L’Italia si ferma sul fronte nucleare. Con un decreto del Consiglio dei ministri, il governo ha ufficialmente deciso di sospendere per 12 mesi i provvedimenti per la localizzazione e la realizzazione delle centrali, rinviando addirittura di 24 mesi la definizione della strategia nucleare, documento essenziale per proseguire nell’iter per il ritorno all’atomo. La «pausa di riflessione» annunciata nei giorni scorsi si concretizza dunque in uno stop di ogni provvedimento. Guardando all’Europa, all’esito degli stress test, ma anche alle decisioni di chi, come la Germania, sembra intenzionato ad uscire quanto prima dalla tecnologia nucleare, il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, ha annunciato una «scelta responsabile», fatta, dopo il disastro di Fukushima, in nome della sicurezza e «nell’interesse dei cittadini». Interrotta quindi al momento la strada per l’atomo, sulla quale pesa peraltro l’ombra del referendum fissato per il 12 e 13 giugno, Romani invita a «guardare avanti». Nel futuro anche prossimo dell’Italia dovranno esserci soprattutto «le nuove tecnologie energetiche», spiega, a partire dalle fonti rinnovabili che, con il nuovo riordino allo studio del dicastero dello Sviluppo e di quello dell’Ambiente, dovranno necessariamente diventare «sostenibili economicamente» e motore dello sviluppo dell’industria di settore. La moratoria sul nucleare è stata varata dal cdm con un decreto legge che sospende le procedure per gli impianti, ma che non comprende la localizzazione del deposito per le scorie. L’Italia è infatti obbligata dalle disposizioni europee in materia ad individuare lo stoccaggio entro il 2015. Allo stesso tempo il provvedimento del consiglio dei ministri non inficia il lavoro dell’Agenzia per la sicurezza guidata da Umberto Veronesi, che rimane in piedi e resta attiva nel suo ruolo essenziale, «quale organo competente per lo studio e la programmazione delle politiche riguardanti la sicurezza nucleare».
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