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Home - Camera - Commissione Lavoro, pubblico e privato

Commissione Lavoro, pubblico e privato

22 Ottobre 2009
in Camera

(Dal Resoconto Sommario)

Delega al Governo in materia previdenziale.
C. 2145/B Governo, approvato dalla Camera, modificato dal Senato e petizioni nn. 66, 129, 245, 627, 665 e 760.
(Seguito dell’esame e rinvio).

La Commissione prosegue l’esame, rinviato, da ultimo, nella seduta del 30 giugno 2004.

Pietro GASPERONI (DS-U) esprime perplessità in ordine alle modalità in cui viene esaminato il provvedimento, sul quale potrebbe essere posta la questione di fiducia anche alla Camera, mortificando così il dibattito parlamentare su uno dei provvedimenti caratterizzanti l’intera legislatura. Sottolineato come, con il medesimo, si rischi di modificare in senso negativo un sistema previdenziale che, dopo le innovazioni introdotte nel corso degli anni novanta, è stato giudicato tra i migliori in Europa, in quanto caratterizzato da flessibilità e sostenibilità finanziaria, ritiene che l’introduzione di rigidità sia da giudicare in senso negativo; evidenzia in particolare come gli incentivi per favorire la permanenza in servizio di quanti abbiano raggiunto i requisiti per la pensione rischino di produrre effetti negativi ai fini dell’occupazione, non soddisfacendo peraltro le richieste di quei lavoratori che preferirebbero ottenere il miglioramento delle prestazioni pensionistiche piuttosto che delle retribuzioni.
Sottolineato come si sarebbe dovuto attendere la scadenza del 2005, prevista dalla legge n. 335 del 1995, per verificare l’impatto sui conti pubblici della riforma previdenziale, evidenzia come in tale ambito non sussista un’immediata emergenza, ma occorra eventualmente intervenire in relazione alla ipotizzata gobba prevista negli anni 2030-2035, soprattutto facendo fronte alle esigenze poste dalle modifiche intervenute nel mercato del lavoro, con particolare riferimento a quella relativa alla continuità contributiva per i lavoratori precari. Evidenziato come la previsione del cosiddetto scalone nel 2008 penalizzerà ulteriormente lavoratori già colpiti dalle precedenti riforme pensionistiche, producendo iniquità, sottolinea, con riferimento alla previdenza complementare, come le parti sociali abbiano, nel corso delle loro audizioni presso la Commissione, sollecitato in particolare la modifica della norma sull’equiparazione di fondi negoziali, fondi aperti e piani pensionistici individuali, richiamando le caratteristiche più favorevoli dei fondi contrattuali con riferimento alle garanzie di rendimenti minimi ed a costi di gestione molto più contenuti.

Renzo LUSETTI (MARGH-U) dichiara, a nome del suo gruppo, un orientamento negativo sul testo licenziato dal Senato, evidenziando come l’esigenza di una modifica della legge n. 335 del 1995 avrebbe dovuto essere valutata dopo la verifica prevista nel 2005: ritiene pertanto che il provvedimento in esame non sia condivisibile sia per il merito sia per il metodo seguito, con particolare riferimento all’abbandono delle politiche di concertazione con le parti sociali in una materia che riguarda direttamente la vita di tutti i lavoratori. Evidenziato come l’atteggiamento del Governo abbia determinato il ricompattamento delle confederazioni sindacali, preoccupate dal rischio di delegittimazione, rileva come il rinvio al 2008 degli interventi previsti sia contraddittorio rispetto all’urgenza dichiarata dal Governo. Ritiene peraltro che le dimissioni del ministro dell’economia rendano incerto il quadro di riferimento politico, considerato che il provvedimento in esame rientra in una strategia di politica finanziaria che ha prodotto risultati fallimentari.
Evidenziato come, sul piano finanziario, l’annuncio del provvedimento di innalzamento dell’età pensionabile abbia già determinato la «fuga» di molti lavoratori, con evidenti oneri aggiuntivi per gli enti previdenziali, sottolinea altresì l’iniquità che si produrrà tra diverse categorie di lavoratori: coloro che andranno in pensione fra pochi anni, che sostanzialmente non risultano svantaggiati dalla riforma; coloro che si trovano al centro del loro periodo attivo, i quali subiranno gravi ripercussioni sulle prestazioni pensionistiche; i giovani, soprattutto se precari, che vedono allontanarsi l’obiettivo di una pensione minima adeguata. Proprio in relazione alle esigenze di questi ultimi, l’Ulivo ha predisposto una sorta di carta dei diritti dei giovani e dei precari per garantire loro prestazioni pensionistiche accettabili.
Evidenzia infine come la posizione della questione di fiducia rappresenterà un’ulteriore mossa sbagliata del Governo, in quanto impedirà un confronto costruttivo sugli emendamenti che l’opposizione presenterà, non con intenti ostruzionistici ma per apportare i necessari correttivi, suggeriti anche dalle parti sociali nel corso delle loro audizioni in Commissione.

Alfonso GIANNI (RC) richiama l’attenzione del relatore e del rappresentante del Governo sulla responsabilità politica che il Parlamento è chiamato ad assumersi, in maniera inusuale, in relazione al provvedimento in esame, in quanto esso produce un sensibile peggioramento del sistema previdenziale per i lavoratori attivi e per le generazioni future. Sottolinea come l’esigenza di un patto generazionale – argomento usato dalla maggioranza – sia condivisibile ma contraddittoria rispetto al testo, in quanto tale genere di solidarietà fra generazioni viene garantita solo dal sistema retributivo, nel quale i lavoratori in attività consentono il pagamento delle prestazioni pensionistiche. Il sistema contributivo, nella cui direzione va la delega in esame, corrisponde invece ad una diversa idea di società, fondata su principi individualistici e non solidaristici.
Evidenzia quindi il peggioramento netto delle prestazioni pensionistiche, che si produrrà con riferimento al cosiddetto tasso di sostituzione ma soprattutto per la cancellazione della liquidazione, che ha sinora rappresentato un’occasione unica di entrate straordinarie per i lavoratori con le retribuzione più basse; evidenzia altresì come le perdite dei fondi pensione causate dall’andamento dei mercati borsistici negli ultimi anni siano indicative dell’assenza di garanzie sulle loro prestazioni. Il meccanismo del silenzio-assenso per la destinazione del trattamento di fine rapporto comporterà pertanto lo spostamento di risorse ingenti sui mercati finanziari internazionali, che non offrono garanzie di rendimenti positivi.
Non essendo stati forniti dati certi sugli squilibri del sistema previdenziale, anche con riferimento alla preconizzata gobba negli anni 2030-2035, ritiene peraltro che le ragioni del provvedimento in esame risiedano nei processi di globalizzazione e sviluppo del capitalismo finanziario, che intende operare in tutti i settori sinora rientranti nel settore pubblico, come la sanità e la previdenza. Le obiettive esigenze sociali sono invece in senso contrario, richiedendo che la collettività si faccia carico dei periodi di inattività collegati alla precarizzazione dei rapporti di lavoro, attraverso la lotta all’evasione fiscale e contributiva, che non può attuarsi con la riduzione delle aliquote ma va invece perseguita sul piano culturale e migliorando la pubblica amministrazione.

Andrea DI TEODORO (FI) dichiara che, dopo l’intervento del deputato Gianni, intende rinunciare alle osservazioni di merito relative al provvedimento in esame che avrebbe voluto svolgere, in quanto ritiene sia emersa un’incolmabile diversità nelle impostazioni di fondo: da una parte, una visione marxista, per la quale tutto ciò che va nella direzione dell’individuo e della flessibilità, sfuggendo alla logica collettivista, rappresenta il male assoluto, per cui il sistema previdenziale deve essere affidato allo Stato; dall’altra, una visione liberale per la quale il singolo individuo è attore delle proprie scelte e costruisce responsabilmente il proprio futuro, effettuando scelte individuali sulle risorse di cui dispone. Evidenziato come la metafisica collettivista che si esprime nell’intervento che lo ha preceduto renda impossibile un confronto costruttivo con la maggioranza, ritiene auspicabile la posizione della questione di fiducia sul provvedimento in esame, come su altri provvedimenti che caratterizzino l’indirizzo politico del Governo, ritenendo non utili contributi dell’opposizione che derivano da un’impostazione ideologica diametralmente opposta a quella delle forze di maggioranza. Ritiene infatti sia compito del Governo giungere alla definizione della riforma del sistema previdenziale che liberi l’individuo dalla tirannia del sistema pubblico, affidando ai giovani il proprio destino.

Carmen MOTTA (DS-U), ricordato come lo stesso relatore abbia auspicato un confronto costruttivo con le forze di opposizione nel merito del provvedimento in esame, sottolinea come l’intervento del deputato Di Teodoro ipotizzi invece posizioni predefinite, che renderebbero addirittura inutile l’esame degli emendamenti. Precisa, in via preliminare, che le forze di opposizione sono invece disponibili ad un approfondimento delle problematiche relative ai rapporti tra l’evoluzione del mercato del lavoro ed il sistema previdenziale, non adottando pertanto atteggiamenti di chiusura pregiudiziale ed ostruzionistica. Evidenzia peraltro come un più costruttivo confronto, anche sulle aspettative di vita e gli equilibri di bilancio, avrebbe potuto svolgersi in occasione della verifica del sistema previdenziale prevista dalla legge n. 335 del 1995 per il prossimo anno. La legge finanziaria per il 2004 ha tuttavia determinato un irrigidimento, prevedendo sostanzialmente due soli interventi strutturali a sostegno della manovra finanziaria, quello sul sistema previdenziale e quello sui fondi per le imprese. Evidenziato come ciò non abbia in realtà consentito di evitare una manovra correttiva (che, secondo le dichiarazioni della maggioranza, non avrebbe dovuto esservi), sottolinea come i risparmi ipotizzati in tale ambito siano destinati al bilancio dello Stato, e non al sistema della previdenza e del welfare, dove pure occorrerebbe intervenire in relazione all’evoluzione del mercato del lavoro, con riferimento alla totalizzazione e alla ricongiunzione dei periodi contributivi, in particolare per la copertura dei periodi di inattività nel caso dei lavori precari.
Evidenzia quindi quelli che ritiene siano i punti più negativi della riforma: la disciplina dettata per i cosiddetti lavoratori precoci, quella per le donne e la previsione del nuovo «scalone». Per quanto concerne i primi, essi subiranno un aumento dell’età contributiva che va da cinque ad otto anni; le donne, per le quali dapprima era stata addirittura soppressa la pensione di anzianità, potranno andare in pensione a cinquantasette anni, ma con forti penalizzazioni sulle prestazioni pensionistiche dovute al sistema contributivo (la verifica prevista per il 2015 non potrebbe comunque far recuperare tali penalizzazioni); lo scalone, infine, determina rigidità nell’uscita, con un innalzamento netto dell’età per la pensione che non si è mai registrato in nessun paese europeo.
In conclusione, in relazione all’esigenza di introdurre quanto meno modifiche su tali punti qualificanti, si augura che la visione individualista, che rasenta il nichilismo, presentata dal deputato Di Teodoro sia poco condivisa all’interno della stessa maggioranza e sia pertanto possibile un confronto costruttivo sugli emendamenti che presenteranno i gruppi di opposizione.

Aldo PERROTTA (FI), condivisa l’impostazione generale del provvedimento, formula alcune perplessità specifiche. Al comma 2, lettera e), n. 5) si prevede che la contribuzione volontaria alle forme pensionistiche possa proseguire anche oltre i cinque anni dal raggiungimento del limite dell’età pensionabile, senza tuttavia indicare un termine finale. Al medesimo comma 2, lettera e), n. 10), si prevede che i fondi pensione possano dotarsi di linee di investimento tali da garantire rendimenti comparabile al tasso di rivalutazione del trattamento di fine rapporto, senza tuttavia indicare eventuali sanzioni per il caso in cui ciò non avvenga. Al comma 2, lettera n), si prevede il completamento del processo di separazione tra assistenza e previdenza, senza tuttavia indicare un termine temporale. Evidenzia quindi come non siano previste riduzioni, rispetto ai quarant’anni contributivi, per i lavori usuranti. Sottolinea poi come, al comma 18, si preveda che le disposizioni in materia di pensionamenti di anzianità vigenti prima dell’entrata in vigore del provvedimento continuino ad applicarsi, nei limiti del numero di 10 mila lavoratori beneficiari, di cui al successivo comma 19: ritiene che la previsione di un limite numerico in tale ambito sia improprio. Ritiene infine vada chiarito perché sia prevista la totalizzazione dei contributi da cinque anni in poi.

Il sottosegretario Alberto BRAMBILLA precisa che sussiste sempre la possibilità della ricongiunzione onerosa per periodi inferiori.

Roberto GUERZONI (DS-U) evidenzia il collegamento tra il provvedimento in esame e la situazione politica determinatasi con le dimissioni del ministro dell’economia: ritiene pertanto che il Presidente del Consiglio debba fornire chiarimenti alle Camere in ordine alla politica economica e finanziaria del Governo, nel cui ambito il disegno di legge delega in materia previdenziale riveste un ruolo particolarmente qualificante. Sottolinea inoltre, sempre sul piano del metodo, come la discussione parlamentare del provvedimento non debba essere falsata dalla posizione della questione di fiducia, che non consente un effettivo confronto, anche sulle ipotesi di modifica prospettate dalle parti sociali nel corso delle loro audizioni presso la Commissione.
Sul piano del merito, evidenzia lo stravolgimento della riforma n. 335 del 1995 determinato dal cosiddetto scalone, che giudica un errore di fondo incomprensibile, se non in base all’esigenza di fare cassa. Sottolinea altresì le iniquità che si determinano a carico dei lavoratori, indicando quale caso esemplificativo quello di un lavoratore di 57 anni che, avendo maturato 35 anni di contributi nel 2011, dovrà attendere ancora 5 anni per il pensionamento. Ritiene infine che il punto più critico sia rappresentato dall’equiparazione dei fondi contrattuali e delle forme assicurative individuali, che fanno registrare costi di gestione più alti che ricadrebbero sulle spalle dei lavoratori. Auspica infine un costruttivo confronto sugli emendamenti che verranno presentati dai gruppi di opposizione.

Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, sospende brevemente la seduta.

La seduta, sospesa alle 14, è ripresa alle 14,30.

Luigi MANINETTI (UDC), relatore, intervenendo in sede di replica, rileva che sia nel corso degli interventi svolti che durante le audizioni è emersa la generale condivisione della necessità di intervenire sul sistema pensionistico, salvo poi sottolineare ognuno gli specifici aspetti da modificare. Sottolinea peraltro che molte delle obiezioni che sono state sollevate riguardano in generale la disciplina previdenziale e non le misure previste nel disegno di legge, che tramite la delega al Governo risolve in termini moderni alcuni dei problemi più scottanti, prevedendo incentivi per chi rimane in servizio, rafforzando la disciplina del secondo pilastro della previdenza e completando il processo di separazione tra assistenza e previdenza.
Dal punto di vista parlamentare, sottolinea che se verranno forniti in sede emendativa suggerimenti condivisibili e quantitativamente compatibili con l’avanzato iter del provvedimento, si potrà procedere ad una adeguata valutazione degli emendamenti stessi. Infatti sussistono al momento le condizioni per cui la Commissione possa procedere nei tempi previsti all’esame del disegno di legge, valutando la possibilità di alcuni interventi correttivi.

Il sottosegretario Alberto BRAMBILLA, intervenendo a conclusione dell’esame preliminare, sottolinea che il sistema di incentivi previsto nel disegno di legge risponde anche all’obiettivo di aumentare il tasso di occupazione, come concordato negli accordi di Lisbona. Con la disciplina contenuta nel disegno di legge, relativamente alla previdenza obbligatoria, si può optare tra proseguire nell’attività lavorativa ricevendo anche il 33 per cento dei contributi che non vengono più versati, ovvero proseguire la contribuzione ai fini di un trattamento previdenziale più consistente.
L’età media dei pensionamenti arriverà in Italia a circa 59 anni, allineandosi alla media europea che è di circa 60 anni. Gli interventi di modifica al sistema previdenziale vanno valutati con un’ottica di lungo periodo. Ad esempio, solo una decina di anni fa sembrava naturale accedere alla pensione con un’anzianità di servizio di 14 anni, 6 mesi e 1 giorno e chi propose la modifica di tale normativa fu accusato di distruggere il sistema del Welfare. Oggi una simile disciplina sembrerebbe anomala a chiunque.
Per quanto riguarda l’innalzamento dell’età, si può discutere sulla gradualità o meno della misura, ma va tenuto conto che si parte dalla disciplina attuale, che è entrata a regime dal 1o gennaio 2004. Tutti vanno quindi in pensione ormai con 57 di età e 35 anni di contributi. Utilizzando il metodo di innalzare ogni 18 mesi l’età pensionabile di 1 anno, si arriverebbe nel 2008 più o meno allo stesso risultato che prevede il disegno di legge, tramite il cosiddetto scalino. In tutta Europa è stata alzata l’età pensionabile, che è stata elevata a 61 in Francia e Germania e addirittura a 65 anni in Svezia, nonostante il sistema contributivo. Occorre pertanto adeguare la disciplina nazionale alla tendenza demografica che segna un continuo aumento della speranza di vita, aumentata di 2,6 anni rispetto alle stime prese in considerazione nel 1995.
Altro punto ineludibile è la necessità di introdurre un maggior collegamento tra l’entità dei contributi versati e il trattamento finale, come emergeva anche dalle conclusioni della Commissione da lui stesso presieduta. Per alcune categorie infatti, il sistema dei contribuiti consente di coprire solo 5 anni di trattamento previdenziale, rispetto ai 28 anni mediamente fruiti. Occorre poi chiarire che il sistema contributivo non penalizza i redditi più bassi. La retribuzione degli operai e dei salariati ha infatti un andamento tendenzialmente piatto, per cui il sistema retributivo basato sull’entità delle ultime retribuzioni favorisce chi negli ultimi anni riesce a spuntare retribuzioni più alte.
Con riguardo alla previdenza complementare, il punto da cui partire è la necessità, specie per categorie come i lavoratori autonomi, i liberi professionisti e i parasubordinati, di costruirsi una copertura integrativa. Il disegno di legge introduce un quadro normativo di maggiore certezza, consentendo a tutti, indipendentemente dal proprio reddito, di versare fino a 5.164 euro per la previdenza complementare. Inoltre si disciplinano i fondi assicurativi, che sino ad oggi hanno operato in assenza di adeguata normazione, con il risultato di caricare sull’assicurato commissioni che hanno raggiunto anche la quota dell’80 per cento del primo versamento. Si prevede quindi un’unica autorità di vigilanza, con le medesime regole per tutti i fondi.

Antonino LO PRESTI (AN) chiede quali misure siano previste per equilibrare il rapporto tra lavoratori in servizio e lavoratori in pensione.

Il sottosegretario Alberto BRAMBILLA ritiene che gli attuali andamenti dell’incremento demografico rendano impossibile un simile riequilibrio. Il sistema previdenziale può però conservare efficacia rafforzando, come già detto, il collegamento tra contributi e trattamento previdenziale.

Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, dichiara concluso l’esame preliminare e rinvia il seguito dell’esame alla seduta di domani.

Lavoro prestato all’estero.
C. 1129 Benvenuto, C. 4365 Maninetti.
(Seguito dell’esame e rinvio).

La Commissione prosegue l’esame, rinviato, da ultimo, nella seduta del 15 maggio 2004.

Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, sostituendo la relatrice, ricorda che nell’ultima seduta era stato adottato il testo-base. Non essendo stati presentati emendamenti, propone di inviarlo alle Commissioni competenti per il parere.

La Commissione concorda.

Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, rinvia quindi il seguito dell’esame ad altra seduta.

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