(Dal Resoconto Sommario)
285ª Seduta (pomeridiana)
Presidenza del Presidente
ZANOLETTI
Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Brambilla.
La seduta inizia alle ore 15,10.
IN SEDE CONSULTIVA
(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l’ anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 – 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati
(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati
(Rapporto alla 5ª Commissione. Seguito e conclusione dell’esame congiunto. Rapporto favorevole con osservazioni)
Si riprende l’esame congiunto sospeso nella seduta antimeridiana di oggi.
Interviene nella discussione la senatrice PILONI (DS-U), evidenziando preliminarmente che la manovra di finanza pubblica predisposta dall’Esecutivo è suscettibile di produrre effetti negativi sulla crescita del sistema economico.
Anche il Fondo monetario internazionale ha criticato l’inadeguatezza dell’impianto complessivo della manovra, la quale non solo non affronta taluni nodi problematici di rilievo, quali la diminuzione del potere d’acquisto dei salari, la sensibile riduzione dei consumi, e la precarizzazione del mercato del lavoro, ma non determina altresì alcun effetto riduttivo sull’ammontare del debito pubblico.
Il limite del 2 per cento relativo all’incremento delle spese delle pubbliche amministrazioni, di cui all’articolo 2, comma 1, del disegno di legge finanziaria, introduce una decurtazione indiscriminata degli stanziamenti, senza l’individuazione di un criterio che possa consentire una modulazione dell’intervento in relazione alle diverse situazioni concretamente riscontrabili.
I disegni di legge all’esame presentano varie criticità anche in relazione agli aspetti inerenti alle attività degli enti territoriali, come è stato sottolineato anche da amministratori locali appartenenti alle forze politiche di centro-destra.
Inoltre, il tetto pari a 460 milioni di euro apposto alle spese in conto capitale, relativamente agli investimenti pubblici, è suscettibile di comprimere ulteriormente le potenzialità di crescita e di rilancio dell’economia nazionale.
Nonostante il sensibile impoverimento di una larga fascia di cittadini, verificatosi negli ultimi anni, e di recente riconosciuto anche dal Ministro dell’economia, nella manovra non viene previsto alcun intervento volto al sostegno del potere d’acquisto dei salari, alla restituzione del fiscal drag, all’estensione a tutti gli aventi diritto dell’incremento della pensione minima a 516 euro mensili, nonché alla riforma del sistema degli ammortizzatori sociali. In relazione a tale ultimo profilo, va evidenziato che l’Esecutivo ha ignorato i reiterati inviti rivoltigli dalle forze politiche di opposizione, ad inserire la disciplina inerente all’incremento dell’indennità ordinaria di disoccupazione nel disegno di legge finanziaria, provocando così un ulteriore rinvio nella attuazione di questa importante e attesa misura.
Il considerevole aumento delle entrate prefigurato dai provvedimenti di bilancio in esame – di ammontare pari a circa 7,5 miliardi di euro – dimostra, nonostante le affermazioni di numerosi esponenti dell’Esecutivo, che la pressione fiscale viene incrementata. Riguardo, invece, al preannunciato emendamento governativo sulla riduzione della tassazione, la senatrice Piloni fa presente che le ipotesi di copertura di tale intervento, emerse negli ultimi giorni, risultano non condivisibili, essendo stato prefigurato, tra l’altro, un rinvio del rinnovo dei contratti collettivi del pubblico impiego, nonché l’eliminazione di due delle quattro “finestre” annuali per l’accesso al pensionamento. In relazione a tale ultimo profilo si ricorda che il Governo, durante l’iter del disegno di legge per la riforma del sistema previdenziale, aveva fornito ampie assicurazioni circa la salvaguardia dei diritti acquisiti anteriormente al 2008: esse verrebbero tuttavia disattese in seguito dell’adozione della misura limitativa sopracitata, suscettibile di incidere in maniera rilevante su situazioni attive acquisite dai lavoratori.
Nessun altro chiedendo di parlare, il PRESIDENTE dichiara chiusa la discussione.
Il relatore MORRA (FI), intervenendo in sede di replica, evidenzia preliminarmente che la manovra finanziaria per il 2005 si articola su due livelli, il primo dei quali si incentra prevalentemente su interventi di aggiustamento dei conti pubblici, mentre il secondo sarà prospettato nell’ambito del disegno di legge collegato inerente alla competitività.
Le lamentele di alcuni esponenti dei Gruppi politici dell’opposizione su una presunta scarsa attenzione dell’Esecutivo per il Mezzogiorno risultano smentite dai dati contabili, che denotano un andamento crescente degli stanziamenti destinati alle aree meridionali.
Anche il rilievo critico formulato dal senatore Battafarano nel corso del dibattito, circa la scelta dell’Esecutivo di ridurre le risorse destinate al Mezzogiorno disponibili per il 2005, facendo slittare al 2006 e al 2007 gli incrementi di spesa, oltre a non risultare pienamente fondato, non tiene conto che tale prassi è stata utilizzata anche dai precedenti governi di centro sinistra.
Va poi rilevato in generale che il nodo problematico di fondo delle politiche economiche riguardanti il Mezzogiorno non inerisce certamente al profilo quantitativo degli stanziamenti, quanto a quello qualitativo degli interventi da porre in essere, considerato che le misure di finanziamento a fondo perduto, promosse in passato, sono risultate del tutto inefficaci rispetto agli obiettivi di rilancio delle aree meridionali, determinando numerose situazioni di spreco.
Alla luce di tale situazione è opportuno che venga introdotta un’innovazione complessiva degli strumenti di incentivazione, in grado di collegare al territorio di riferimento la relativa gestione, attualmente affidata ad organismi di credito del tutto avulsi dal contesto territoriale interessato dagli interventi in questione.
Va inoltre evidenziato che il disegno di legge collegato alla manovra di finanza pubblica, relativo alla competitività, non prospetterà alcun onere aggiuntivo per il bilancio dello Stato, con la conseguenza che sarà necessario procedere all’individuazione di un ordine di priorità degli interventi da effettuare a sostegno della competitività, soprattutto al Sud, che consenta di selezionare le misure più efficaci, eliminando le situazioni di spreco e di utilizzo distorto dei finanziamenti pubblici.
Riguardo ai rilievi evidenziati dal senatore Viviani relativamente all’articolo 24 del disegno di legge finanziaria, il relatore rileva che gli stessi, pur essendo condivisibili in linea di principio, non tengono tuttavia conto dell’esiguità della quota destinata al fondo per le politiche giovanili, pari per l’anno 2005 ad appena 500 mila euro.
Per quel che concerne i profili attinenti alla materia lavoristica, il relatore rinvia alle considerazioni espresse nell’ambito dello schema di rapporto favorevole che si accinge ad illustrare.
Il sottosegretario BRAMBILLA, dopo aver dichiarato di condividere le considerazioni testé espresse dal relatore, rileva che l’attuale congiuntura economica internazionale risulta particolarmente complessa, ed è caratterizzata da elementi di novità che la differenziano fortemente rispetto ad altre analoghe situazioni del passato, soprattutto in relazione agli squilibri conseguenti all’introduzione dell’euro e alla peculiare difficoltà in cui versa il settore petrolifero e delle materie prime.
In particolare, l’introduzione dell’euro ha determinato in Italia un effetto inflazionistico superiore a quello riscontrabile in altri paesi, le cui cause sono ascrivibili sia all’assenza dei centesimi nella precedente valuta nazionale – che ha accentuato la tendenza all’arrotondamento verso l’alto dei prezzi di beni e servizi – sia alla mancata adozione di adeguate misure preparatorie, anteriormente all’introduzione della nuova moneta.
Anche in ambito comunitario sono stati commessi taluni errori in fase di determinazione del rapporto tra euro e dollaro, i cui effetti pregiudizievoli sono oggi evidenti, e sono stati accentuati dalla scarsa propensione della Cina e dell’India alla rivalutazione delle rispettive valute.
In Italia, in passato, si è fronteggiata l’inefficienza complessiva del sistema produttivo attraverso politiche economiche incentrate sulla svalutazione monetaria, sul governo dei tassi di interesse ed infine sull’indebitamento. In particolare, le politiche sociali di tipo assistenzialistico, promosse in passato, hanno determinato un aumento considerevole dei costi sostenuti dalla finanza pubblica, contribuendo in maniera significativa alla crescita del debito pubblico.
La criticità della situazione economica generale, ereditata dall’attuale Esecutivo, risulta ulteriormente aggravata dal notevole divario tra gli standard di sviluppo delle aree settentrionali e quelli delle aree meridionali, che continua ad aumentare, riverberandosi sugli indicatori di autosufficienza riscontrabili in ambito regionale, che risultano particolarmente negativi per le regioni meridionali.
Alla stregua di tale contesto complessivo, occorre promuovere politiche economiche efficaci ed innovative, che siano in grado di superare i limiti criticità inerenti ai moduli operativi adottati in passato, conferendo un nuovo impulso all’economia del paese.
Il PRESIDENTE avverte che non sono stati presentati ordini del giorno ed emendamenti; pertanto, si passa all’illustrazione dello schema di rapporto favorevole con osservazioni redatto dal relatore, nonché di quello contrario presentato dai senatori Battafarano (DS-U), Montagnino (Mar-DL-U), Ripamonti (Verdi-U), Pagliarulo (Misto-Com) e Fabris (Misto-Pop-Udeur).
Il relatore MORRA (FI) illustra uno schema di rapporto favorevole con osservazioni del seguente tenore:
“La 11ª Commissione permanente, esaminati, per le parti di competenza, i disegni di legge in titolo, esprime parere favorevole, con le seguenti osservazioni, relative al disegno di legge finanziaria 2005:
a) sembrerebbe opportuna una più chiara individuazione dei comitati di coordinamento finanziario regionali, di cui all’articolo 14;
b) l’articolo 22 sembrerebbe attribuire, per l’ipotesi di mancata adesione ai fondi interprofessionali, l’intero gettito derivante dall’addizionale contributiva dello 0,3% al Fondo di rotazione per la formazione professionale e per l’accesso al Fondo sociale europeo, con esclusione, quindi, del Fondo di rotazione per l’attuazione delle politiche comunitarie. Appare preferibile, in merito, una più chiara formulazione della disposizione;
c) sempre con riferimento all’articolo 22, sembra inoltre opportuno esplicitare che il termine del 31 ottobre di ogni anno si applichi, oltre che per le adesioni ai fondi interprofessionali, anche per le relative disdette;
d) riguardo all’articolo 23, concernente gli asili nido e i micro-nidi nei luoghi di lavoro, appare necessaria – in seguito alla sentenza della Corte costituzionale 28 ottobre-5 novembre 2004, n. 320, che ha dichiarato l’illegittimità delle norme oggetto di modifica – la soppressione del medesimo articolo oppure la definizione di un’altra disciplina complessiva;
e) occorrerebbe valutare l’esigenza di ripristinare la misura prevista dall’originario disegno di legge finanziaria dell’accantonamento relativo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali per gli anni 2007 e successivi. Infatti, nella versione approvata dalla Camera, il medesimo accantonamento presenta per tali anni un andamento decrescente (rispetto all’importo per gli anni precedenti). Tale configurazione non sembra congrua per soddisfare pienamente le finalità previste dalla relazione illustrativa al suddetto disegno di legge originario, tra le quali, la riforma dell’indennità ordinaria di disoccupazione;
f) occorrerebbe valutare la possibilità di definire adeguate risorse finanziarie per consentire il superamento del divieto di cumulo tra le prestazioni erogate dall’INPS e la rendita corrisposta dall’INAIL;
g) occorre adottare apposite misure per superare la situazione di disagio determinatasi in relazione a talune situazione di mobilità in atto non ricomprese nell’ambito di applicazione della disciplina di cui all’articolo 1, comma 18, della legge n. 243 del 2004 (di delega al Governo per la riforma del sistema pensionistico) che fa salve le previgenti disposizioni in materia di requisiti anagrafici e contributivi per l’accesso ai trattamenti di anzianità nel limite di 10.000 lavoratori beneficiari collocati in mobilità o destinatari di fondi di solidarietà di settore, in base ad accordi stipulati anteriormente al 1° marzo 2004: a tal fine, occorrerà intervenire in modo tale da includere le situazione escluse nell’ambito di applicazione della predetta norma, in modo tale da evitare situazioni ingiustificate di disparità di trattamento;
h) occorrerebbe reperire risorse adeguate ad assicurare la proroga dei trattamenti di integrazione salariale per alcune situazioni di crisi aziendale di particolare gravità, già oggetto dell’approvazione di specifici ordini del giorno in Commissione durante l’esame del disegno di legge n. 3135 di conversione in legge del decreto legge n. 249 del 2004, in particolare per quanto riguarda la situazione dei lavoratori già dipendenti dell’Alfa Romeo di Arese e dei lavoratori dipendenti da aziende del settore tessile ubicate nei territori di cui all’obiettivo 1 del Regolamento (CE) n. 1260/1999 del Consiglio;
i) occorre introdurre misure volte a ricondurre nei suoi limiti fisiologici il fenomeno dell’erogazione di prestazioni previdenziali non dovute, che causa disagio agli utenti e oneri amministrativi impropri per gli enti: in particolare, per quanto riguarda l’erogazione di prestazioni non dovute collegate al reddito, l’adozione del reddito maturato nell’anno precedente come reddito di riferimento per il calcolo delle prestazioni suddette potrebbe concorrere in modo determinante a ridurre il numero delle erogazioni non dovute, ridimensionando di conseguenza anche gli oneri burocratici impropri gravanti sugli enti.
l) per quanto concerne le misure di sostegno alle fasce sociali deboli, si raccomanda che, in sede di riparto del Fondo nazionale per le politiche sociali, si riservi – in attuazione dell’articolo 3, comma 101, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 – un livello congruo di risorse per il concorso finanziario dello Stato a favore delle regioni che istituiscono il reddito di ultima istanza.”.
Il senatore BATTAFARANO (DS-U) illustra lo schema di rapporto contrario presentato dalle forze politiche di opposizione, del seguente tenore:
“La 11a Commissione Lavoro del Senato della Repubblica,
esaminato il disegno di legge AS 3223 recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge Finanziaria 2005)»; considerato che: sul piano istituzionale, si tende a risolvere la crisi della «democrazia di bilancio» rendendo sempre meno rilevante l’esame parlamentare dei documenti di bilancio, e più ampia la discrezionalità dell’Esecutivo nel modificare, per via amministrativa, le residue decisioni parlamentari in materia; nella manovra 2005 non sono previsti interventi per dare risposta adeguata ai problemi più acuti del Paese, dai rischi di declino del nostro sistema economico e produttivo alla distribuzione fortemente sperequata del reddito, dal blocco dei consumi alla precarizzazione crescente dei rapporti di lavoro ed alla necessaria modernizzazione delle politiche sociali.
Il limite all’incremento di tale spesa complessiva viene fissato infatti al 2 per cento rispetto alle previsioni aggiornate indicate nella Relazione Previsionale e Programmatica 2005; non appaiono chiari neppure i conti relativi all’anno 2004, importanti sia per determinare il deficit tendenziale, relativo al 2005, da correggere, che lo stock del debito da ridurre nel corso del prossimo anno; valutato che: nella manovra 2005 il principio unico dell’evoluzione controllata della spesa nell’ambito di un tetto del 2 per cento per il triennio 2005-2007 è un taglio molto significativo delle disponibilità di tutte le amministrazioni e degli enti territoriali: nell’ultimo triennio, le spese correnti sono crescenti ad un ritmo del 5 per cento all’anno.
Anche il tetto alle spese degli Enti locali è di difficile realizzazione: nell’ultimo biennio le spese delle Amministrazioni locali, al netto del costo del personale, sono aumentate dell’11,7 per cento passando dai 122.933 milioni di euro del 2001 ai 137.377 milioni di euro del 2003, con un’inflazione che cresce, nello stesso periodo, del 5,1 per cento; per le autonomie territoriali, la finanziaria 2005 rappresenta una vera e propria manovra di finanza straordinaria: le regole del patto di stabilità interno – sia nelle definizioni, sia nelle regole da applicare nei successivi esercizi – sono, di fatto, interamente riscritte; la Finanziaria consente alle autonomie locali la possibilità di eccedere i limiti di crescita programmati solo per spese di investimento nei limiti delle maggiori entrate derivanti da maggiorazioni di aliquote e di tariffe; per rispettare la soglia di legge, gli enti decentrati saranno pertanto costretti a ricorrere ad un inasprimento della tassazione locale, con gravi conseguenze sui servizi, sul sistema produttivo e il lavoro autonomo.
Non vi è traccia, nella manovra, della riduzione delle tasse promessa dal Governo, con un «tax relief» complessivo, di 6 miliardi di euro (la delega fiscale prevedeva che le minori entrate derivanti dalla progressiva attuazione della riforma dell’Irpef avrebbero dovuto trovare copertura nell’ambito delle annuali manovre di finanza pubblica), con la Finanziaria 2005 si incrementa la pressione fiscale di 7,5 miliardi di euro, sostanzialmente intervenendo sulle imposte pagate dai piccoli imprenditori e dal lavoro autonomo; complessivamente, si possono individuare nella Finanziaria di quest’anno dieci interventi di prelievo fiscale, tra nuove tasse e incrementi dei tributi esistenti; per il quarto anno consecutivo dall’inizio della legislatura, il governo non prevede la restituzione del fiscal drag; da notare che «le correzioni delle imposte conseguenti all’andamento dell’inflazione» rientrano tra i contenuti essenziali della legge finanziaria indicati dalla legge n. 468/78 che disciplina la sessione di bilancio; anche per questa via si determina un silenzioso ma costante incremento della pressione fiscale sui redditi reali; insufficienti appaiono le risorse stanziate per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego; quanto agli investimenti, di particolare gravità appare il tetto di 460 milioni di euro previsto per le spese in conto capitale relative alle opere della legge obiettivo; si determina, così, un sostanziale blocco degli investimenti pubblici.
Per il Mezzogiorno, la Finanziaria rimodula gli stanziamenti pluriennali, spostando la maggior parte delle risorse negli anni successivi; la prevista riforma delle agevolazioni e il ridimensionamento dei fondi per le aree sottoutilizzate e per le opere pubbliche, riduce ulteriormente le potenzialità di crescita e di superamento del divario territoriale; la manovra configura una serie di interventi con un forte impatto recessivo, con freno agli investimenti pubblici e privati ed ai consumi; si conferma che il Governo Berlusconi ha il cuore e il cervello al nord.
Valutato il provvedimento per le parti di competenza della Commissione si esprimono le seguenti osservazioni: non vengono previste misure di contrasto alla perdita di potere d’acquisto dei salari e delle pensioni, anche attraverso la restituzione del fiscal drag, l’adeguamento dei trattamenti pensionistici e la riforma del paniere ISTAT e dell’indice dei prezzi al consumo; in questo ambito non è inoltre presente nel testo della manovra finanziaria, alcuna norma per l’ampliamento della platea dei beneficiari dell’aumento a 516 Euro dei trattamenti pensionistici al disotto di questa cifra; per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego non vengono stanziate risorse adeguate, tali da consentire l’apertura di un tavolo di trattativa con le organizzazioni sindacali, per un accordo che tenga conto del recupero dell’inflazione reale e della produttività; non sono previste misure per la stabilizzazione dei lavoratori precari nella pubblica amministrazione e per il quarto anno consecutivo è prevista la proroga la proroga per il 2004 dei contratti di lavoro a tempo determinato per gli ex lavoratori socialmente utili dei Ministeri delle finanze, dei beni e delle attività culturali, della salute e della giustizia, e del personale assunto con contratti di formazione e lavoro presso le pubbliche amministrazioni; l’attuale manovra finanziaria non contiene né normative né risorse sufficienti per la riforma degli ammortizzatori sociali, che dovrebbe interessare anche i lavoratori precari impiegati in nuove forme di lavoro, come i collaboratori coordinati e continuativi e gli associati in partecipazione, né si anticipa l’aumento dell’indennità di disoccupazione già previsto dall’A.S. 848-bis, provvedimento bloccato da lungo tempo al Senato; non è presente alcuna norma per affrontare il problema delle pensioni integrate al minimo, di cui al decreto-legge 503/92, per la cui soluzione la attuale maggioranza si è più volte impegnata; non vengono individuate risorse per provvedimenti che già da tempo impegnano la Commissione Lavoro, quali il superamento del divieto di cumulo tra rendita INAIL e pensione di invalidità INPS e la modifica dei requisiti per l’accesso alla tutela dell’assicurazione contro gli infortuni domestici; non sono previsti finanziamenti per consentire l’accesso alla pensione dei lavoratori impegnati in mansioni particolarmente usuranti; non vengono individuate le risorse per sostenere e favorire lo sviluppo delle forme contributive complementari, come prevede l’articolo 1, comma 41, della legge 23 agosto 2004, n. 243;
esprime
parere contrario”.
Il senatore MONTAGNINO (Mar-DL-U) preannuncia, a nome del Gruppo parlamentare di appartenenza, il voto favorevole sullo schema di rapporto illustrato dal senatore Battafarano. Riguardo invece allo schema di rapporto illustrato dal relatore, pur preannunciando il voto contrario in ordine allo stesso, esprime tuttavia apprezzamento per le osservazioni sulle politiche sociali di contrasto alla povertà, essendo piuttosto raro riscontrare specifici riferimenti a tali problematiche nell’ambito di documenti ufficiali approvati nel corso della presente legislatura.
Va rilevato inoltre che la vigente disciplina inerente al reddito di ultima istanza oltre a risultare generica e vaga, e carente quanto alle dotazioni finanziarie disponibili, è rimasta inapplicata, non essendo stati ancora adottati i decreti interministeriali di attuazione previsti dalla legge finanziaria 2004.
Alla luce di tali considerazioni, il senatore Montagnino invita il relatore a riformulare lo schema di rapporto illustrato, integrandolo con un riferimento all’esigenza di adottare quanto i prima i predetti decreti interministeriali di attuazione, necessari ad assicurare il concorso dello Stato al finanziamento del reddito di ultima istanza.
Il senatore RIPAMONTI (Verdi-U) preannuncia a nome del Gruppo parlamentare di appartenenza il voto favorevole in ordine allo schema di rapporto illustrato dal senatore Battafarano e il voto contrario in ordine allo schema predisposto dal relatore.
Ricorda inoltre di aver sollevato nella seduta di ieri alcuni rilievi procedurali in relazione alla mancata indicazione, nell’ambito dell’elenco 2, allegato all’articolo 3 del disegno di legge finanziaria, delle singole unità previsionali di base sulle quali viene attuata la riduzione dello stanziamento né altresì della consistenza delle stesse. Di conseguenza, essendo costituite le categorie economiche interessate da stanziamenti discrezionali e non esistendo un fattore legislativo sottostante, sarebbe stato necessario operare i tagli in questione nell’ambito dello stato di previsione di ciascun Dicastero, invece di contemplare gli stessi nel disegno di legge finanziaria, come è invece avvenuto. Tale modo di procedere è suscettibile di comprimere la possibilità, per le Commissioni permanenti competenti per materia, di esercitare un adeguato controllo sul processo di formazione di bilancio e di accogliere emendamenti inerenti ai singoli stati di previsione.
Sarebbe pertanto opportuno sopprimere l’articolo 3, in modo tale da eliminare la sovrapposizione impropria che si è venuta a determinare tra il disegno di legge di bilancio e il disegno di legge finanziaria, oppure, in via subordinata, sarebbe necessario articolare il sopracitato elenco 2 in unità previsionali di base, in modo tale da consentire l’esame preliminare delle Commissioni di merito in ordine a tali profili.
Il PRESIDENTE fa preliminarmente presente al senatore Ripamonti che la questione da lui sollevata non investe solo la competenza della Presidenza della Commissione, poiché riguarda un profilo regolamentare di carattere generale, relativamente all’esercizio del diritto-dovere di ciascun parlamentare di concorrere alla formazione delle decisioni in materia di bilancio, anche attraverso la presentazione di emendamenti: circa il regime dell’ammissibilità degli stessi emendamenti riferiti alle unità revisionali di base dei singoli stati di previsione, fa altresì presente che, su questa materia, occorrerà conoscere in via preliminare le determinazioni che assumerà la Presidenza della Commissione bilancio nelle quali, come sempre, si terrà debitamente conto della disciplina regolamentare, e, in particolare, sia del comma 2 dell’articolo 128, sia del comma 3 dell’articolo 129 del Regolamento del Senato.
Il relatore MORRA (FI) aderisce all’invito rivoltogli dal senatore Montagnino, e integra conseguentemente lo schema di parere favorevole da lui predisposto, inserendo alla fine della lettera l) le seguenti parole “, procedendo altresì ad adottare i decreti interministeriali di attuazione previsti dalla stessa legge finanziaria per il 2004.”.
Il PRESIDENTE previa verifica del numero legale, pone ai voti lo schema di rapporto favorevole con osservazioni illustrato dal senatore Morra, nella versione contenente l’integrazione da ultimo formulata.
La Commissione approva.
Il PRESIDENTE avverte che a seguito dell’approvazione del rapporto favorevole con osservazioni nel testo predisposto dal senatore Morra, risulta preclusa la votazione dello schema di rapporto illustrato dal senatore Battafarano, che verrà pertanto trasmesso alla 5a Commissione come rapporto di minoranza, ai sensi dell’articolo 126, comma 6, del Regolamento.
La seduta termina alle ore 16,05.
























