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Home - Camera - Commissione Lavoro, pubblico e privato

Commissione Lavoro, pubblico e privato

22 Ottobre 2009
in Camera

(Dal Resoconto Sommario)

ATTI DEL GOVERNO


Giovedì 15 settembre 2005. – Presidenza del vicepresidente Angelo SANTORI.

La seduta comincia alle 8.30.

Schema di decreto legislativo recante disciplina delle forme pensionistiche complementari.
Atto n. 522.
(Seguito dell’esame e rinvio).

La Commissione prosegue l’esame, rinviato, da ultimo, nella seduta del 27 luglio 2005.

Cesare CAMPA (FI) condivide l’organizzazione dei lavori predisposta dal presidente Benedetti Valentini, che consente l’esame da parte della Commissione dello schema di decreto legislativo sulle forme pensionistiche complementari nel testo presentato dal Governo, pur nella consapevolezza di probabili modifiche da inserirvi a seguito degli incontri in corso tra le parti sociali, considerato che lo stesso ministro del lavoro ha più volte ribadito, da ultimo nella sua audizione parlamentare di ieri, che la riforma sarà concretamente attuabile solo con la convinta adesione delle parti sociali.
Osserva quindi come, per il provvedimento in esame, la procedura seguita dal Governo per la definizione del testo risponda pienamente alle richieste dell’opposizione ispirate ad un principio di concertazione, cui si sta dando effettiva attuazione. Auspica peraltro che tale iter di definizione del testo consenta davvero innanzitutto la tutela dei diritti dei lavoratori, piuttosto che la difesa di interessi corporativi o settoriali. Segnala a tale riguardo i rischi collegati a eventuali condizioni di privilegio per i fondi chiusi, che non garantirebbero la libertà di scelta del lavoratore sulla destinazione del proprio TFR: ciò potrebbe verificarsi con la sostituzione degli «accordi tra le parti» con gli «accordi tra le associazioni sindacali comparativamente più rappresentative dei lavoratori e i datori di lavoro o le loro rappresentanze», ma, soprattutto, riservando il contributo del datore di lavoro ai soli iscritti ai fondi chiusi, rendendo così non conveniente l’adesione a diverse forme previdenziali, come i fondi aperti o quelli assicurativi.
Modifiche in tal senso potrebbero avere conseguenze gravi sul piano giuridico, ponendosi in contrasto con i principi della legge delega approvata dal Parlamento, in cui si afferma in modo non equivoco il diritto alla libera e responsabile scelta del singolo lavoratore riguardo alla destinazione del TFR alle varie forme di previdenza complementare, sia nella fase di prima adesione sia successivamente. La delega prevede inoltre chiaramente che, qualora il lavoratore abbia diritto ad un contributo del datore di lavoro da destinare alla previdenza complementare, detto contributo affluisca alla forma pensionistica prescelta dal lavoratore o alla quale egli intenda trasferirsi.
Sul piano della concorrenza, inoltre, i fondi chiusi potrebbero giungere a configurare posizioni monopolistiche, perdendosi così i vantaggi assicurati ai lavoratori da condizioni di libera concorrenza. La previsione del silenzio-assenso assumerebbe così un significato diverso rispetto all’impostazione della legge delega, in quanto il TFR del lavoratore silente verrebbe trasferito d’ufficio al fondo di categoria e a tale lavoratore non sarebbe successivamente consentito di riportare il TFR in azienda né di destinarlo ad altra forma pensionistica, pena la perdita del contributo del datore di lavoro.

Angelo SANTORI, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell’esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 8.45.


SEDE CONSULTIVA


Giovedì 15 settembre 2005. – Presidenza del vicepresidente Angelo SANTORI.

La seduta comincia alle 8.45.

Semplificazione e riassetto normativo per l’anno 2005.
C. 5864 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alla I Commissione).
(Seguito dell’esame e conclusione – Parere favorevole con osservazione).

La Commissione prosegue l’esame, rinviato nella seduta di ieri.

Carmen MOTTA (DS-U) richiama l’attenzione del relatore sull’articolo 6, che conferisce al Governo una delega per il riassetto normativo delle disposizioni vigenti in materia di pari opportunità. Ricordato come lo stesso relatore avesse sottolineato che l’ambito di applicazione dell’intervento di riassetto non è limitato alla materia delle pari opportunità tra donne e uomini, ma coinvolge la normativa relativa al contrasto di ogni forma di discriminazione, basata, oltre che sul sesso, sulla razza, l’origine etnica e così via, ritiene opportuno il riassetto normativo della materia, per la quale il programma del Consiglio dei ministri relativo alla semplificazione aveva anche previsto un codice. Considerato tuttavia che il disegno di legge in esame, all’articolo 6, prevede un consistente ampliamento della materia oggetto della delega, invita il relatore ad inserire nella sua proposta di parere un’osservazione tendente a prevedere che, entro i novanta giorni antecedenti all’emanazione degli schemi di decreti legislativi, il Governo trasmetta al Parlamento una relazione in cui si indicano tutte le disposizioni vigenti in materia di pari opportunità e le modalità con le quali s’intende dare attuazione ai principi di delega. Ciò consentirebbe al Parlamento di avere maggiore consapevolezza della materia delegata e di offrire un contributo maggiormente costruttivo.

Cesare CAMPA (FI), relatore, osserva che, ai sensi dell’articolo 6, il Governo è delegato ad adottare uno o più decreti legislativi per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di pari opportunità secondo le procedure previste all’articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni.

Roberto GUERZONI (DS-U) osserva che le procedure di cui all’articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, non prevedono la trasmissione da parte del Governo di una relazione sulle disposizioni vigenti in materia di pari opportunità prima dell’emanazione degli schemi dei decreti legislativi, che risulterebbe invece opportuna.

Cesare CAMPA (FI), relatore, accolta la proposta dei deputati Motta e Guerzoni, formula una proposta di parere favorevole con osservazione (vedi allegato).

La Commissione approva la proposta di parere del relatore.

La seduta termina alle 9.


Istituzione del reddito sociale.
C. 872 Bertinotti, C. 13 iniziativa popolare e C. 2575 Cento.
(Seguito dell’esame e conclusione).


La Commissione prosegue l’esame, rinviato, da ultimo, nella seduta del 26 luglio 2005.

Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, avverte che sono stati espressi i pareri delle Commissioni competenti in sede consultiva; in particolare, la V Commissione bilancio ha espresso parere contrario.

Dario GALLI (LNFP), relatore, ribadisce il proprio orientamento contrario sul provvedimento in esame, anche alla luce dei pareri espressi dalle Commissioni competenti in sede consultiva, in particolare il parere contrario della V Commissione bilancio relativamente ai profili di copertura finanziaria del provvedimento.

Roberto GUERZONI (DS-U) evidenzia come, a parte il parere contrario della V Commissione bilancio per gli aspetti di copertura, le altre Commissioni abbiano espresso parere favorevole o nulla osta, sebbene con condizioni, mostrando disponibilità al confronto sulla materia, mentre nella sede della XI Commissione, competente per il merito, si è registrata una netta chiusura al confronto su una questione che è di grande rilevanza sociale, considerato le condizioni di difficoltà economica in cui si trovano ampie fasce della popolazione. Ritiene pertanto che la Commissione debba conferire al relatore un mandato a riferire favorevolmente sul provvedimento.

Andrea DI TEODORO (FI) condivide l’orientamento contrario del relatore sul provvedimento in esame, auspicando che la discussione in sede di Assemblea riceva una sufficiente copertura dei mezzi d’informazione, considerato che sul provvedimento, ispirato ad un’impostazione economica e sociale propria del gruppo di Rifondazione comunista, sembra esservi il consenso del gruppo DS, il quale aspira ad essere la forza di maggioranza relativa nella prossima legislatura. Ritiene in proposito che, per forze che si candidano a governare il paese, sia del tutto controproducente sostenere norme come quelle recate dall’articolo 13 del testo in esame, che prevedono l’abrogazione di sgravi fiscali, incentivi, crediti di imposta, contributi capitari a favore delle aziende a fronte di nuove assunzioni e di avviamento e ampliamento di attività produttive, con la sola eccezione del contributo previsto per l’assunzione di lavoratori in mobilità, degli sgravi contributivi per l’assunzione di lavoratori in Cassa integrazione straordinaria da più di due anni e della proroga delle agevolazioni contributive per la trasformazione del rapporto di lavoro degli apprendisti a tempo indeterminato. L’articolo 14, relativo alla copertura finanziaria, introduce inoltre una nuova tassa dello 0,3 per cento del totale dei capitali trasferiti in paesi esteri. Pur comprendendo che il gruppo di Rifondazione comunista conduca con il provvedimento una propria battaglia di identità e testimonianza, si domanda come norme siffatte possano essere sostenute dal gruppo DS, candidato al governo del paese.

Alfonso GIANNI (RC) condivide le osservazioni del deputato Guerzoni relativamente al parere espresso dalle Commissioni competenti in sede consultiva, ritenendo in proposito che – a parte quello della Commissione Bilancio a seguito del quale potrebbero individuarsi nuove forme di copertura – potrebbero essere accolte le condizioni poste, in particolare nel caso della I Commissione Affari costituzionali, che trova fondamento in quanto emerso nel corso delle audizioni dei rappresentanti delle regioni che hanno legiferato sulla materia. Quanto alla copertura finanziaria proposta nel testo, sottolinea come essa rappresenti in qualche modo una scommessa sul futuro analoga a quella del Governo che intende coprire gli sgravi IRAP tramite il recupero dell’evasione fiscale. Il meccanismo di copertura proposto dall’articolo 13 è però ispirato a significative finalità sociali: favorire l’assunzione dei lavoratori in mobilità e in Cassa integrazione straordinaria da più di due anni, nonché a trasformare da precari in stabili i rapporti di lavoro.

Cesare CAMPA (FI), condiviso l’orientamento contrario del relatore sul provvedimento in esame, osserva che possono ritenersi condivisibili le osservazioni del deputato Guerzoni in ordine all’esigenza di un confronto effettivo sulla materia dallo stesso affrontata, augurandosi che ciò possa avvenire nel corso del dibattito in Assemblea, superando l’atteggiamento ostruzionistico che sta attualmente caratterizzando le scelte dell’opposizione.

La Commissione delibera quindi di conferire al deputato Dario Galli il mandato a riferire in senso contrario all’Assemblea sul provvedimento in esame.

Alfonso GIANNI (RC) dichiara che intende svolgere il ruolo di relatore di minoranza.

Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, si riserva di designare i membri del Comitato dei nove sulla base delle indicazioni dei gruppi.

La seduta termina alle 15.10.


ATTI DEL GOVERNO


Giovedì 15 settembre 2005. – Presidenza del presidente Domenico BENEDETTI VALENTINI.

La seduta comincia alle 15.10.

Schema di decreto legislativo recante disciplina delle forme pensionistiche complementari.
Atto n. 522.
(Seguito dell’esame e rinvio).

La Commissione prosegue l’esame, rinviato, da ultimo, nella seduta antimeridiana di oggi.

Roberto GUERZONI (DS-U) osserva preliminarmente che, sulla materia in esame, è d’importanza decisiva l’esito delle trattative tra le parti sociali, come evidenziato dallo stesso Ministro del lavoro nella sua audizione di ieri. Rileva quindi come il suo gruppo, pur avendo contrastato l’approvazione della delega di riforma previdenziale, in quanto essa eliminava un’opportuna flessibilità nei requisiti di età anagrafica e contributiva per il pensionamento, ha sempre considerato necessario favorire un effettivo decollo della previdenza complementare già a partire dalla riforma del sistema pensionistico del 1995. Ribadisce pertanto che sarebbe stato opportuno uno stralcio dalla delega previdenziale della materia per consentire un più adeguato approfondimento delle norme in materia di secondo pilastro della previdenza. Evidenziato peraltro come si sia ormai giunti alla scadenza dei termini previsti dalla delega, ritiene si possano subito chiarire alcuni punti relativamente al testo in esame, sebbene siano prevedibili significative modifiche dello stesso per gli esiti del confronto tra le parti sociali.
Richiamando in primo luogo l’avviso comune già formulato dalle parti sociali, osserva quindi come non venga attualmente precisata in maniera chiara la distinzione tra fondi negoziali e forme pensionistiche private, permanendo in proposito un’ambiguità anche di carattere lessicale. Ritiene inoltre che il meccanismo del silenzio-assenso debba essere orientato ad incentivare i fondi negoziali, in ragione della loro specifica natura, destinando soltanto ad essi i contributi determinati sulla base della contrattazione. Ricorda in proposito come il Ministro del lavoro abbia ieri compiuto un passi in avanti in tale direzione, non giungendo all’esclusività ma ipotizzando che la destinazione del contributo datoriale sia quella definita in sede contrattuale.
Quanto agli incentivi fiscali in favore dei lavoratori, ritiene vadano accresciuti e modulati al fine di incentivare in misura relativamente maggiore i giovani ed i livelli più bassi di retribuzione verso la previdenza complementare. Quanto all’articolo 11, comma 7, sottolinea l’opportunità di modifiche che consentano di assicurare almeno quanto già attualmente previsto, consentendo agli aderenti alle forme pensionistiche complementari di richiedere un’anticipazione per un importo pari al 75 per cento per l’acquisto della prima casa di abitazione; appaiono inoltre troppo restrittivi i termini richiesti per il riscatto delle posizioni.
Evidenziato infine come sarà necessario garantire le necessarie risorse finanziarie con i dovuti strumenti normativi per assicurare un effettivo decollo della previdenza complementare, si riserva più puntuali osservazioni a seguito delle modifiche che verranno proposte dal Governo sulla base del confronto in corso tra le parti sociali.

Andrea DI TEODORO (FI) dichiara di condividere l’intervento svolto dal deputato Campa nel corso della seduta antimeridiana, evidenziano il rischio della possibile riduzione di spazi di libertà individuale e di concorrenza a seguito delle proposte di modifica prospettate dalle parti sociali, che appaiono peraltro contrastanti con principi enunciati nella delega previdenziale approvata dal Parlamento. Ritiene che tale rischio emerga con particolare evidenza nell’ipotesi che il contributo del datore di lavoro possa essere riservato ai soli iscritti ai fondi chiusi, rappresentando questo un cedimento all’interesse delle organizzazioni sindacali a costituire posizioni monopolistiche nella gestione della previdenza complementare. Si augura pertanto che vi siano possibilità di ripensamento a tale riguardo e che la Commissione possa offrire un proprio contributo per la tutela degli interessi dei lavoratori che sarebbero maggiormente garantiti in presenza di condizioni di libera concorrenza tra le diverse forme di previdenza complementare.

Antonino LO PRESTI (AN) osserva che occorre tutelare la libertà di scelta dei lavoratori tenendo presente che il Governo ha scelto la via, in qualche modo obbligata, di ricercare la condivisione delle parti sociali. Osserva in proposito che un lavoratore che aderisca ad un’organizzazione sindacale conferisce alla stessa una delega a rappresentarlo, anche relativamente alle forme pensionistiche, e che il sistema di relazioni industriali del paese è fondato su consolidati principi di rappresentanza e rappresentatività. Ritiene pertanto che, superando polemiche non utili ad una positiva conclusione dell’iter del provvedimento, occorra prendere atto dell’impegno dimostrato dal Governo per la definizione di una riforma estremamente importante per il Paese, in linea con gli indirizzi delle istituzioni europee. In altra sede e in altro momento si potrà discutere del ruolo – spesso oltre le righe – dei sindacati nella storia politica del Paese, ma il complesso delle relazioni industriali non può essere fatto gravare su un provvedimento che viene incontro alle esigenze di sicurezza sociale di intere generazioni.

Dario GALLI (LNFP) sottolinea come l’importanza ed il ruolo delle organizzazioni sindacali vadano ridimensionati tenendo conto dell’attuale realtà del paese, profondamente modificata rispetto a quella di qualche decennio addietro: oggi, infatti, gli aderenti alle organizzazioni sindacali sono in gran parte pensionati, mentre i più giovani non ritengono che esse tutelino davvero i loro interessi e svolgano piuttosto un ruolo politico. La percentuale di lavoratori oggi rappresentati dai tre sindacati maggiori è inferiore ad un quinto, per cui occorre che anche a livello legislativo si cominci a tenere conto del mutato quadro delle reali relazioni industriali. A seguito di una deindustrializzazione le cui cause sono profonde e certamente non imputabili all’attuale maggioranza, la realtà del mercato del lavoro e della società è profondamente cambiata, con una brusca diminuzione dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Occorre pertanto individuare nuove forme di rappresentanza reale degli interessi dei cittadini, tenendo presente a tale riguardo come il blocco sociale che sostiene l’attuale maggioranza non si riconosca nella funzione svolta attualmente dalle organizzazioni sindacali.

Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell’esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 16.



 

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