In Valle di Susa, dopo l’assalto ai cantieri Tav di fine luglio, la tensione e l’attenzione delle forze dell’ordine rimane alta. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto con un forte monito sull’episodio e la Cisl, insieme alla sua federazione degli edili (la Filca), oltre a dare il suo pieno appoggio ai lavoratori impegnati nella realizzazione della Tav e alle forze dell’ordine aggredite nei recenti scontri, sta pensando a una iniziativa per metà settembre a sostegno della Tav e delle altre opere infrastrutturali in Piemonte. Il Diario del lavoro ha intervistato il segretario generale della Cisl Piemonte, Luca Caretti, uno dei promotori dell’iniziativa di solidarietà.
Caretti, recentemente avete annunciato di voler dare il vostro sostegno ai lavoratori del cantiere Tav, anche con una manifestazione per la prima metà di settembre
Si, il luogo e le modalità non le abbiamo ancora decise ma porteremo avanti questa iniziativa come Cisl e Filca Cisl, la nostra federazione degli edili, per dare continuità a quella che è la posizione del nostro sindacato da sempre. Sostenere le opere infrastrutturali è un tema fondamentale per il Piemonte, è la base per far ripartire il sistema anche dal punto di vista industriale e logistico, insomma è un tema strategico. Vogliamo dare la nostra solidarietà a quei lavoratori (circa una decina) che sono stati subito evacuati dal cantiere Tav di Chiomonte quando c’e’ stato l’assalto, e a tutte le forze dell’ordine impegnate da anni nel presidio dell’infrastruttura. Bisogna continuare a tenere al centro il tema delle opere infrastrutturali in Piemonte come uno degli elementi chiave per tornare a parlare di ripresa e di crescita.
Una situazione difficile, che vede da una parte la comunità contraria al progetto e dall’altro i lavori che si protraggono da ben 36 anni. Quali sono le azioni che si dovrebbero intraprendere per sbloccare la situazione?
Credo che a oggi molto sia stato fatto. Negli anni si è accompagnato il progetto con delle opere di compensazione destinate alla Valle, ai territori e ai comuni interessati dalla realizzazione della ferrovia ad alta velocità Torino-Lione. Ora si tratta di dare corso al progetto, di andare avanti con i lavori. Tutto quello che va fatto per rendere la costruzione della Tav il più compatibile possibile con le comunità della valle deve essere fatto, ci mancherebbe altro; però certamente non può essere che ci si fermi sotto la minaccia della violenza come è accaduto nelle scorse settimane. L’attacco al cantiere rappresenta un segnale preoccupante da questo punto di vista.
Avete mai registrato atti di violenza nei confronti dei lavoratori TAV?
No. Le violenze sono state fatte sui mezzi e le strutture del cantiere e sulle forze dell’ordine che li presidiano e alle quali va tutta la nostra vicinanza e riconoscenza per il loro lavoro. Al momento il cantiere non ha ancora una grande presenza di addetti. Ma quando in futuro la presenza aumenterà, l’impatto sarà maggiore. Noi dobbiamo riuscire a guardare avanti nel tempo, dobbiamo fare in modo che chi va a lavorare lo faccia in condizioni di sicurezza. Del resto, la costruzione dell’opera è un progetto che si è già deciso di portare a compimento, non è che si tratta di decidere nulla di nuovo. Il punto che ci interessa è creare le condizioni affinché le persone che vanno a lavorare nei cantieri siano nelle condizioni di andarci in sicurezza. E vorrei precisare che lavoratori sono anche i poliziotti che sono lì a garantire la sicurezza.
Una tensione che non accenna a diminuire e dove non si vede una facile via d’uscita.
Bisogna creare le condizioni. Sapendo che c’è chi è favorevole chi è contrario. Noi abbiamo preso una posizione chiara, netta. Come le ho detto prima, la Cisl e la sua federazione degli edili (la Filca) è da sempre a sostegno di questa opera infrastrutturale così importante e strategica per il Paese e la stessa Europa. Sappiamo che c’è qualcuno contrario. Ma il fatto è che la decisione è stata già presa e con questo punto fermo ribadiamo la strategicità dell’opera e il lavorare in sicurezza. Altrimenti, se passasse questa logica, si farebbe una manifestazione, un presidio, un assalto, un giorno sì e l’altro no quando non si vuole la costruzione di un’opera. Credo che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, abbia lanciato un messaggio preciso in questo senso.
Che cosa in particolare vi ha colpito dell’intervento del presidente?
Che quanto avvenuto sabato in Val di Susa, le leggo le sue parole esatte, è “inammissibile: sono chiamate in causa le basi stesse della convivenza democratica e non è accettabile alcuna esitazione né circospezione nel condannare e contrastare simili comportamenti aggressivi. La violenza – ha aggiunto – è un virus letale per la democrazia e per la vita sociale. Aggredisce la Costituzione chi la pratica, chi la predica, chi la giustifica”. È un messaggio chiaro, che è indirizzato a chi magari non condivide la scelta di costruire la TAV ma non può al contempo riversare su lavoratori tensioni che rischiano non di frenare l’opera, ma di creare dei danni alle persone che sono coinvolte.
Emanuele Ghiani



























