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Il Diario del Lavoro

Quotidiano online del lavoro e delle relazioni industriali

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Home - Camera - Commissione Lavoro, pubblico e privato (Dai Resoconti Sommari)

Commissione Lavoro, pubblico e privato (Dai Resoconti Sommari)

7 Maggio 2014
in Camera

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI
Giovedì 8 maggio 2014.
L’ufficio di presidenza si è riunito dalle 11.35 alle 12.  

SEDE REFERENTE
Giovedì 8 maggio 2014. — Presidenza del presidente Cesare DAMIANO, indi del vicepresidente Renata POLVERINI. –
Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali, Luigi Bobba.
La seduta comincia alle 12.
DL 34/2014: Disposizioni urgenti per favorire il rilancio dell’occupazione e per la semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese.
 
C. 2208-B Governo, approvato dalla Camera e modificato dal Senato.
 
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l’esame del provvedimento.  

Cesare DAMIANO, presidente, fa presente, anzitutto, che è stata richiesta l’attivazione degli impianti audiovisivi a circuito chiuso. Non essendoci obiezioni, ne dispone l’attivazione. 

Comunica, infine, che l’Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi, nella riunione svoltasi nella giornata odierna, ha concordato sulle modalità di organizzazione dei lavori della Commissione in ordine al provvedimento in titolo, prendendo atto dell’esigenza di anticipare la conclusione dell’iter, tenuto conto che la Conferenza dei presidenti di gruppo riunitasi ieri ha stabilito che l’esame in Assemblea del provvedimento abbia inizio a partire dalle ore 14 di lunedì 12 maggio. 

Fa presente, pertanto, che, dopo la relazione introduttiva del relatore, si svolgerà la discussione sulle linee generali, che si concluderà con le repliche del relatore e del Governo.  

Carlo DELL’ARINGA (PD), relatore, nel ricordare che il decreto in esame dovrà essere convertito in legge entro il 19 maggio 2014, segnala che il provvedimento, ora all’esame della Camera, verrà esaminato unicamente in relazione alle parti modificate dall’altro ramo del Parlamento. 

Passa quindi ad illustrare le modifiche apportate dal Senato, che hanno riguardato, in particolare, la disciplina dei contratti a termine e l’apprendistato. In primo luogo, fa notare che è stata modificata la disposizione introduttiva volta a chiarire le finalità dell’intervento normativo d’urgenza, richiamando espressamente l’incertezza dell’attuale quadro economico nel quale le imprese devono operare e, in particolare, chiarendo che il decreto-legge interviene sulla disciplina del contratto a termine nelle more dell’adozione di un testo unico semplificato della disciplina dei rapporti di lavoro. Con riferimento alla nuova disciplina dei contratti a termine, rileva che è stato previsto che il superamento del limite del 20 per cento comporta una sanzione amministrativa pari al 20 per cento e al 50 per cento della retribuzione per ciascun mese di durata del rapporto di lavoro, se il numero di lavoratori assunti in violazione del limite sia, rispettivamente, inferiore o superiore a uno; al riguardo si ricorda che il testo originario del decreto-legge non prevedeva alcuna conseguenza per il superamento del tetto, mentre nel testo approvato dalla Camera era prevista la trasformazione in contratti a tempo indeterminato dei rapporti contrattuali instaurati in violazione del limite. Gli introiti derivanti dalle sanzioni vanno ad alimentare il Fondo sociale per occupazione e formazione. Inoltre, è stato stabilito che il tetto legale del 20 per cento non trova applicazione nel settore della ricerca, limitatamente ai contratti a tempo determinato che abbiano ad oggetto lo svolgimento di attività di ricerca scientifica o di attività ad essa strettamente connesse; inoltre, si stabilisce che i contratti a termine che abbiano ad oggetto esclusivo attività di ricerca possono avere durata pari al progetto di ricerca al quale si riferiscono.   

Per quanto concerne la disciplina transitoria, osserva che all’articolo 2-bis è stato previsto che l’obbligo di adeguamento al tetto legale del 20 per cento, previsto a decorrere dal 2015, operi a condizione che la contrattazione collettiva, anche di livello aziendale, non fissi un limite percentuale o un termine più favorevole. 

Infine, con riferimento al diritto di precedenza nelle successive assunzioni, rileva che è stato precisato che il datore di lavoro ha l’obbligo di richiamare espressamente il diritto di precedenza del lavoratore nell’atto scritto con cui viene fissato il termine del contratto, senza necessità di procedere ad una distinta ed ulteriore comunicazione scritta da consegnare al momento dell’assunzione, come previsto nel testo approvato dalla Camera.   

Venendo alle modifiche relative alla nuova disciplina dell’apprendistato, osserva che è stato in primo luogo innalzata da trenta a cinquanta dipendenti la soglia dimensionale di impresa oltre la quale trova applicazione l’obbligo di stabilizzazione di una quota del 20 per cento di apprendisti ai fini di nuove assunzioni in apprendistato.   
Segnala che è stata poi introdotta una disposizione volta a consentire, nelle regioni e nelle province autonome di Trento e di Bolzano che abbiano definito un sistema di alternanza scuola-lavoro, che i contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati da associazioni di datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, prevedano specifiche modalità di utilizzo del contratto di apprendistato, anche a tempo determinato, per lo svolgimento di attività stagionali. 

Per quanto concerne la questione della formazione pubblica, osserva che è stato stabilito che la Regione provveda a comunicare al datore di lavoro, entro quarantacinque giorni dalla comunicazione dell’instaurazione del rapporto, le modalità di svolgimento dell’offerta formativa pubblica, anche con riferimento alle sedi e al calendario delle attività previste, avvalendosi anche dei datori di lavoro e delle loro associazioni che si siano dichiarate disponibili, ai sensi delle linee guida adottate dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano in data 20 febbraio 2014; al riguardo ricorda che il testo approvato dalla Camera stabiliva espressamente che l’obbligo per il datore di lavoro di integrare la formazione aziendale con l’offerta formativa pubblica venisse meno nel caso in cui la Regione non comunicasse le modalità per usufruirne entro 45 giorni dall’instaurazione del rapporto di lavoro con l’apprendista.   

Per quanto concerne le nuove disposizioni per la formazione in azienda, anche con contratti di apprendistato, di studenti delle scuole superiori di età superiore a 17 anni, osserva che è stato precisato che tale offerta formativa è rivolta, in particolare, agli studenti degli istituti professionali.   

Infine, fa presente che un’ultima modifica ha riguardato l’articolo 3, ove, con riferimento all’attestazione dello stato di disoccupazione, è stato specificato che la presentazione del soggetto presso un servizio pubblico per l’impiego possa essere sostituita dall’invio della dichiarazione che attesti l’eventuale attività lavorativa precedentemente svolta, nonché l’immediata disponibilità allo svolgimento di un’attività lavorativa, da parte dell’interessato, mediante posta elettronica certificata.   
Nel complesso, ritiene che le modifiche apportate dal Senato possano dividersi nei seguenti termini. Alcune sono aggiuntive sia rispetto al testo del decreto-legge che a quello approvato dalla Camera. Si tratta, in particolare, delle norme sugli Enti di ricerca e sull’apprendistato per le attività stagionali. Su altre materie le norme sono modificative del testo approvato dalla Camera: esse mirano essenzialmente a realizzare una maggiore semplificazione a favore delle imprese, per facilitarle nelle assunzioni e nella creazione di nuovi posti di lavoro. Le modifiche più significative in questo ambito riguardano da un lato la dimensione delle imprese da prendere in considerazione per imporre l’obbligo di una percentuale di trasformazione dei contratti di apprendistato e, dall’altro, la sanzione, ora solamente pecuniaria e di natura amministrativa, che viene prevista nel caso di sforamento del tetto del 20 per cento dei contratti a termine. Infine, osserva che alcune modifiche sono dirette a un effettivo miglioramento del testo approvato dalla Camera, attraverso migliorie anche di natura tecnica, che riguardano in particolare, da un lato, la formazione obbligatoria e la forma scritta del piano formativo per gli apprendisti e, dall’altro, l’accenno, nelle premesse dell’articolo 1, alla possibilità di sperimentare il contratto di lavoro a garanzie crescenti.   

Ritiene che le modifiche introdotte siano, nel complesso, utili a realizzare una maggiore compattezza e completezza del testo approvato dalla Camera e, soprattutto a realizzare quell’equilibrio, tutto politico, tra le semplificazioni della normativa a favore delle imprese e la necessità di mantenere un presidio minimo ed efficace delle garanzie per i lavoratori.  

Cesare DAMIANO, presidente, nel dare avvio alla discussione di carattere generale, fa presente che la presidenza – secondo quanto già anticipato – concederà a ciascun deputato un tempo coerente con i complessivi termini concordati per l’organizzazione dell’esame del provvedimento.

Giorgio AIRAUDO (SEL) dichiara la totale insoddisfazione del suo gruppo nei confronti di un provvedimento che ritiene incapace di assicurare realmente benefici in termini occupazionali dal momento che non fa altro che aumentare la precarietà ed alterare il quadro delle tutele. Si dichiara stupito dal fatto che il testo, al termine dell’iter al Senato, risulti addirittura peggiorato, sottolineando come i gruppi di maggioranza siano stati protagonisti di una vera e propria impresa, considerati i gravi errori già commessi durante l’esame alla Camera. Fa notare che non vi era alcuna necessità di intervenire con un simile provvedimento di urgenza che, a suo avviso, favorisce le imprese più speculatrici, ovvero quelle che non competono nel mercato attraverso la qualità dei loro prodotti, ma perseguendo un risparmio dei costi ai danni dei lavoratori. Rilevato che il provvedimento reca gravi vizi di costituzionalità, fa notare che esso tende a colpire il contratto a tempo indeterminato, contemplando un intervento in materia contrattuale che, nei fatti, rappresenta una estensione generalizzata e ingiustificata del periodo di prova. Osserva, inoltre, che il provvedimento distorce i principi di responsabilità civile, alterando in senso pubblicistico la funzione risarcitoria, dal momento che, in sede di previsione di sanzioni per determinate violazioni di legge, configura l’obbligo di pagare i danni allo Stato e non al danneggiato. Dichiarato il totale dissenso sul contenuto del testo in esame e preannunciata la presentazione da parte del suo gruppo di specifici emendamenti, rappresenta la volontà del gruppo SEL di condurre una battaglia parlamentare per migliorare un provvedimento giudicato fortemente lesivo delle prerogative dei lavoratori e delle imprese.

Claudio COMINARDI (M5S) fa presente che il proprio gruppo ribadisce la sua radicale contrarietà al provvedimento in esame, che, a fronte delle modifiche apportate al Senato su proposta del gruppo del Nuovo Centrodestra, appare, a suo avviso, addirittura peggiorato, mostrando un’impostazione ancora più liberista. Fa riferimento, in particolare, alle disposizioni sull’apprendistato, tra cui quella in tema di obbligo di stabilizzazione degli apprendisti, riferita ora esclusivamente alle imprese con almeno cinquanta dipendenti – che, a suo avviso, rappresentano una parte esigua del panorama aziendale del Paese – nonché alle modifiche relative al contratto a termine, che tendono a precarizzare ulteriormente il mercato del lavoro. Ritiene, in proposito, che la liberalizzazione del contratto a termine senza causale sia dannosa, in quanto, oltre a non generare occupazione sana nel medio-lungo periodo – come già è emerso in occasione delle riforme Treu e Biagi, mina le prospettive produttive delle aziende, mettendo in discussione il rapporto fiduciario tra datore e lavoratore, che, a suo avviso, potrebbe consolidarsi solo attraverso un contratto stabile e formativo. Osserva che in Italia manca un vero sistema di flexicurity, a differenza di altri Paesi – tra cui cita la Francia – nei quali, invece, la flessibilità è remunerata di più attraverso il riconoscimento di un reddito di cittadinanza o di una indennità, che consenta al lavoratore di affrontare il maggior rischio della precarietà, andando avanti con dignità anche nei periodi di disoccupazione. Fa notare che le proposte di modifica proposte nel corso dell’iter dal suo gruppo hanno inteso promuovere l’introduzione di elementi di buon senso, a garanzia dei diritti dei lavoratori, che, tuttavia, sono state rigettate. Rileva, del resto, che le proposte volte a limitare gli effetti della precarietà sono ispirate al pensiero del premio Nobel per l’economia Stiglitz, che in passato ha collaborato anche con la presidenza degli Stati Uniti d’America, ai tempi dell’amministrazione Clinton. 

Ritiene che il limite del 20 per cento previsto per i contratti a termine sia fittizio e non salvaguarderà abbastanza i lavoratori precari, i cui diritti, a suo avviso, risultano calpestati in modo subdolo da norme sbagliate, che non li cancellano direttamente, ma li rendono inesigibili. Fa notare, così, che le fondamentali tutele sindacali e assistenziali non vengono esplicitamente abrogate ma più semplicemente neutralizzate dal Governo in carica, che, agendo in modo nascosto e privo di coraggio, mira ad aggirare il sistema di garanzia previsto per i lavoratori, colpendo, in particolare giovani e donne. Stigmatizzando fortemente un metodo dei lavori parlamentari che, a suo avviso, ha compresso vergognosamente il dibattito, conducendo addirittura all’imminente terza posizione della fiducia, si chiede come mai si abbia tanta fretta nel convertire un decreto-legge di tale portata, per il quale, al contrario, tenuto conto delle ripercussioni negative sui lavoratori, si dovrebbe invocare la scadenza. Fa presente che la maggioranza, che pagherà in termini elettorali l’insensibilità e il cinismo mostrati nei confronti dei lavoratori, dovrà assumersi la responsabilità nei confronti dell’opinione pubblica delle scelte compiute, che dimostrano l’incapacità di individuare soluzioni alternative per la ripresa del Paese. In proposito, fa notare che le strade da seguire per uno sviluppo sostenibile potrebbero essere diverse, se solo si ascoltassero le proposte del suo gruppo, che riguardano il lavoro, ma anche la politica economica ed energetica. Fa riferimento, quindi, alla possibilità di rendere il Paese indipendente dal punto di vista energetico, non realizzando discutibili opere infrastrutturali, come la TAV, ma sfruttando le risorse naturali e ricorrendo, ad esempio, a politiche di «edilizia verde», suscettibili di creare lavoro – tenuto conto, peraltro, dello stato grave in cui versa l’edilizia scolastica – oppure alla possibilità di riformare gli ammortizzatori sociali, affinché il sostegno al reddito sia concretamente indirizzato alla riqualificazione e al ricollocamento del lavoratore. In proposito, ritiene necessario affrontare con serietà il tema della riforma dei centri pubblici per l’impiego, ai quali affidare concreti compiti di formazione ed orientamento dei lavoratori, sottolineando l’esigenza di superare il sistema delle agenzie interinali, che, a suo avviso, speculano ignobilmente ai danni dei lavoratori. In conclusione, confidando nella volontà dei deputati della maggioranza in Commissione di fare un «dispetto» a quel Presidente del Consiglio con il quale loro stessi non sono allineati, auspica che il Governo possa avere un sussulto di dignità e, mostrando un minino di coscienza, ritiri un provvedimento sbagliato che, a suo avviso, non farà altro che generare altra schiavitù nel mercato del lavoro, portando inesorabilmente all’estinzione del contratto a tempo indeterminato.

Davide BARUFFI (PD) osserva, in primo luogo, che la Commissione sta oggi affrontando la fase finale di un lavoro sicuramente fattivo e non inutile. Sottolinea, infatti, come tanto durante la prima lettura alla Camera, quanto durante l’esame al Senato, sia stata rivendicata la possibilità di modificare il provvedimento nel merito e ciò ha consentito che il testo trasmesso dal Senato sia tale da rafforzare l’equilibrio tra le opportunità offerte alle imprese e le esigenze dei lavoratori. 
Evidenzia, quindi, l’attenzione con la quale il provvedimento guarda alle nuove norme introdotte nel contratto di lavoro a tempo determinato e in quello di apprendistato attraverso la previsione di valutazione degli effetti del decreto, da effettuarsi entro un anno, che consentirà alla Commissione di monitorare attentamente l’impatto della nuova disciplina. È, infatti, interesse della Commissione verificare che le politiche messe in campo abbiano gli effetti prefigurati, anche in vista della possibilità di ulteriori interventi, senza che, per questo, le misure introdotte si debbano considerare a carattere temporaneo.   
Ribadisce, quindi, che il lavoro svolto presso l’altro ramo del Parlamento ha contribuito a migliorare il provvedimento e, in particolare, sottolinea come vada nella giusta direzione la modifica al preambolo, che contribuisce ad aiutare a dare risposte a carattere non ideologico, al contrario di quanto emerge da molte notizie di stampa, che hanno fornito un’immagine non sempre veritiera del lavoro iniziale del Governo e, poi, di quello delle Camere.   
Rigetta, invece, la tesi che sostiene la minore onerosità del contratto a tempo determinato rispetto a quello indeterminato, evidenziando come l’impianto del provvedimento metta mano a una serie di fattori, tra cui anche il costo del lavoro delle imprese. Invita, quindi, a non travisare il significato delle misure introdotte dal Governo con il presente decreto-legge. 
Per tali ragioni, il gruppo del Partito Democratico difenderà convintamente il provvedimento, rimarcando come le misure adottate ed in corso di adozione da parte del Governo non possano essere considerate alla stregua di «ammortizzatori a perdere» o peggio come un atto di carità, dal momento che consentono di salvaguardare migliaia di posti di lavoro e la dignità delle persone che si trovano nella condizione di perderlo.   

Conclude, segnalando l’urgenza di arrivare all’approvazione definitiva del provvedimento e confermando che il proprio gruppo voterà il testo trasmesso dal Senato al fine di assicurare la conversione del decreto-legge nei tempi previsti.  

Tiziana CIPRINI (M5S) osserva come i deputati del Partito Democratico facciano un uso strumentale di quanto accade nell’altro ramo del Parlamento, chiedendosi se veramente intendano sostenere la soppressione del Senato ovvero vogliano continuare ad avvalersene quando fa comodo. 

Manifesta, quindi, contrarietà all’impianto del provvedimento e alle modifiche apportate che, con una piccola sovrattassa, permettono di licenziare con maggiore facilità, calpestando i diritti dei lavoratori.   

Evidenzia, quindi, che con l’introduzione delle nuove misure sul contratto a tempo determinato e sull’apprendistato il Governo si è piegato alle lobbies delle multinazionali, adeguandosi a standard internazionali che consentono alle stesse di fare dumping 70 del 1999 in materia di contratto di lavoro a tempo determinato. fiscale e sociale a danno dei lavoratori. Ne consegue, quindi, un vantaggio per le multinazionali che sono invogliate a stabilirsi in Italia a causa della poca tutela garantita ai lavoratori grazie alla sostanziale scomparsa del contratto a tempo indeterminato e all’incremento del lavoro precario. Osserva come l’insieme di queste politiche non possa che avere costi economici e sociali enormi per il nostro sistema Paese e, in particolare, per le piccole e medie imprese. Sottolinea, infatti, come l’aumento dei lavoratori precari contribuirà alla scomparsa del risparmio e alla perdita del potere d’acquisto poiché questi, consumando tutto il loro stipendio, non risparmieranno nulla e orienteranno la loro domanda su prodotti di scarsa qualità della grande distribuzione. Infine, evidenzia gli ingenti oneri, in termini di sanzioni, che deriveranno all’Italia dall’approvazione del provvedimento che si pone in contrasto con la direttiva europea n.

Claudio COMINARDI (M5S), intervenendo per una precisazione, fa presente di aver utilizzato l’espressione carità per significare che i lavoratori non vogliono la CIG, ma vogliono lavorare e fare formazione. Precisa, altresì, che non intendeva affermare che il contratto a termine costa di meno, ma che dovrebbe essere meglio retribuito.

Davide TRIPIEDI (M5S) rileva, in primo luogo, che le misure sui contratti di lavoro a tempo determinato e di apprendistato recate dal provvedimento non produrranno alcun incremento di occupazione. Si tratta, invece, dell’ennesima prevaricazione, dopo quella attuata dalle riforme Treu e Biagi, ai danni della disciplina italiana sul lavoro flessibile. 
Condivide le valutazioni della collega Ciprini riguardo alle motivazioni che sono all’origine del provvedimento, voluto non tanto dal Governo italiano, ma dai poter i economici e finanziari dell’Unione europea. Ritiene, infatti, non accettabile che la linea per fare le riforme nel mercato del lavoro nel nostro Paese sia dettata dalla lettera a suo tempo inviata al Governo italiano dal Governatore Mario Draghi, evidenziando come la liberalizzazione dei contratti richiesta dall’Europa sia, in pratica, una vera e propria violazione della nostra sovranità popolare. Con l’ingresso del MoVimento 5 Stelle nel Parlamento europeo, tuttavia, la situazione non sarà più questa. 

Evidenzia, quindi, gli effetti devastanti prodotti dalla riforma dell’ex Ministro del lavoro Fornero, precisando che il MoVimento 5 Stelle non è contrario all’introduzione della flessibilità nel mercato del lavoro, purché vi siano adeguate garanzie che permettano a chi perde un posto di lavoro di poterne trovare un altro in sostituzione. Non servono dunque spot, come quello degli 80 euro, da promuovere in vista di competizioni elettorali, ma fatti concreti ed è necessario per questo un vero cambiamento di idee. A suo avviso, non occorre spendere miliardi di euro per opere inutili, come la linea ferroviaria Torino-Lione e la strada pedemontana lombarda, quando i pensionati italiani non hanno denaro a sufficienza per fare la spesa al mercato. 

Si sofferma, quindi, sulle modifiche apportate al decreto che hanno persino peggiorato il testo originario, introducendo la possibilità di operare rinnovi che producono effetti più deleteri della stessa proroga dei contratti e si appella a tutti i gruppi affinché il provvedimento possa essere almeno migliorato in piccole parti, fermo restando il giudizio critico sul suo impianto complessivo.   

A tale riguardo, conferma la volontà del proprio gruppo di voler lavorare con la maggioranza per introdurre modifiche utili che ridiano al Parlamento il suo ruolo, senza ricorrere ancora un’ennesima volta a un voto di fiducia. A suo avviso, se tutto ciò non avverrà e la maggioranza si piegherà ancora una volta alla volontà della dittatura economica e finanziaria dell’Europa, anziché ascoltare i cittadini che chiedono di non precarizzare il mondo del lavoro, chi oggi non ha ascoltato questo appello verrà giudicato dalla storia.  

Monica GREGORI (PD), nel condividere i contenuti dell’intervento svolto dal collega Baruffi, aggiunge alcune considerazioni, replicando alle osservazioni dei colleghi del MoVimento 5 Stelle. In particolare, fa presente che il provvedimento con il quale è stato introdotto il bonus di ottanta euro per le buste paga più basse non è finalizzato ad acquisire un consenso elettorale, bensì a tentare di dare un piccolo sollievo a famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese, che devono ricorrere alla Caritas per poter sopravvivere, oppure a coloro che non potendo far fronte ai debiti pensano che l’unica soluzione sia quella di togliersi la vita. Ritiene che tali insinuazioni non manchino tanto di rispetto al gruppo al quale appartiene o ai rappresentanti del Governo, bensì a quelle stesse persone cui tale piccola cifra appare assai importante. 

Quanto, invece, all’emendabilità del provvedimento, osserva che vi è stata un ampio ed esaustivo dibattito sia alla Camera sia al Senato, che ha permesso di fornire tutti gli elementi per dare una risposta soddisfacente a tutti gli emendamenti discussi.   

Conclude rilevando che il decreto sarà attentamente monitorato dalla Commissione e, qualora dovessero emergere aspetti problematici in sede applicativa, le misure non giudicate soddisfacenti saranno opportunamente riviste.   
Il sottosegretario Luigi BOBBA, intervenendo in sede di replica, dichiara di condividere sostanzialmente l’analisi formulata dal relatore nella parte conclusiva del suo intervento introduttivo, evidenziando come il lavoro svolto presso l’altro ramo del Parlamento abbia consentito di integrare e migliorare il testo del provvedimento risultante a seguito dell’esame in prima lettura. Osserva, del resto, che parte dell’insoddisfazione rispetto ai risultati ottenuti è da attribuirsi all’eccesso di aspettative che si accumula in occasione dell’esame dei provvedimenti urgenti del Governo, dai quali ci si attende una soluzione immediata agli innumerevoli problemi esistenti. Rileva, a questo proposito, che si tratta del primo provvedimento del Governo Renzi e che, pertanto, il suo esame si è tradotto in una prova generale tanto per la maggioranza quanto per l’opposizione. A suo avviso, al termine dell’esame del Senato il provvedimento è senz’altro migliorato, anche sotto il profilo tecnico, essendosi sciolti alcuni profili di incertezza applicativa presenti nel testo approvato in prima lettura. Giudica, inoltre, particolarmente positiva la disposizione inserita nell’articolo 1 del decreto in materia di contratti di lavoro a tempo determinato nel settore della ricerca, sottolineando la differente disciplina prevista per i contratti stipulati dagli istituti e dagli enti di ricerca e quella applicabile alle attività di ricerca scientifica. A suo avviso, le modifiche introdotte rappresentano una soluzione normativa adeguata che tiene conto delle peculiarità del settore della ricerca ed è suscettibile di limitare il ricorso a contratti con tutele minori, quali quelli di collaborazione. Ritiene, inoltre, molto positiva la disposizione in materia di apprendistato per lo svolgimento di attività stagionali, ricordando come il tema fosse già emerso nel corso dell’esame in prima lettura, senza tuttavia che si giungesse all’approvazione di una specifica proposta emendativa. Sottolinea, in proposito come la formulazione della norma dovrebbe consentire di evitare il ricorso alla nuova forma contrattuale per finalità opportunistiche. Nel complesso, ritiene che i lavori parlamentari, ai quali ha concorso in modo fattivo anche l’opposizione, non abbiano indebolito il perseguimento degli obiettivi di fondo del decreto approvato dal Governo, che ha inteso accompagnare la fase di moderata crescita che si prospetta con norme volte a consentire una maggiore durata dei contratti a termine, nella prospettiva di limitare il ricorso a tipologie contrattuali improprie. Si dichiara consapevole del fatto che il provvedimento in esame non rappresenta la soluzione di tutti i problemi esistenti nel mercato del lavoro nel nostro Paese, sottolineando tuttavia come un intervento di più ampio respiro sia contenuto nel disegno di legge delega presentato al Governo ed ora all’esame del Senato. A tale ultimo riguardo, esprime l’auspicio che i lavori parlamentari possano svolgersi in tempi ragionevolmente contenuti in modo da consentire all’Esecutivo di avviare concretamente le riforme previste dal provvedimento entro l’anno in corso.

Renata POLVERINI, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, dichiara concluso l’esame preliminare del provvedimento e, secondo quanto concordato in sede di ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi, rinvia il seguito dell’esame alla seduta convocata per le ore 17 di oggi.

La seduta termina alle 13.15.

 

INDAGINE CONOSCITIVA

Giovedì 8 maggio 2014. — Presidenza del presidente Cesare DAMIANO.

La seduta comincia alle 14.10.

Indagine conoscitiva sui rapporti di lavoro presso i call center presenti sul territorio italiano. 

Audizione di rappresentanti di Assocontact. 

(Svolgimento e conclusione).

Cesare DAMIANO, presidente, avverte che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata, oltre che mediante l’impianto audiovisivo a circuito chiuso, anche attraverso la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati e la trasmissione diretta sulla web-tv della Camera dei deputati. 

Introduce l’audizione, avvertendo che i rappresentanti di Assocontact hanno consegnato un documento, di cui autorizza la pubblicazione in allegato al resoconto stenografico della seduta odierna.  

Umberto COSTAMAGNA, presidente di Assocontact, svolge una relazione sui temi oggetto dell’indagine.

Intervengono, per porre quesiti e formulare osservazioni, i deputati   Claudio COMINARDI (M5S), Marco MICCOLI (PD),Luisella ALBANELLA (PD), Carlo DELL’ARINGA (PD), Renata POLVERINI (FI-PdL) e Davide TRIPIEDI (M5S).

Umberto COSTAMAGNA, presidente di Assocontact, Roberto BOGGIO, Vicepresidente di Assocontact, e Luca SCARABOSIO, Vicepresidente di Assocontact, rispondono ai quesiti posti.

Cesare DAMIANO, presidente, ringrazia gli auditi per il contributo fornito all’indagine e dichiara conclusa l’audizione.

La seduta termina alle 15.25.

N.B.: Il resoconto stenografico della seduta è pubblicato in un fascicolo a parte.

 

SEDE REFERENTE

Giovedì 8 maggio 2014. — Presidenza del presidente Cesare DAMIANO. – Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali, Luigi Bobba.

La seduta comincia alle 17.20.

DL 34/2014: Disposizioni urgenti per favorire il rilancio dell’occupazione e per la semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese. 

C. 2208-B Governo, approvato dalla Camera e modificato dal Senato. 

(Seguito dell’esame e conclusione).

La Commissione prosegue l’esame del provvedimento, rinviato nell’odierna seduta antimeridiana.  

Cesare DAMIANO, presidente, con riferimento alle proposte emendative presentate (vedi allegato), segnala che, essendo il provvedimento esaminato dalla Camera in terza lettura, gli emendamenti e gli articoli aggiuntivi presentati sono valutati dalla presidenza anzitutto alla luce dell’articolo 70, comma 2, del Regolamento, ai sensi del quale, riguardo ai progetti di legge già approvati dalla Camera e rinviati dal Senato, la Camera delibera soltanto sulle modificazioni apportate dal Senato e sugli emendamenti ad esse conseguenti che fossero proposti alla Camera, nonché ai sensi dell’articolo 89 dello stesso Regolamento che, in particolare, attribuisce al Presidente la facoltà di negare l’accettazione di emendamenti relativi ad argomenti affatto estranei all’oggetto della discussione ovvero preclusi da precedenti deliberazioni e di non metterli in votazione. 

Fa dunque presente che, sulla base dell’indicato parametro regolamentare, sono state dichiarate irricevibili le proposte emendative volte a modificare disposizioni del testo approvate dalla Camera e non modificate dal Senato, e per le quali si è quindi già compiuta la doppia lettura conforme costituzionalmente richiesta per l’approvazione delle leggi, ovvero volte ad introdurre materie nuove rispetto sia ai contenuti del provvedimento come licenziato dalla Camera sia alle modifiche introdotte dal Senato: tali proposte emendative, pertanto, non sono state inserite nel fascicolo degli emendamenti in distribuzione e non saranno pubblicate in allegato al resoconto della seduta odierna.   
Ricorda, infine, che ai fini dell’ammissibilità delle proposte emendative si richiede che esse siano in un rapporto di consequenzialità diretto, immediato ed oggettivo con le modifiche introdotte nell’altro ramo del Parlamento.  

Claudio COMINARDI (M5S), intervenendo sull’ordine dei lavori, a nome del suo gruppo, chiede che vi sia la votazione nominale sugli emendamenti, ai sensi dell’articolo 51, comma 2 del Regolamento della Camera dei deputati, nonché la trasmissione sulla web-tv della Camera dei deputati della seduta odierna. In merito a tale seconda richiesta, giudica non sufficiente la semplice trasmissione a circuito chiuso, in ordine alla quale, peraltro, chiede che siano fornite spiegazioni circa le effettive modalità di fruizione.

Cesare DAMIANO, presidente, fa presente che, a seguito delle analoghe richieste formulate in corso dell’esame in prima lettura, aveva provveduto ad informare la Presidente della Camera delle decisioni assunte al riguardo. Segnala che, in data odierna, è pervenuta una lettera di risposta nella quale la Presidente Boldrini, richiamati i numerosi precedenti, dichiara di concordare con le decisioni da lui assunte. Dà, quindi, lettura della lettera ricevuta.

Claudio COMINARDI (M5S) chiede alla presidenza di valutare la possibilità di sottoporre a votazione le richieste testé formulate, tenuto conto che sulla questione della pubblicità dei lavori parlamentari si dibatte da tempo, essendo comune la volontà di muoversi verso una maggiore trasparenza degli stessi, come testimoniato dalle recenti proposte di riforma regolamentare discusse nell’ambito della Giunta per il Regolamento. Ritiene che non si possa sposare tale tematica in base alle proprie convenienze, facendo di tale argomento una componente essenziale delle propria campagna elettorale, salvo rigettarla nel momento in cui occorre renderla operativa. Giudica poi paradossale che, a giustificazione di simili interpretazioni regolamentari, siano stati a suo tempo citati precedenti risalenti a decine di anni fa, anche antecedenti all’adozione del vigente Regolamento. Invita, quindi, ad una maggiore correttezza istituzionale in sede di applicazione delle regole, sottolineando come spesso si faccia un utilizzo strumentale dei precedenti.

Cesare DAMIANO, presidente, ritiene che non si possa procedere ad una votazione sulle questioni poste dal deputato Cominardi. Fa notare, peraltro, che la prassi portata a sostegno delle interpretazioni regolamentari prospettate è ampia e include anche precedenti di recente formazione. Ritiene, in conclusione, di aver svolto il proprio ruolo con imparzialità, avendo cura di garantire una corretta applicazione del Regolamento. Invita, quindi, il relatore e il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli emendamenti presentati.

Carlo DELL’ARINGA (PD), relatore, invita al ritiro delle proposte emendative presentate, precisando che altrimenti il parere sarebbe contrario. Nell’argomentare il parere testé reso, dichiara di ritenere ormai sostanzialmente concluso l’iterdi esame del provvedimento, che, nella sua complessità, ha consentito di migliorare apprezzabilmente il testo. Fa notare che il testo trasmesso dal Senato appare arricchito da modifiche che, nel loro insieme, contribuiscono a conferire maggiore coerenza e unitarietà all’impianto normativo. Pur osservando che taluni emendamenti, valutati singolarmente, potrebbero anche condurre a possibili miglioramenti, ritiene che l’urgenza di garantire la conversione del decreto-legge prima della sua scadenza – in un periodo di crisi come quello attuale, che richiede interventi immediati – debba indurre a mettere da parte eventuali propositi di modifica, i cui effetti benefici, peraltro, a suo avviso, non sarebbero particolarmente rilevanti.

Il sottosegretario Luigi BOBBA esprime parere conforme a quello espresso dal relatore.

Davide TRIPIEDI (M5S) chiede alla presidenza di valutare una sospensione dei lavori per consentire ai gruppi di valutare il contenuto degli emendamenti, che sono stati messi a disposizione solo a ridosso dell’inizio della seduta. Ritiene che, eventualmente, si possa tornare a convocare la Commissione anche nella giornata di domani mattina, consentendo una conclusione dei lavori compatibile con la programmazione dei lavori dell’Assemblea.

Massimiliano FEDRIGA (LNA) si dichiara disponibile a ritirare un numero consistente degli emendamenti presentati dal suo gruppo purché il relatore e il Governo concordino con l’esigenza di aprire una riflessione seria sulle questioni da essi sollevate. Si riferisce, in particolare, alle proposte emendative riferite all’articolo 1, che richiedono una diversa destinazione delle risorse derivanti dal pagamento delle sanzioni previste in caso di superamento del limite del 20 per cento di assunzioni di personale a tempo determinato. Ritiene assurdo, in proposito, che tali introiti siano versati ad apposito capitolo dell’entrata del bilancio dello Stato e non siano destinati, piuttosto, al risarcimento di quei lavoratori che sono stati danneggiati.

Simone BALDELLI (FI-PdL) ritiene che l’odierna discussione sia inutile, dal momento che il testo risulta blindato e non vi sono le condizioni tecniche e politiche per modifiche ulteriori. In proposito, osserva che si sconta oggi un ritardo imputabile all’incapacità della maggioranza di trovare un accordo in prima lettura alla Camera, che avrebbe consentito uniter meno convulso e caotico. Fa presente che gran parte del tempo è stato impiegato, invece, per trovare al Senato una difficile mediazione, rispetto alla quale il Governo, in prossimità della scadenza del decreto, non potrà che porre una nuova questione di fiducia. Pur ritenendo che ragionare ulteriormente su un testo ormai definito costituisca un mero esercizio di stile, si sofferma su taluni aspetti di merito, richiamando, in particolare, la norma posta come preambolo dell’articolo 1, che giudica una disposizione-manifesto, dal momento che fa riferimento ad un progetto di riforma ancora tutto da definire. Nel complesso, ritiene che il provvedimento rappresenti un’occasione mancata, dal momento che esso non affronta i nodi strutturali del mercato del lavoro, non prospettando l’avvio di riforme di più ampio respiro. Sarebbe necessario, a suo avviso, reperire risorse adeguate che consentissero un rilancio effettivo dell’economia, da attuare, ad esempio, attraverso un piano di defiscalizzazione delle assunzioni non solo dei giovani, ma anche dei meno giovani, i quali, spesso, per la necessità di mantenere una famiglia, versano in condizioni economiche anche più critiche. In conclusione, giudica anomalo che la maggioranza, alla Camera, a causa della quasi certa posizione della questione di fiducia, finisca per votare un testo che va in una direzione opposta a quella indicata in sede di esame in prima lettura, dimostrando la confusione che regna nell’ambito di quei gruppi.

Carlo DELL’ARINGA (PD), relatore, rispondendo al deputato Fedriga, di cui apprezza la disponibilità, dichiara di confermare il proprio parere negativo sugli emendamenti, pur riconoscendo che su talune delle tematiche poste possa avviarsi una riflessione, qualora si trasfonda il contenuto delle proposte emendative in specifici ordini del giorno.

Giorgio AIRAUDO (SEL) illustra gli emendamenti Di Salvo 1.33, Placido 1.34 e Airaudo 1.35, rilevando come gli stessi vogliano modificare il presupposto politico dell’articolo 1 del decreto, riaffermando il principio secondo cui il contratto di lavoro a tempo indeterminato rappresenta la forma contrattuale ordinaria per le assunzioni e riducendo le tipologie contrattuali. Ritiene, infatti, che il ricorso prevalente al contratto di lavoro a tempo indeterminato sia il migliore strumento per uscire dalla crisi, oltre che per contrastare il dramma della precarietà.

La Commissione respinge l’emendamento Di Salvo 1.33.  

Tiziana CIPRINI (M5S) rileva come un emendamento simile alla proposta emendativa Placido 1.34 sia stato dichiarato irricevibile.

Cesare DAMIANO, presidente, precisa che l’emendamento richiamato dall’onorevole Ciprini sopprime una parte del testo già conformemente approvata sia dalla Camera sia dal Senato.

Davide TRIPIEDI (M5S), intervenendo sull’ordine dei lavori, chiede che non si proceda subito alla votazione dei successivi emendamenti, ma si rinvii la seduta per un congruo periodo di tempo, permettendo in tal modo l’approfondimento del contenuto delle proposte emendative presentate.

Cesare DAMIANO, presidente, rileva come i temi affrontati dagli emendamenti presentati al testo in esame siano stati già adeguatamente approfonditi sia in sede di prima lettura presso la Camera sia nel corso della seconda lettura presso il Senato, per cui gli stessi appaiono facilmente contestualizzabili.

Claudio COMINARDI (M5S) osserva come in realtà gli argomenti affrontati dal provvedimento in esame, così come modificato dal Senato, non siano gli stessi originariamente presenti nel testo del decreto-legge. Rileva inoltre come i testi delle proposte emendative siano stati resi disponibili solo da poco tempo, ritenendo quindi necessario un rinvio per un congruo periodo di tempo, che potrebbe essere di circa due ore.

Cesare DAMIANO, presidente, osserva come, aderendo alla richiesta del deputato Cominardi, si correrebbe il rischio di non concludere entro la giornata odierna l’esame in sede referente del provvedimento in oggetto, così come concordato in sede di ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi.

Walter RIZZETTO (M5S) precisa come l’ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, abbia solamente previsto l’eventualità della conclusione dell’esame in sede referente nella giornata odierna.

Cesare DAMIANO, presidente, dopo aver confermato quanto testé affermato dal collega Rizzetto, apprezzate le circostanze, propone una sospensione della seduta di circa mezz’ora, al fine di consentire un approfondimento del contenuto delle proposte emendative presentate.

La Commissione concorda.  

Cesare DAMIANO, presidente, sospende, quindi, la seduta.

La seduta, sospesa alle 18, riprende alle 18.30.

Davide TRIPIEDI (M5S) chiede un’ulteriore sospensione della seduta per poter completare l’esame degli emendamenti.

Massimiliano FEDRIGA (LNA) si associa alla richiesta del collega Tripiedi finalizzata a meglio analizzare le proposte emendative. Osserva in proposito che a causa delle decisioni assunte dalla Conferenza dei Presidenti dei gruppi parlamentari i tempi di esame del provvedimento risultano estremamente complessi. 

Manifesta la disponibilità del suo gruppo a ritirare gran parte degli emendamenti in modo tale da poter apportare celermente alcuni mirati miglioramenti al testo in discussione e consentire al Senato di esaminarlo nuovamente prima della sua scadenza. Sottolinea che in tal modo si darebbe dignità al lavoro delle opposizioni e della Commissione nel suo complesso. Invita pertanto il Governo e il relatore a svolgere un’ulteriore riflessione per modificare il loro parere contrario su tutti gli emendamenti.  

Titti DI SALVO (SEL) dichiara di sostenere le ragioni dei colleghi appena intervenuti, chiedendo che la Commissione abbia il tempo necessario per l’esame del provvedimento anche alla luce dei prevedibili tempi compressi previsti per la discussione in Assemblea.

Cesare DAMIANO, presidente, ritiene si possa acconsentire a un’ulteriore interruzione dei lavori della Commissione di mezz’ora, tempo che appare ampiamente sufficiente per esaminare il complesso delle proposte emendative.

Massimiliano FEDRIGA (LNA) chiede nuovamente se vi è la disponibilità del relatore e del Governo a rivedere i pareri espressi, altrimenti non avrebbe senso la concessione di spazi temporali per l’approfondimento del contenuto degli emendamenti. Rileva che già nel corso dell’esame alla Camera il testo ha subito una blindatura con il voto di fiducia. Osserva che le modifiche introdotte al Senato sono state determinate da tensioni interne alla maggioranza e che il testo appare nuovamente blindato nell’esame in corso.

Cesare DAMIANO, presidente, osserva che dal punto di vista procedurale può accogliere la richiesta di una breve sospensione per l’esame degli emendamenti ma non può anticipare la risposta politica rispetto a una modifica sui pareri espressi. Rileva, tuttavia, come il relatore e il rappresentante del Governo abbiano già posto in evidenza l’inopportunità di modificare il testo approvato dal Senato.

Massimiliano FEDRIGA (LNA) ribadisce la disponibilità al ritiro della maggior parte degli emendamenti presentati dal suo gruppo per agevolare i lavori della Camera e concedere, quindi, al Senato il tempo di esaminare il decreto prima della sua decadenza.

Titti DI SALVO (SEL) dichiara che a suo avviso il decreto in esame è pessimo ed è pertanto necessario cambiarlo e migliorarlo con l’approvazione di specifiche proposte emendative.

Claudio COMINARDI (M5S) ponendo in evidenza che non è stato concesso un tempo sufficiente per un esame approfondito delle proposte emendative, che è stata negata la possibilità di una trasmissione televisiva della seduta e che è stata respinta la richiesta di poter effettuare votazioni nominali, preannuncia l’intenzione del suo gruppo di abbandonare i lavori della Commissione.

Marialuisa GNECCHI (PD) ricorda che i lavori parlamentari sono condizionati dall’imminenza delle elezioni europee e amministrative. Con specifico riferimento al decreto in esame, osserva che sul provvedimento è stata posta già due volte la questione di fiducia, e che esso è ormai prossimo alla scadenza. Ritiene, pertanto, comprensibile l’invito al ritiro delle proposte emendative formulato da parte del relatore e del rappresentante del Governo.

Walter RIZZETTO (M5S) manifesta la disponibilità anche del MoVimento 5 Stelle a ritirare alcune proposte emendative per velocizzare i tempi di esame del provvedimento.

Carlo DELL’ARINGA (PD), relatore, ritiene che occorra distinguere il giudizio politico sul provvedimento dalle sue conseguenze sul piano procedurale. Osserva che vi è stato un ampio tempo per discuterlo nel corso dell’esame in Commissione sia alla Camera che al Senato. Ricordando che un giudizio va effettuato tenendo conto sia dei contenuti di un provvedimento legislativo che dei suoi tempi di approvazione, ritiene che per il bene del Paese e dell’azione di Governo il provvedimento in esame rappresenti un giusto punto di equilibrio, che non ha bisogno di ulteriori modifiche. 
Rileva, peraltro, che da una lettura degli emendamenti presentati non emergono ragioni per giustificare ulteriori modifiche. Ritiene pertanto che quella che viene definita una blindatura sia piuttosto una inevitabile conseguenza di una scelta politica. Sollecita su questo una condivisione da parte della maggioranza della Commissione.  

Massimiliano FEDRIGA (LNA) nel manifestare la sua stima nei confronti del relatore osserva che nel corso dell’esame in prima lettura aveva assunto posizioni diverse dalle attuali e che le modifiche introdotte al Senato sono dovute a dissensi interni alla maggioranza. La blindatura del provvedimento serve, quindi, a non manifestare queste divisioni in prossimità delle elezioni. Non condivide le affermazioni circa l’ampia discussione in prima lettura posto che anche in quella sede è stata posta la questione di fiducia. 

Rileva, peraltro, che il provvedimento appare sostanzialmente modificato dal Senato, in alcuni casi anche in senso positivo, e che sarebbe pertanto necessario un esame approfondito in Commissione. Non condividendo il modus operandi adottato dalla maggioranza preannuncia il ritiro del suo gruppo dai lavori della Commissione.

Titti DI SALVO (SEL) sottolinea che il provvedimento probabilmente sarà approvato con tre voti di fiducia e che l’intero esame parlamentare è stato fortemente segnato dal dibattito interno alla maggioranza. Ribadendo che sarebbero possibili e necessari diversi miglioramenti del testo, preannuncia il ritiro del suo gruppo dai lavori della Commissione.

Renata POLVERINI (FI-PdL) ricorda che il proprio gruppo ha espresso un voto contrario al provvedimento anche in prima lettura. In ragione di quella che appare una blindatura del provvedimento, che impedisce ogni discussione sul merito delle sue disposizioni, preannuncia l’intenzione del suo gruppo di abbandonare i lavori della Commissione.

Walter RIZZETTO (M5S) ritiene che il dato inoppugnabile che emerge dall’iter di esame del presente provvedimento è che i gruppi di maggioranza, in particolare il gruppo del Partito Democratico, si sono piegati alla volontà del gruppo del Nuovo Centrodestra, per salvare il Governo in carica o, magari, per rinforzare l’intesa in vista di future alleanze elettorali, che giudica clamorose, vista la tradizionale rivalità tra destra e sinistra. Invita i membri del gruppo del Partito Democratico a farsi un serio esame di coscienza, facendo notare come al termine dell’esame risultino sostanzialmente vincenti le posizioni del Nuovo Centrodestra.

Luisella ALBANELLA (PD) osserva che, a detta di commentatori, il vero vincitore sarebbe la CGIL.

Walter RIZZETTO (M5S) fa presente che i sindacati, nell’esercizio del loro ruolo, hanno criticato sia il decreto-legge originario sia il testo trasmesso dal Senato, non facendo sentire tuttavia la loro voce nei giorni dell’esame in prima lettura presso la Camera. Dichiara, in conclusione, che il suo gruppo abbandonerà i lavori della Commissione, giudicando un inutile esercizio di stile continuare a discutere di un decreto immodificabile.

Cesare DAMIANO, presidente, pur nel rispetto delle legittime valutazioni politiche svolte da ciascun gruppo, ritiene di aver assunto, anche nelle more delle determinazioni della Conferenza dei presidenti di gruppo, decisioni democratiche e collegiali, garantendo a tutti la possibilità di esprimere le loro opinioni. Fa poi notare che l’estrema frequenza con cui il Governo ricorre alla posizione della questione di fiducia appare in linea con una tendenza ormai diffusa degli Esecutivi, a prescindere dal loro colore politico, sulla quale sarebbe opportuno avviare riflessioni di natura più generale.

Massimiliano FEDRIGA (LNA), intervenendo per una precisazione, fa notare che il presidente oggi definisce la reiterata posizione delle questione di fiducia come prassi rientrante in una logica di normalità, mentre nella passata legislatura, quando era all’opposizione, in simili circostanze, abbandonava i lavori.

Il sottosegretario Luigi BOBBA fa notare che l’esame al Senato non ha stravolto l’impianto del provvedimento, ma lo ha semplicemente migliorato in alcuni suoi aspetti, tenendo fede all’impostazione originaria. Fa notare, quindi, che il lavoro svolto presso l’altro ramo del Parlamento è stato utile ed è stato contrassegnato da un proficuo dialogo sia interno ai gruppi di maggioranza sia tra questi ultimi e la stessa opposizione. Rilevato che talune modifiche si limitano a migliorare la formulazione del testo, si sofferma, in risposta a talune considerazioni volte durante il dibattito, sul contenuto della norma in base alla quale i maggiori introiti derivanti dalle sanzioni previste, in caso di superamento del limite per i contratti a tempo determinato, siano versati ad apposito capitolo dell’entrata del bilancio dello Stato. Ritiene che tale disposizione sia corretta giudicando illogico, se non anticostituzionale, riconoscere direttamente al lavoratore tali risorse, che si sommerebbero ingiustificatamente alla sua remunerazione, atteso che il contratto, risultato eventualmente eccedente rispetto al limite fissato, continuerebbe a dispiegare i suoi effetti, anche retributivi, fino alla sua naturale scadenza.

Walter RIZZETTO (M5S), nel ringraziare il rappresentante del Governo per la risposta fornita, fa notare che da essa si desume una valutazione positiva del ruolo del Senato che stride con i propositi di riforma costituzionale che mirerebbero ad un superamento di quel ramo del Parlamento: immagina, quindi, che anche su quel versante di riforme i gruppi di maggioranza avranno modo di dividersi.

(I deputati dei gruppi FI-PDL, LNA, M5S e SEL abbandonano l’aula della Commissione).

Cesare DAMIANO, presidente, preso atto che i gruppi di minoranza hanno abbandonato i lavori, constata l’assenza dei presentatori delle proposte emendative non ancora poste in votazione: s’intende, pertanto, che vi abbiano rinunciato. Dichiara così concluso l’esame delle proposte emendative. 

Comunica, quindi, che sono pervenuti i pareri delle Commissioni I e VII, mentre le Commissioni II, V, VII, VIII, X, XIV, nonché la Commissione parlamentare per le questioni regionali non hanno espresso il parere.   
Propone, quindi, di conferire al deputato Dell’Aringa il mandato a riferire favorevolmente in Assemblea sul testo esame, già approvato dalla Camera e modificato dal Senato. Propone, altresì, di chiedere l’autorizzazione a riferire oralmente. Segnala, infine, che il deputato Fedriga ha rappresentato l’intenzione di presentare una relazione di minoranza.  

2208-B, nel testo trasmesso dal Senato. La Commissione delibera, quindi, di conferire al deputato Dell’Aringa il mandato a riferire favorevolmente in Assemblea sul disegno di legge n.   

Delibera, altresì, di chiedere l’autorizzazione a riferire oralmente.  

Cesare DAMIANO, presidente, si riserva di designare i componenti del Comitato dei nove per l’esame in Assemblea, sulla base delle indicazioni dei gruppi.

La seduta termina alle 19.15.

 

SEDE CONSULTIVA
Mercoledì 7 maggio 2014. — Presidenza del presidente Cesare DAMIANO. — Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali, Teresa Bellanova.
La seduta comincia alle 14.15.
DL 52/2014: Disposizioni urgenti in materia di superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari.
 
C. 2325 Governo, approvato dal Senato. 
(Parere alle Commissioni riunite II e XII).
(Seguito dell’esame e conclusione – Parere favorevole).

La Commissione prosegue l’esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 6 maggio 2014.  

Cesare DAMIANO, presidente, chiede alla relatrice se abbia formulato una proposta di parere.

Alessia ROTTA (PD), relatore, fa presente di aver predisposto una proposta di parere favorevole (vedi allegato 1), di cui dà lettura.

Cesare DAMIANO, presidente, avverte che è stata nel frattempo presentata una proposta alternativa di parere dei deputati Ciprini ed altri (vedi allegato 2).

Tiziana CIPRINI (M5S) illustra la sua proposta di parere alternativo, con la quale, a nome del suo gruppo, intende manifestare un orientamento contrario sul provvedimento in esame.

Davide BARUFFI (PD) preannuncia il suo voto favorevole sulla proposta di parere favorevole formulata dal relatore.

Davide TRIPIEDI (M5S) raccomanda l’approvazione della proposta alternativa di parere formulata dalla collega Ciprini.

Giovanna MARTELLI (PD) ritiene che il provvedimento in esame vada nella giusta direzione, in armonia con i più recenti interventi normativi, che hanno modificato le modalità di approccio alle patologie mentali. Esprime soddisfazione, pertanto, per il fatto che il provvedimento si muova verso il superamento degli ospedali giudiziari, che reputa una vergogna per una società evoluta come quella italiana. Fa notare che il testo in esame introduce novità sostanziali assumendo come punti cardine misure importanti quali il restringimento dell’ambito di applicazione della pena del ricovero in un ospedale psichiatrico giudiziario, la messa a sistema dei percorsi riabilitativi dei soggetti socialmente pericolosi, il monitoraggio sull’attuazione del processo di superamento degli ospedali giudiziari, con la previsione di un intervento sostitutivo del Governo in caso di inerzia regionale. Preannuncia, in conclusione, il suo voto favorevole sulla proposta di parere favorevole formulata dal relatore.

Cesare DAMIANO, presidente, avverte che sarà posta in votazione la proposta di parere del relatore; in caso di sua approvazione, la proposta alternativa dei deputati Ciprini ed altri si intenderà preclusa e non sarà, pertanto, posta in votazione.

La Commissione approva la proposta di parere favorevole formulata dal relatore, risultando conseguentemente preclusa la proposta alternativa di parere dei deputati Ciprini ed altri.  

La seduta termina alle 14.25.

ATTI DELL’UNIONE EUROPEA

Mercoledì 7 maggio 2014. — Presidenza del presidente Cesare DAMIANO. — Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali, Teresa Bellanova.

La seduta comincia alle 14.25.

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ad una rete europea di servizi per l’impiego, all’accesso dei lavoratori ai servizi di mobilità e ad una maggiore integrazione dei mercati del lavoro (COM (2014)6 final). 

(Esame ai sensi dell’articolo 127, comma 1, del Regolamento, e rinvio).

La Commissione prosegue l’esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 30 aprile scorso.  

Cesare DAMIANO, presidente, ricorda che nella precedente seduta la relatrice ha richiamato l’esigenza di svolgere un approfondimento sul presente provvedimento, acquisendo l’orientamento del Governo in materia. In quella occasione, infatti, è stata segnalata l’utilità di un supplemento d’istruttoria in relazione all’esigenza di un coordinamento tra la proposta di regolamento in esame e il disegno di legge delega in materia di lavoro, attualmente all’esame del Senato, soprattutto nella parte in cui prevede una complessiva riforma dei servizi per l’impiego e dell’istituzione di un’Agenzia nazionale per l’occupazione. Ricorda altresì che è stata evidenziata dalla relatrice l’esigenza di acquisire elementi in ordine a eventuali aggiornamenti della posizione negoziale dell’Esecutivo in materia e alle prospettive di ripresa della proposta nella prossima legislatura europea, in vista del semestre di presidenza italiana.

Il sottosegretario Teresa BELLANOVA osserva che la proposta in esame nasce dall’esigenza di migliorare l’accesso dei lavoratori ai servizi di sostegno alla mobilità lavorativa nell’ambito dell’Unione europea, favorendo l’accesso alle opportunità di occupazione nell’ambito del territorio dell’Unione.

La finalità è la creazione di una mobilità equa come soluzione agli squilibri del mercato del lavoro europeo: infatti, a suo avviso, agevolare una maggiore mobilità genera consistenti benefici del lavoro europeo e offre maggiori opportunità per i lavoratori, contribuendo allo sviluppo di un mercato del lavoro con un livello occupazionale più elevato.   
Fa presente che il rafforzamento della rete dell’EURES concepito quale strategico strumento di collocamento e assunzione consente di promuovere l’operatività di una mobilità lavorativa all’interno del territorio dell’Unione europea superando gli ostacoli attuali.   

Tra gli aspetti di maggior rilievo risulta particolarmente positivo nell’ambito del Capo I ed in particolare dell’articolo 2 l’inserimento della lettera c), che contiene la definizione di «offerta di lavoro» come «qualsiasi offerta di impiego, anche sotto forma di apprendistato e tirocinio considerati alla stregua di un’attività lavorativa», in quanto si chiarisce cosa si intende per «offerta di lavoro» e si include nella domanda anche gli istituti dell’apprendistato e del tirocinio, che sono considerati strumenti fondamentali per favorire la transizione dal mondo dell’istruzione al mondo del lavoro. Dal punto di vista delle osservazioni il punto più rilevante è costituito dall’articolo 14, comma 1, che prevede «al fine di mettere in contatto offerte e domande di lavoro» che ciascuno Stato membro renda accessibili sul portale EURES tutte le domande e offerte di lavoro e i curricula disponibili presso i suoi servizi pubblici per l’impiego: sarebbe opportuno, a suo avviso, prevedere un «bidirezionalità» delle informazioni; nella previsione attuale, infatti, ogni Stato membro è tenuto a rendere accessibili sul portale di EURES le vacancy e i curricula disponibili presso i propri servizi per l’impiego, ma, in assenza di un doppio canale d’informazione, ossia dal portale EURES agli Stati membri, questi ultimi non potrebbero attivare adeguatamente le politiche occupazionali di cui sono responsabili. Ritiene, comunque, che la proposta sia complessivamente conforme all’interesse nazionale. 

In merito alla richiesta di chiarimenti, pervenuta nel corso della precedente seduta della Commissione – in ordine al coordinamento tra la proposta di regolamento in esame e il disegno di legge delega, attualmente in esame al Senato in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino dei rapporti di lavoro e di sostegno alla maternità e alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro – fa presente che il Governo valuterà con la massima disponibilità le eventuali proposte di modifica che il Parlamento riterrà necessario avanzare al fine di rafforzare i meccanismi di incontro tra domanda e offerta di lavoro, valorizzando gli strumenti comunitari a disposizione.   

Per quanto attiene al semestre europeo a Presidenza italiana, osserva che il Governo, data la rilevanza del tema, si impegna a proseguire il processo di adozione del regolamento in esame.  

Eleonora BECHIS (M5S) evidenziato il grave ritardo sullo stato di attuazione della rete EURES, istituita nel lontano 1993, sottolinea taluni elementi di criticità in ordine alla sua effettiva realizzazione nel Paese, rinvenibili, ad esempio, nella mancanza di un portale internet adeguato e nell’assenza di una diffusa campagna di informazione nei confronti dei giovani. Fatto notare, peraltro, che sulla materia della «Garanzia giovani», ambito strettamente collegato a quello di EURES, le regioni appaiono ancora in gran parte impreparate, rileva l’assoluta mancanza di un disegno riformatore dei centri per l’impiego, senza il quale qualsiasi ipotesi di mobilità dei lavoratori rischia di risultare utopica. Ritiene altresì grave che in tema di EURES manchi una valutazione dei costi sostenuti, sottolineando come, dai dati in suo possesso, per l’attuazione della «Garanzia giovani» risulti una evidente sproporzione tra le risorse stanziate e gli obiettivi realizzati. Richiama, al riguardo, l’esagerato investimento previsto per la realizzazione del sito web.

Giovanna MARTELLI (PD), relatore, si riserva di presentare nella prossima seduta una proposta documento finale con la quale intende tenere conto delle osservazioni svolte nel dibattito, anche alla luce delle precisazioni testé rese dal Governo. Ritiene che la questione principale da affrontare richiami l’esigenza di porre in relazione il tema della mobilità dei lavoratori nel territorio dell’Unione europea con quello più specifico dell’attuazione della «Garanzia giovani», al fine di perseguire l’obiettivo di una piena valorizzazione delle competenze professionali dei lavoratori, da conciliare con le vocazioni produttive delle aziende presenti nei vari settori.

Luisella ALBANELLA (PD) giudica urgente che il Governo monitori lo stato di realizzazione della «Garanzia giovani», sollecitando, in particolare, le regioni ancora inadempienti ad adottare i necessari protocolli di attuazione.

Walter RIZZETTO (M5S) fa notare che, a sua conoscenza – diversamente da quanto testé prospettato – talune regioni avrebbero già predisposto i necessari protocolli e, pertanto, i ritardi nell’avvio delle attività di sostegno ai giovani sarebbero imputabili al Governo. Ritiene paradossale, pertanto, l’incertezza assoluta sullo stato di attuazione della «Garanzia giovani», che non consente neppure di identificare l’organo responsabile dei ritardi.

Il sottosegretario Teresa BELLANOVA si riserva di fornire alla Commissione dati puntuali circa lo stato di attuazione della «Garanzia giovani», indicando, regione per regione, le iniziative finora intraprese. Nell’invitare i deputati ad astenersi dal creare allarmi infondati che possano suscitare incertezza rispetto a un progetto fortemente condiviso, fa presente che le procedure a livello locale sono in corso di perfezionamento, dal momento che talune regioni hanno già formalizzato i protocolli di attuazione, mentre altre, che li hanno già deliberati, stanno per completare gli ultimi passaggi burocratici.

Cesare DAMIANO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell’esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 14.45.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

Mercoledì 7 maggio 2014.

L’ufficio di presidenza si è riunito dalle 14.45 alle 15.05.  

COMITATO RISTRETTO
Mercoledì 7 maggio 2014.
Disposizioni in materia di collocamento al lavoro dei centralinisti telefonici e degli operatori della comunicazione minorati della vista. 
C. 435 Mongiello, C. 1708 Di Gioia, C. 1779 Gribaudo.
 
Audizione informale di rappresentanti dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti – ONLUS.

Il Comitato ristretto si è riunito dalle 15.05 alle 15.25.  

SEDE CONSULTIVA
Martedì 6 maggio 2014. — Presidenza del vicepresidente Renata POLVERINI.
La seduta comincia alle 13.40.
DL 52/2014: Disposizioni urgenti in materia di superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari.
 
C. 2325 Governo, approvato dal Senato. 
(Parere alle Commissioni riunite II e XII). 
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l’esame del provvedimento.  

Alessia ROTTA (PD), relatore52 del 2014, osservando come il provvedimento contenga alcune novelle e integrazioni alla disciplina sul completamento del processo di superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari, recata dall’articolo 3-, ricorda preliminarmente che la Commissione è chiamata a esprimere un parere alle Commissioni riunite II e XII sul disegno di legge di conversione del decreto-legge n.ter 9, e successive modificazioni. Rileva, in proposito, che il decreto interviene su una materia delicata, dal momento che la garanzia di cura presso strutture adeguate di soggetti ammalati che hanno commesso reati richiama l’esigenza di coniugare i diritti fondamentali della singola persona con le esigenze di sicurezza della collettività. 211, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 febbraio 2012, n. del decreto-legge 22 dicembre 2011, n.

In primo luogo, osserva che il provvedimento proroga al 31 marzo 2015 il termine per la definitiva sostituzione degli ospedali psichiatrici giudiziari con le nuove strutture sanitarie, le quali dovranno essere conformi a requisiti ulteriori rispetto a quelli già previsti per le strutture residenziali psichiatriche. Fa presente che la proroga si rende necessaria in quanto lo Stato, le Regioni e le aziende sanitarie locali non sono ancora pronte ad accogliere in residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, cosiddette REMS, e in comunità alloggio gli attuali e futuri ospiti degli ospedali psichiatrici giudiziari. Per garantire un sollecito compimento di tale processo, il decreto-legge in esame prevede che le Regioni e le province autonome comunichino entro il 1o ottobre 2014 al Ministero della salute, al Ministero della giustizia ed al comitato paritetico interistituzionale in materia di sanità penitenziaria, istituito presso la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome lo stato di realizzazione, anche mediante riconversione, delle nuove strutture sanitarie, nonché le iniziative assunte per garantire il completamento del processo di superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari. Fa notare che si prevede, inoltre, un intervento sostitutivo del Governo in caso di inerzia regionale tale da non garantire il completamento del processo di superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari entro il 31 marzo 2015, in linea con quanto già previsto dall’articolo 3-ter211 del 2011., comma 9, del decreto-legge n. 

Osserva che il provvedimento, in conformità con gli orientamenti della giurisprudenza costituzionale, restringe l’ambito di applicazione del ricovero in un ospedale psichiatrico giudiziario o in una casa di cura e custodia, ammissibile sono in caso di acquisizione di elementi che comprovino l’inadeguatezza di qualsiasi altra misura atta ad assicurare cure appropriate e a fare fronte alla pericolosità sociale dell’interessato, a favore di una diversa misura di sicurezza non detentiva. Rileva che la finalità del decreto-legge, infatti, è quella di svuotare gli ospedali psichiatrici giudiziari, da un lato impedendo ricoveri provvisori, dall’altro favorendo l’uscita degli attuali ricoverati che non presentino pericolosità sociale, senza recare alcun nocumento alla sicurezza pubblica. Si prevede, infatti, che le Regioni, attraverso i dipartimenti e servizi di salute mentale delle proprie aziende sanitarie, predispongano, in accordo e con il concorso delle direzioni degli ospedali psichiatrici giudiziari, programmi individualizzati di dimissione di ciascuna delle persone ricoverate alla data dell’entrata in vigore della legge di conversione del decreto. 
Da ultimo, fa presente che il provvedimento in esame prevede che le misure di sicurezza detentive provvisorie o definitive, compreso il ricovero nelle residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, non possano durare oltre il tempo stabilito per la pena detentiva prevista per il reato commesso, avuto riguardo alla previsione edittale massima.   
Per quanto concerne le norme di diretto interesse della Commissione, segnala, anzitutto, che il comma 1-bis dell’articolo 1, introdotto durante l’esame presso il Senato, prevede che le Regioni, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, nell’ambito delle risorse destinate alla formazione, organizzino corsi di formazione per gli operatori del settore, finalizzati alla progettazione e alla organizzazione di percorsi terapeutico-riabilitativi e alle esigenze di mediazione culturale. 

Segnala quindi, che il comma 2-bis dell’articolo 1, anch’esso introdotto durante l’esame presso il Senato, prevede che, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in discussione, sia attivato presso il Ministero della salute un organismo di coordinamento per il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari composto da rappresentanti del Ministero della salute, del Ministero della giustizia, delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, con funzioni di monitoraggio e di coordinamento delle iniziative assunte per garantire il completamento del processo di superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari. La partecipazione alle sedute dell’organismo di coordinamento non dà luogo alla corresponsione di compensi, gettoni, emolumenti, indennità o rimborsi spese comunque denominati. 

In conclusione, preso atto del contenuto del provvedimento, anche per quanto concerne i profili di interesse della Commissione, che appaiono limitati, si riserva di presentare una proposta di parere, che possa tener conto anche di eventuali suggerimenti che dovessero emergere dal dibattito.  

Renata POLVERINI, presidente, fa notare, anzitutto, che l’intervento normativo volto al superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari scaturisce da un’iniziativa, che reputa geniale, dell’allora senatore Marino, attuale sindaco di Roma. A suo avviso, infatti, al di là delle buone intenzioni, non è facile predisporre interventi efficaci, considerata la difficoltà di individuare strutture disposte ad accogliere i soggetti destinatari delle misure di sicurezza, per i quali occorre mettere in campo complesse attività di recupero. Paventa il rischio, in particolare, che le misure in esame, peraltro difficilmente attuabili, finiranno paradossalmente per favorire la realizzazione di strutture analoghe agli stessi ospedali giudiziari che si intende superare.

Marco MICCOLI (PD) ritiene che la presidenza della Commissione si dovrebbe astenere dal formulare giudizi politici, tenuto conto del suo ruolo di garanzia.

Massimiliano FEDRIGA (LNA) fa notare che il presidente della Commissione, essendone un componente a pieno titolo, ha il diritto di esprimere le proprie opinioni, come testimonia, del resto, la prassi costantemente seguita in proposito. Entrando nel merito, osserva come il provvedimento ponga in capo agli enti territoriali gravosi oneri, imponendo vincoli la cui portata dovrebbe essere opportunamente approfondita.

Renata POLVERINI, presidente, dichiara di condividere le considerazioni da ultimo espresse dal deputato Fedriga. 
Nessun altro chiedendo di intervenire rinvia il seguito dell’esame del provvedimento alla seduta già convocata per la giornata di domani.  

La seduta termina alle 14.

 

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