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Home - Approfondimenti - L'Editoriale - La svolta di Genova

La svolta di Genova

27 Settembre 2010
in L'Editoriale

I giochi delle relazioni industriali si sono riaperti. Il patto di Genova ha spalancato uno scenario tutto diverso da quello che si poteva immaginare fino alla vigilia. Confindustria ha chiesto senza mezzi termini alla Cgil di rientrare nel suo ruolo di primattore delle parti sociali. Lo ha fatto con grande evidenza, senza lasciare nulla al caso. Alberto Bombassei nella sua relazione di venerdì sera, Emma Marcegaglia con il discorso che ha chiuso il convegno ai Magazzini del cotone sono stati espliciti. Hanno detto senza infingimenti che i tempi delle incomprensioni devono finire, che per la ripresa, indispensabile, tutti devono unire le forze, che è inutile sperare ancora molto dalla politica e che comunque le parti sociali devono fare tutti assieme quanto è nelle loro capacità per rincorrere il definitivo superamento della crisi e per far tornare il paese a correre.
Non è stato un discorso improvvisato, il loro. Al contrario, tutto era stato preparato con grande attenzione. La presenza a Genova di Susanna Camuso accanto a Epifani non era casuale, era una mossa precisa, calcolata in vista della possibile conclusione di un accordo generale con i consenso di tutti. E per assicurarsi il risultato il presidente degli industriali e il suo vice hanno accolto per quanto era loro possibile le tesi della Cgil. Epifani da tempo aveva detto di essere disponibile a una rinegoziazione dell’accordo sulla contrattazione, perché la Cgil non rimanesse pericolosamente ai margini. E questo ha assicurato il vertice di Confindustria, parlando di un possibile “tagliando” all’accordo del 2009, nei fatti una revisione di quell’intesa che consenta di far ripartire le relazioni industriali
La replica di Epifani non è stata di maniera. Il leader della Cgil ha fatto capire di essere disponibile a una discussione ampia e approfondita sui temi dello sviluppo e quindi anche del lavoro e dei contratti. Ha chiesto che si faccia sul serio, ma la risposta positiva è indiscussa. Ha fatto capire che non sarà una passeggiata, ma nessuno si illude che da adesso sia tutta una discesa. Al contrario, è evidente che non sarà facile trovare la via del consenso, perché gli interessi in gioco sono tanti e alcuni sono anche contrapposti tra loro. Nessuno può perdere la faccia e quindi sarà necessario che le ragioni di ognuno dei partecipanti al confronto siano prese nel dovuto conto, rispettate. Non sarà facile, ma nemmeno impossibile.
Molto dipenderà anche dalla politica. perché è evidente che questo accordo per la ripresa, che deve partire al più presto, su questo la Confindustria è stata chiarissima illustrando il peso del gap che ci divide dagli altri paesi più avanti nella ripresa, questo accordo non può decollare senza la politica. Si tratterà del resto in gran parte da azioni sollecitate dalle parti sociali, ma decise e attuate, soprattutto finanziate dalla politica. E’ evidente che anche la politica, il governo in particolare, ha tutto l’interesse ad agevolare questo accordo perché la ripresa è, deve essere l’obiettivo del governo in carica. Ma questo accordo parte anche in qualche modo “contro” la politica, per ridare smalto e protagonismo alle parti sociali, in qualche modo in contrapposizione alla politica. E’ l’inerzia del governo che ha messo in moto le parti sociali e qualche contraccolpo potrebbe verificarsi e sarà necessario essere pronti a evitare questo tipo di difficoltà.
Come sarà affare molto delicato la ricerca dell’accordo, perché certamente Cisl e Uil, ma nemmeno Confindustria vorranno perdere la faccia e l’ossatura dell’accordo del gennaio del 2009 non potrà essere fatta cadere. Sarà necessario prendere atto delle richieste della Cgil, coordinarle con quelle degli altri sindacati, aggiustarle tenendo presente gli obiettivi di ripresa della produttività e della competitività delle imprese. Un lavoro difficile, ma obbligato.
Epifani ha dato qualche indicazione. Due cose ha detto sabato e poi ripetuto appena ne ha avuto occasione. Regole e non deroghe, innovazione e non conservazione. Cose molto precise, che non sarà difficile rispettare. Perché è evidente che deve essere possibile coniugare il rispetto delle regole con la necessità della flessibilità e che tutti vogliono innovare le relazioni industriali perché siano più funzionali alla crescita e quindi al benessere. Quello che serve è sempre la volontà di fare e questa volta forse questa c’è, è forte, riuscirà a condurre tutti all’accordo finale. Si spera in tempi brevi. Il 4 ottobre si comincia a parlare, un mese dopo c’è il cambio al vertice della Cgil, poi potrebbero bastare poche settimane.

Massimo Mascini

Tags: ConfindustriaContrattiCgilUilCisl
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