prima volta entravano da protagoniste nella vita democratica”. Persone che non pensavano di ‘’entrare in un libro di storia, ma che la storia l’hanno fatta col loro voto’’, dando vita a una repubblica nata due volte: “la prima nelle urne, e la seconda nei campi, nelle fabbriche e nei cantieri, dove una generazione uscita dalle macerie della guerra ha ricostruito con le proprie mani il benessere del Paese”. Il sindacato, a sua volta, ha l’impegno di farsi ponte tra le generazioni, tra i ragazzi di ieri e la memoria di oggi, “per custodire questa straordinaria eredità civile e di trasmetterla ai più giovani. Riportare alla luce la commozione, l’orgoglio e la dignità con cui i lavoratori e le donne di allora affrontarono quella scelta epocale significa dare alle nuove generazioni una bussola di partecipazione e di responsabilità democratica”.

Concetti richiamati anche da Daniela Fumarola:  “il 2 giugno 1946 – ha detto la leader Cisl- fu il giorno in cui gli italiani tornarono a essere pienamente cittadini dopo gli anni della dittatura fascista. Il giorno in cui il popolo italiano scelse la Repubblica, elesse l’Assemblea costituente e assunse nelle proprie mani la responsabilità di costruire il futuro. Le costituenti e i costituenti venivano da culture politiche diverse, a volte lontanissime, ma seppero distinguere il conflitto politico dalla responsabilità verso il Paese. Ed è quello che dovremmo fare anche oggi. Nessuno rinunciò alle proprie idee, ma tutti compresero che il bene comune veniva prima delle proprie convinzioni: da soli non si va da nessuna parte, i grandi problemi si affrontano e risolvono solo insieme. Dalla distruzione si esce costruendo qualcosa di comune, è una lezione oggi viva più che mai”. E sbaglierebbe chi pensasse che la memoria sia solo nostalgia: “la memoria è coscienza civile, capacità di insegnare alle nuove generazioni l’amore per la libertà, sapendo che richiede responsabilità e spesso sacrificio. Il nostro, oggi, deve essere difendere l’Europa e il suo modello sociale, ciò che rappresenta, ciò per cui la Resistenza in ogni Paese ha combattuto: pace giusta, sviluppo, giustizia, autodeterminazione, diritto e soprattutto democrazia”.

La storia siamo noi, per dirla con Francesco De Gregori, ma la storia è anche e soprattutto una staffetta tra generazioni: tra quelle di ieri e quelle cui viene passato il testimone, perché se ne faccia buon uso, o almeno così si spera.

Nunzia Penelope

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