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Il Diario del Lavoro

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Home - Senato - Commissione Lavoro, previdenza sociale

Commissione Lavoro, previdenza sociale

22 Ottobre 2009
in Senato

(Dal Resoconto Sommario)

200a Seduta

Presidenza del Presidente
ZANOLETTI
Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Viespoli.

La seduta inizia alle ore 15,15.

IN SEDE CONSULTIVA

(2513) Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2004 e bilancio pluriennale per il triennio 2004 – 2006
– (Tab. 4) Stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per l’anno finanziario 2004
(2512) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2004)
(Rapporto alla 5a Commissione. Seguito e conclusione dell’esame congiunto. Rapporto favorevole con osservazioni.)

Si riprende l’esame congiunto sospeso nella seduta pomeridiana del 9 ottobre scorso.

Il PRESIDENTE ricorda che nella seduta del 9 ottobre scorso sono stati effettuati gli interventi di replica del Relatore e del rappresentante del Governo, in ordine ai disegni di legge in titolo.
Informa inoltre la Commissione che non è stata presentata, entro il termine prefissato per giovedì 9 ottobre alle ore 13, alcuna proposta emendativa al disegno di legge di bilancio, né alcun ordine del giorno riferito alle materie di competenza della Commissione.

Il senatore BATTAFARANO (DS-U) evidenzia preliminarmente che il ministro Tremonti, nella recente esposizione economico-finanziaria al Senato e in altre occasioni, ha sottolineato la sussistenza di una stretta connessione tra la riforma previdenziale e la manovra di finanza pubblica per il 2004, dichiarando successivamente, nel corso di una recente audizione presso la 5a Commissione permanente del Senato, di non essere a conoscenza della circostanza della mancata presentazione, al momento, dell’emendamento governativo in materia previdenziale, preannunciato dall’Esecutivo stesso.
In base a tale ultima dichiarazione, sarebbe stato ragionevole ipotizzare la presentazione del sopra citato emendamento in tempi brevi, ma tale evento, invece, non si è ancora verificato. Conseguentemente, non essendo ancora pervenuta in Parlamento la proposta emendativa in questione, risulta del tutto inopportuno procedere nell’esame dei disegni di legge in titolo, in quanto il quadro cognitivo sotteso ad un eventuale rapporto della Commissione risulterebbe nel caso di specie carente ed inadeguato.
D’altra parte, lo stesso Presidente del Senato si è impegnato a sollecitare l’Esecutivo per garantire la conoscibilità in tempi rapidi del testo dell’emendamento in questione, il contenuto del quale, peraltro, è stato già reso noto al Fondo monetario internazionale nonché alle competenti istituzioni comunitarie, e in particolare al commissario Pedro Solbes.
L’oratore propone pertanto di procedere ad un breve rinvio della trattazione dei disegni di legge in titolo e annuncia la presentazione di uno schema di rapporto sottoscritto anche dai senatori Treu, Ripamonti e Pagliarulo del seguente tenore:

“La 11ª Commissione, esaminati, per le parti di competenza, i disegni di legge in titolo,
premesso che:
nella generale mancanza di credibili politiche per lo sviluppo idonee a sostenere i consumi delle famiglie e il potere d’acquisto dei salari, l’inconsistenza degli interventi in materia previdenziale e sociale contenuti nel disegno di legge finanziaria per il 2004 assume un rilievo del tutto particolare;
infatti, se per un verso alcune enfatizzate misure sociali del Governo sono cadute nell’oblio senza aver prodotto gli esiti annunciati, per altro verso la manovra finanziaria 2004 non sembra rilanciare il profilo sociale dell’azione di Governo, limitandosi a proporre misure di tono minore e di modesto contenuto finanziario;
tra i casi di più vistoso abbandono di obiettivi riformatori già annunciati nel corso dell’attuale legislatura, si segnalano innanzitutto il mancato innalzamento di tutte le pensioni fino alla soglia del milione di lire mensili e la mancata riforma dei trattamenti di disoccupazione;
in particolare, nel caso del prospettato incremento dei trattamenti pensionistici al di sotto del milione di lire mensili, a fronte di una platea di potenziali beneficiari pari a 7,6 milioni di persone, gli effetti della misura contenuta nella Finanziaria 2002 (articolo 38, legge n. 448 del 2001) hanno di fatto raggiunto appena 1,4 milioni di pensionati, cioè soltanto il 18 per cento dei destinatari. Si tratta di un risultato tanto più negativo per la credibilità dell’azione pubblica, in quanto esprime il tradimento di un’aspettativa prima fortemente alimentata, poi ridimensionata e infine del tutto trascurata; un’aspettativa, per di più, nutrita da una categoria tipicamente debole, quale quella dei pensionati al minimo;
da allora, la questione della povertà e marginalizzazione sociale dei pensionati al minimo non solo è rimasta senza alcuna risposta, ma si è addirittura estesa, per effetto della forte spinta inflazionistica e dei rincari che hanno colpito pesantemente i settori della spesa più sensibili per i pensionati: i generi alimentari e le tariffe. Come è evidente, dunque, anche il milione al mese promesso e negato alla maggior parte dei pensionati al minimo, sarebbe oggi già del tutto insufficiente, come dimostra la recente indicazione dell’Istat che ha individuato in 800 euro mensili la soglia di povertà per una famiglia di due persone;
ciò nondimeno, la manovra finanziaria per il 2004 – intesa come il combinato disposto del disegno di legge finanziaria e del decreto-legge n. 269 del 2003 – non reca alcuna nuova risorsa per il finanziamento delle pensioni integrate al minimo (di cui al decreto legislativo n. 503 del 1992), ma semmai annuncia, attraverso l’articolo 42 del decreto-legge n. 269 del 2003, una “stretta” sui trattamenti d’invalidità, con finalità di risparmio e di equità che sarebbero pienamente condivisibili se solo vi fosse un credibile investimento in politiche sociali e d’assistenza per gli anziani non autosufficienti e per le loro famiglie;
un altro fronte sociale apparentemente “dismesso” dalle politiche sociali del Governo è rappresentato dalla riforma degli ammortizzatori sociali. Attraverso la sottoscrizione con le parti sociali del cosiddetto Patto per l’Italia, avvenuta nel luglio 2002, il Governo si era infatti impegnato a disporre, già nella Finanziaria del 2003, un incremento dell’indennità di disoccupazione in vista di una generale riforma degli strumenti di sostegno e integrazione al reddito. Il Patto prevedeva, in particolare, che a tal fine fossero intanto destinati 700 milioni di euro all’anno, da reperire nell’ambito della manovra finanziaria per il 2003. In realtà, eludendo lo spirito e la lettera del Patto per l’Italia, la Finanziaria 2003 non recò alcun immediato intervento sugli ammortizzatori sociali e quegli importi furono iscritti solo nel Fondo speciale di parte corrente (Tabella A), destinato al finanziamento di legge di spesa future. Nessuna iniziativa legislativa in materia ha nel frattempo raggiunto l’approvazione (lo stralcio del disegno di legge delega in materia di lavoro è tuttora pendente al Senato) e quell’impegno, nonché le risorse ad esso destinate, sono scomparsi dall’agenda del Governo;
il disegno di legge finanziaria per il 2004, infatti, si limita quest’anno a replicare l’appostazione in Tabella A delle medesime risorse già previste dalla legge finanziaria per il 2003, con la differenza che tra le finalizzazioni degli stanziamenti del Ministero del lavoro compare ora non soltanto l’incremento dei trattamenti di disoccupazione, ma anche il finanziamento dell’assegno per il secondo figlio, introdotto dall’articolo 21 del decreto-legge n. 269 del 2003, con la conseguente erosione del plafond effettivamente disponibile;
inoltre, il disegno di legge finanziaria non prevede alcuna nuova disposizione di spesa per il rinnovo delle CIGS e dei trattamenti di integrazione salariale e di mobilità in scadenza al 31 dicembre 2003 per numerose categorie di lavoratori, quali quelli di imprese commerciali con più di 50 addetti, del settore turismo e vigilanza, di aziende appaltatrici di impianti telefonici, dipendenti di aziende in liquidazione interessate da accordi di programma o da contratti d’area. Né sono previsti finanziamenti di sostegno all’accesso alla pensione dei lavoratori impegnati in mansioni particolarmente usuranti;
altrettanto carente risulta il disegno di legge finanziaria 2004 sotto il profilo degli incentivi all’occupazione, in particolare all’occupazione giovanile e all’autoimpiego. In particolare, non sono previste risorse aggiuntive da destinare alla formazione professionale qualificata e all’avviamento di un’attività professionale o imprenditoriale;
a fronte di queste significative omissioni in materia di politiche sociali, il disegno di legge finanziaria propone all’articolo 16 l’introduzione di una nuova misura di sostegno al reddito per i più bisognosi, nella forma di un cosiddetto “reddito di ultima istanza”. Si tratta di una riedizione, sotto nuovo nome, di un istituto introdotto dai governi dell’Ulivo nel corso dell’ultima legislatura: il reddito minimo di inserimento. In particolare, il decreto legislativo 18 giugno 1998, n. 237, aveva introdotto con successo tale strumento – in via sperimentale e limitatamente ad alcune aree del territorio – secondo un modello d’intervento graduale e pienamente rispettoso delle competenze degli enti territoriali in materia di assistenza, come riaffermate dalla riforma del Titolo V dalla Costituzione (legge costituzionale n. 3 del 2001);
con tutt’altro spirito, dunque, il Governo si inserisce nella stessa materia, con una nuova disciplina che prescinde totalmente dall’esperienza già maturata, secondo un modello del tutto vago di concorrenza “al finanziamento delle regioni che istituiscono il reddito di ultima istanza quale strumento di accompagnamento economico ai programmi di reinserimento sociale, destinato ai nuclei familiari a rischio di esclusione sociale ed i cui componenti non siano beneficiari di ammortizzatori sociali” (articolo 16, comma 1). L’aspetto più problematico, anche sotto il profilo dei rapporti con le regioni, è costituito dal finanziamento di tale strumento. Non è infatti prevista una dotazione ad hoc, ma solo un accesso al Fondo nazionale per le politiche sociali, peraltro “nei limiti delle risorse preordinate allo scopo dal Ministero del lavoro”. Il rischio è che il nuovo strumento sottragga al Fondo risorse e che tale operazione si traduca indirettamente in un maggiore onere per le finanze regionali. Infine, le modalità di attuazione della nuova disciplina sono rimesse ad uno o più decreti del Ministro del lavoro, senza alcuna previsione né di un termine temporale certo, né di alcuna forma di partecipazione o consultazione delle regioni e degli enti locali, in spregio ai principi costituzionali di concorrenze e sussidiarietà;
per quanto riguarda le disposizioni di cui all’articolo 17, in materia di previdenza complementare, si rileva che esse introducono benefici fiscali a favore dei fondi pensione in situazione di squilibrio, preesistenti all’entrata in vigore del decreto legislativo n. 124 del 1993, connotandosi quindi come un intervento limitato ad un ambito ristretto e non di semplificazione e di effettiva incentivazione;
con riferimento agli stanziamenti disposti nelle Tabelle allegate al disegno di legge finanziaria, si rileva come nella Tabella C risultino del tutto insufficienti le previsioni di spesa per la formazione professionale che, continua a occupare una posizione del tutto marginale in un contesto già fortemente depauperato; alla medesima Tabella C non figura inoltre alcun nuovo stanziamento a sostegno degli asili nido pubblici, confermando la volontà del Governo di perseguire una linea di maggior favore nei confronti delle strutture private; mentre, con riguardo alle risorse destinate al Fondo per l’occupazione, di cui alla Tabella D, si deve registrare una forte contrazione;
infine, con riguardo al pubblico impiego dei comparti statale e non statale, considerato che:
a fronte di un allarmante andamento dell’indice dei prezzi al consumo, le risorse previste all’articolo 10 per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego, facendo riferimento ad un tasso di inflazione programmata che il Governo non ha inteso adeguare nell’ambito della Nota di aggiornamento al Documento di programmazione economico-finanziaria, risultano insufficienti per adeguare le retribuzioni all’inflazione reale;
l’articolo 11, riproponendo il blocco generalizzato delle assunzioni a tempo indeterminato da parte delle pubbliche amministrazioni, configura il rischio concreto di una paralisi nell’azione amministrativa a tutti i livelli territoriali; ad essere escluse dal blocco sarebbero le sole forme contrattuali più precarie, per le quali è comunque fortemente limitata la possibilità di trasformazione in contratti a tempo indeterminato;
viene stabilita la proroga per il 2004 dei contratti di lavoro a tempo determinato per gli ex lavoratori socialmente utili dei Ministeri delle finanze, dei beni e delle attività culturali, della salute e della giustizia, senza peraltro delineare alcun percorso per la progressiva stabilizzazione, anche attraverso procedure concorsuali, di questi lavoratori ormai da tempo impegnati nella pubblica amministrazione e degli uffici ministeriali,
si esprime parere negativo sul provvedimento in esame”.

Il PRESIDENTE ricorda che il termine per la formulazione del rapporto, fissato dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, scade nella giornata odierna. Pertanto, la proposta del senatore Battafarano, di un breve rinvio della discussione, presuppone la richiesta al Presidente del Senato di concedere una altrettanto breve proroga del termine fissato per l’espressione del rapporto.

Il senatore TOFANI (AN) fa presente che le argomentazioni espresse dal ministro Tremonti in Aula non vanno interpretate attraverso un criterio ermeneutico meramente letterale, in quanto tali considerazioni sottolineano una valenza strutturale della riforma pensionistica, proiettata tuttavia nel lasso di tempo successivo al 2008, senza quindi alcuna incidenza diretta sulla manovra di finanza pubblica per il 2004. Anche il ministro Giovanardi nella giornata odierna ha fornito chiarimenti in tal senso, eliminando ogni equivoco insorto in ordine alla vicenda in questione.
Invita quindi il senatore Battafarano a ritirare la proposta di rinvio formulata.

Il senatore PAGLIARULO (Misto-Com) evidenzia che la relazione al disegno di legge n. 2518, di conversione in legge del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 – recante disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell’andamento dei conti pubblici – sottolinea la sussistenza di una stretta correlazione tra la legge finanziaria, il decreto-legge sopra citato e le misure aggiuntive in materia previdenziale. Pertanto, la richiesta di rinvio dell’esame fino a quando non sia completo il quadro delle informazioni necessarie per deliberare sui disegni di legge in titolo è del tutto giustificata e da condividere.

Il senatore BATTAFARANO (DS-U) prende la parola per un breve chiarimento, precisando che, a quanto risulta dalle dichiarazioni di autorevoli esponenti del Governo e dello stesso Presidente del Consiglio, un elemento rilevante delle proposte di modifica del disegno di legge n. 2058 riguarderebbe la concessione di un bonus ai lavoratori, volta ad incentivare la permanenza degli stessi in servizio anche dopo il raggiungimento dei requisiti per l’ottenimento della pensione di anzianità. Tale misura, però, comporta oneri a breve scadenza per la finanza pubblica, soprattutto relativamente ai dipendenti pubblici, ed espleta quindi un’incidenza non indifferente sulla manovra finanziaria per il 2004.

Il senatore TREU (Mar-DL-U) chiede al rappresentante del Governo chiarimenti in ordine alle ragioni per cui le misure aggiuntive in materia previdenziale sono state sottoposte ai competenti organi dell’Unione europea, evidenziando in particolare che tale scelta risulta incompatibile con la tesi, prospettata da taluni esponenti delle forze politiche di maggioranza, volta a sostenere l’assenza di qualsivoglia incidenza della disciplina previdenziale in questione sulla manovra di finanza pubblica all’esame del Senato.

Il sottosegretario VIESPOLI fa presente che le argomentazioni espresse nell’ambito della relazione al disegno di legge n. 2518, citate dal senatore Pagliarulo, non rivestono una valenza tecnica, essendo orientate in una prospettiva più generale, rivolta anche alle istituzioni comunitarie.
Nell’ambito del dibattito sul sopracitato provvedimento nonché sul disegno di legge finanziaria è stata più volte esclusa l’ipotesi di riferire una eventuale proposta emendativa in materia pensionistica al disegno di legge finanziaria medesimo, in quanto tale opzione avrebbe finito per orientare il profilo teleologico della riforma previdenziale in una mera ottica di cassa, del tutto limitativa ed inadeguata a connotare gli articolati profili finalistici sottesi alla stessa.
D’altra parte, quando da parte del Governo si sottolinea il carattere strategico della riforma previdenziale anche in connessione con l’impostazione della manovra di finanza pubblica all’esame, occorre tenere presente che non si fa riferimento esclusivamente al più volte ricordato emendamento, bensì al complesso della nuova normativa, quale risulta dal disegno di legge n. 2058, oltre che dalle sue successive integrazioni.

Il senatore VIVIANI (DS-U), nel prendere atto delle precisazioni del rappresentante del Governo, rileva tuttavia che la disciplina prefigurata nel più volte citato emendamento risulta determinante per le valutazioni espresse dalle competenti istituzioni dell’Unione europea in ordine alla coerenza della manovra per il 2004 con i canoni afferenti al Patto di stabilità. Alla luce di tale circostanza, l’esatta cognizione del testo dell’emendamento governativo risulta indispensabile per una valutazione adeguata e consapevole della manovra.
L’intenzione manifestata recentemente dal ministro Maroni circa il differimento della presentazione dell’emendamento successivamente alla data prevista per lo sciopero generale, fissato per il 24 ottobre, rende opportuno il rinvio dell’esame dei disegni di legge in titolo, al fine di consentire un adeguato approfondimento delle tematiche attinenti alla materia in questione, anche con le parti sociali. Tale rinvio è necessario non solo per preservare la dignità delle istituzioni parlamentari, ma anche per garantire efficacia agli stessi lavori della Commissione.

Il senatore BATTAFARANO (DS-U) ribadisce l’opportunità di rinviare brevemente la discussione, anche al fine di poter consultare il Presidente del Senato per l’ottenimento di un’eventuale proroga del termine per l’espressione del rapporto.

Il PRESIDENTE, previa verifica del numero legale, mette quindi ai voti la proposta di rinvio dell’esame avanzata dal senatore Battafarano.

La sopra citata proposta viene respinta dalla Commissione.

Il senatore BATTAFARANO (DS-U) fa presente che tutti i senatori delle forze politiche di opposizione presenti nella seduta odierna abbandoneranno immediatamente la stessa per protesta.

Il senatore PAGLIARULO (Misto-Com) dichiara di condividere pienamente la scelta di abbandonare la seduta, prospettata dal senatore Battafarano.

Successivamente, il PRESIDENTE, con funzioni di relatore sui disegni di legge in titolo, dopo avere preso atto, con rammarico, dell’abbandono dell’aula da parte dei senatori appartenenti ai gruppi politici facenti capo all’Ulivo, illustra il seguente schema di rapporto favorevole e con osservazioni:

“La 11ª Commissione, esaminati, per le parti di competenza, i disegni di legge in titolo,
considerato
che la manovra finanziaria per il 2004 prevede misure correttive per circa 16 miliardi di euro, utilizzando misure una tantum e provvedimenti strutturali di riduzione della spesa corrente, nonché interventi per lo sviluppo per circa 5 miliardi di euro;
che l’entità complessiva della manovra risulta coerente con gli obiettivi di finanza pubblica indicati nel Documento di programmazione economico finanziaria per il 2004-2007 e dalla relativa Nota di aggiornamento, in particolare per quanto concerne la riduzione dell’indebitamento e il conseguimento dell’obiettivo di un rapporto deficit/PIL del 2,2 per cento nel 2004, con un’ulteriore riduzione di 0,3 punti percentuali dell’indebitamento strutturale;
che la manovra per il 2004 si propone di rafforzare le politiche di rilancio degli investimenti soprattutto nei settori delle infrastrutture, della ricerca e dell’innovazione; di sostenere la domanda delle famiglie con interventi mirati nel settore della casa ed a favore della natalità e di rispettare gli impegni di consolidamento fiscale assunti in sede europea, al fine di favorire la ripresa economica attesa nei prossimi mesi, in un quadro di stabilità finanziaria;
che nell’ambito della trattazione del disegno di legge di delega al Governo per la riforma previdenziale, una particolare attenzione dovrà essere dedicata, tra l’altro, al completamento del processo di separazione tra assistenza e previdenza e alla definizione di un quadro organico di regole per il rilancio della previdenza complementare, quale componente essenziale del processo di riforma,

esprime parere favorevole, con le seguenti osservazioni, relative al disegno di legge finanziaria 2004:
– con riferimento all’articolo 11, occorrerebbe meglio specificare la nozione, ricorrente in vari commi, di contratto di lavoro a progetto, dal momento che tale istituto non trova al momento applicazione per il pubblico impiego;
– riguardo al contributo di solidarietà di cui all’articolo 16, al comma 2 si prevede che a determinare l’importo al di sopra del quale i trattamenti pensionistici sono assoggettati al contributo di solidarietà, concorrano anche alcune tipologie di prestazioni previdenziali integrative. A tale proposito, occorrerebbe esplicitare se, ai fini in esame, siano comprese nelle forme pensionistiche integrative a prestazione definita, di cui allo stesso comma 2, anche quelle che assicurino un determinato livello di quest’ultima con riferimento al reddito – anziché al trattamento pensionistico obbligatorio -.
Si dovrebbe inoltre specificare che sono escluse dall’ambito di applicazione del contributo tutte le quote di trattamenti liquidate in forma di capitale e che il medesimo contributo è deducibile dall’IRPEF (e dall’IRE) – come dimostrano il riferimento, nell’ultimo periodo del comma 2, alle minori entrate e la relazione tecnica -;
– appare opportuno prevedere al comma 3 del medesimo articolo 16 un termine per l’emanazione dei decreti interministeriali;
– in merito all’articolo 17, si segnala che:
– il comma 2 dovrebbe novellare, per ragioni di coordinamento, anche l’articolo 4, comma 3-bis, del decreto legislativo 18 febbraio 2000, n. 47;
– occorrerebbe valutare se, nel successivo comma 3, il riferimento all’articolo 1 del citato decreto legislativo n. 47 debba essere limitato al comma 1, lettera a), numero 1), il quale concerne la deducibilità dei contributi – infatti le successive disposizioni dell’articolo 1 concernono altri profili fiscali in materia di forme pensionistiche complementari, i quali sembrerebbero non inerenti al presente contesto -;
– riguardo al comma 5 dell’articolo 22, occorrerebbe chiarire se, come sembra, si intenda far riferimento anche ai premi (concernenti l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali) e ai contributi relativi a forme di assistenza sociale (oltre che di previdenza);
– appare necessario un coordinamento formale tra la novella di cui al successivo comma 6 e l’alinea dello stesso comma 15 dell’articolo 116 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, oggetto della novella. Infatti la suddetta alinea definisce una diversa procedura per la riduzione delle sanzioni e fissa – anziché una misura minima della riduzione – un valore massimo.
Si osserva inoltre che la previsione – contenuta nella suddetta novella – di un’entità minima della riduzione potrebbe determinare anche un “azzeramento” della sanzione;
– non appare chiaro il tenore del comma 8 dell’articolo 22 – secondo il quale i precedenti commi 6 e 7 si applicano agli eventi eccezionali verificatisi al 30 settembre 2003 -. I due commi ivi richiamati sembrano recare norme “a regime” – anche perché esse sono scritte in forma di novella -. Qualora l’intenzione sia solo quella di definire un’efficacia retroattiva delle stesse disposizioni, occorrerebbe far riferimento alla data del 31 dicembre 2003 – poiché la legge finanziaria entra in vigore il 1° gennaio 2004 -;
– in merito all’articolo 43, sembrerebbe opportuno prevedere, nel comma 2, un termine di scadenza del mandato dei membri del Comitato paritetico”.

Poiché non vi sono richieste di intervenire per dichiarazione di voto, il PRESIDENTE pone ai voti lo schema di rapporto favorevole con osservazioni testé illustrato.

La Commissione approva.

Il PRESIDENTE avverte che si intende pertanto preclusa la votazione dello schema di rapporto presentato dal senatore Battafarano.

La seduta termina alle ore 15,35.




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