(Dal Resoconto Sommario)
268ª Seduta
Presidenza del Presidente
ZANOLETTI
La seduta inizia alle ore 11.
IN SEDE CONSULTIVA
Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2005-2008 (Doc. LVII, n. 4)
(Parere alla 5a Commissione. Esame. Parere favorevole con osservazioni))
Il PRESIDENTE introduce l’esame delle parti di competenza della Commissione del Documento di programmazione economico-finanziaria 2005-2008, precisando preliminarmente che esso prevede, per l’anno 2005, una manovra pari a 24 miliardi di euro, in termini di minor indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni, che, come è noto, costituisce il parametro rilevante nell’ambito dell’Unione europea. L’indebitamento risulterebbe quindi pari, per il medesimo anno, al 2,7 per cento del PIL.
La suddetta manovra, in linea – secondo il Documento – con il previsto processo di sostituzione degli interventi transitori con quelli a carattere permanente, comprenderà misure strutturali per circa 17 miliardi di euro e misure una tantum per la restante quota, pari a circa 7 miliardi.
La strategia del Governo si propone, da un lato, di assicurare il controllo dei conti pubblici e la riduzione del debito, e, dall’altro, di tenere fermo l’obiettivo di non contrastare le prospettive di riprese dell’economia nonché di attuare, entro la fine della legislatura, il programma di riduzione della pressione fiscale.
In tale ordine di idee, si prevede una progressiva riduzione dell’indebitamento netto, dai 2,7 punti percentuali del 2005 fino ad un valore pari a 1,2 punti, fissato per il 2008, ed una crescita del PIL pari al 2,1 per cento per il 2005 e a valori simili, tra 2,2 e 2,3 punti percentuali, per ciascuno dei tre anni successivi. Inoltre, il tasso di inflazione programmata viene indicato nell’1,6 per cento per il 2005 e in percentuali lievemente più basse per gli anni seguenti, mentre per il tasso di disoccupazione si prevede una progressiva riduzione, dall’8,2 per cento, fissato per il 2005, al 7 per cento, contemplato per il 2008.
Riguardo all’occupazione, il Documento prevede un incremento, in termini di unità standard di lavoro, pari allo 0,9 per cento per il 2005 e a valori uguali – o pari all’1,0 per cento – per ciascuno dei tre anni successivi: questa crescita viene ricondotta, in particolar modo, al settore dei servizi privati e a quello delle costruzioni.
In conformità a tali previsioni, il tasso di occupazione dovrebbe progressivamente salire fino a raggiungere, nel 2008, un valore pari al 59,7 per cento, vicino – osserva il Documento – all’obiettivo fissato per l’Italia per il 2010 – pari al 61,3 per cento.
Il quadro programmatico contempla, inoltre, una crescita dei livelli retribuitivi coerente con l’incremento della produttività: il rispetto di tale compatibilità – insieme con le politiche attive del Governo in materia di prezzi e tariffe – assicurerebbe un contenimento delle pressioni inflazionistiche, idoneo a mantenere l’aumento del costo della vita nell’ambito dei suddetti tassi programmati. In merito, il Documento afferma anche la disponibilità del Governo all’apertura di un confronto con le parti sociali per approfondire le dinamiche sottostanti alla formazione dei prezzi.
Riguardo agli interventi in materia di occupazione, il Documento osserva che è già operativa la riforma del mercato del lavoro, di cui al decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, e che è all’esame delle Camere il disegno di legge delega governativo n. 848-bis – in prima lettura presso la Commissione lavoro, previdenza sociale del Senato -, il quale prevede, tra l’altro, un complessivo riassetto del sistema degli riforma degli ammortizzatori sociali.
Proseguendo nella sua esposizione, il Presidente rileva che il Documento affronta anche il tema del contrasto al lavoro sommerso e delle politiche per le pari opportunità: sul primo punto, si prevede un rafforzamento dell’attività ispettiva e lo sviluppo di forme di collaborazione tra il Governo e gli enti territoriali – in particolar modo, i comuni – nonché di politiche strutturali sugli avvisi comuni tra le parti sociali; sul secondo tema, si dovrebbe pervenire alla definizione di misure di conciliazione famiglia-lavoro, per i servizi e la tutela dell’infanzia, per il sostegno alla natalità e ai soggetti deboli, anche attraverso il servizio civile.
In merito al settore previdenziale, il Documento ricorda poi che è stata da pochi giorni adottata in via definitiva la riforma pensionistica, la quale ha inteso affrontare i due temi ancora irrisolti in quasi tutti i Paesi europei: un’età media di pensionamento troppo bassa, rispetto all’evoluzione della speranza di vita ed al progressivo collocamento in quiescenza della generazione del baby boom; la creazione di un secondo pilastro, costituito dalla previdenza complementare, che – oltre ad assicurare un’integrazione del livello di copertura pensionistico – consenta anche la formazione di una classe di investitori istituzionali.
Riguardo alle proiezioni sulla spesa pensionistica, a legislazione vigente, viene previsto un tasso di crescita medio annuo nel periodo 2005-2008 pari a circa il 4,2 per cento. In virtù di tali ipotesi, l’incidenza della spesa del settore sul PIL dovrebbe rimanere sostanzialmente invariata, collocandosi nel 2008 al 14,2 per cento del PIL.
Si ricorda infine che il Documento prevede che dagli interventi generali di riduzione della spesa corrente continueranno ad essere esclusi gli stanziamenti destinati alla sicurezza, ai servizi sociali, alla scuola e alla sanità, in conformità con le misure adottate, per l’anno 2004, dal decreto-legge 12 luglio 2004, n. 168, recentemente convertito in legge dalle Camere.
Si apre il dibattito.
Il senatore TREU (Mar-DL-U) osserva che negli ultimi giorni da più parti si è sottolineato positivamente il nuovo metodo adottato dal neo Ministro dell’economia, soprattutto nel rapporto con le parti sociali, ed è stato altresì espresso apprezzamento per un maggiore realismo delle cifre contenute nel Documento all’esame, cifre che peraltro documentano in modo esauriente la gravità della situazione attuale e l’irresponsabilità con cui il precedente Ministro dell’economia ha perseverato nel manifestare un ottimismo del tutto privo di fondamento sull’andamento della finanza pubblica.
La maggiore apertura al dialogo ed una accresciuta sincerità sulle reali condizioni dell’economia sono tuttavia gli unici miglioramenti che si registrano rispetto al passato: per il resto il Documento di programmazione economica-finanziaria per il triennio 2005-2008 si presenta straordinariamente povero nei contenuti e del tutto privo di indicazioni sulle modalità con cui verranno operate correzioni del deficit che lo stesso ministro Siniscalco ha definito, giustamente, imponenti. Permane, nel Documento, una contraddizioni irrisolta, poiché non si comprende come si potrà incidere su una vera e propria voragine dei conti pubblici senza toccare la spesa sociale e, anzi, adottando, come il Documento afferma, misure per il rilancio dello sviluppo. In continuità con gli anni passati, si continua dunque ad elencare problemi per i quali si prospettano soluzioni del tutto irrealistiche, rinunciando invece a condurre un’analisi spassionata sulle origini dell’attuale disastro finanziario. In particolare, manca del tutto una ricerca delle cause che hanno condotto, negli ultimi anni, ad un notevole incremento della spesa corrente primaria al netto degli interessi, senza che le ventilate ipotesi di riduzione delle uscite delle Amministrazioni centrali siano state attuate. Nel contempo, permane e si accentua la tendenza a ridurre i trasferimenti agli enti locali.
Nel Documento non vi è alcuna indicazione strategica per una politica economica in grado di contrastare efficacemente il declino del sistema finanziario e produttivo italiano: anche dal punto di vista delle politiche per l’occupazione la situazione si presenta ampiamente deficitaria, aggravata inoltre dagli effetti del decreto-legge n. 168, recentemente convertito in legge dalle Camere, che, tra l’altro, ha gravemente penalizzato il Mezzogiorno. Su questo tema, peraltro, nel Documento all’esame sono contenute indicazioni generiche e per molti aspetti discutibili: l’ipotesi, ad esempio, di modificare il sistema degli incentivi alle imprese, passando da meccanismi di finanziamenti a fondo perduto a forme di prestito a lungo termine potrebbe produrre effetti molto negativi poiché, nelle more del passaggio da un sistema all’altro, si verificherebbe un’interruzione del flusso finanziario verso le imprese meridionali, già molto ridotto, con conseguenze facilmente immaginabili per la produzione e per l’occupazione. Sorprende la passività con cui i settori della maggioranza più sensibili alle tematiche meridionaliste hanno accolto questa proposta.
La previsione di un aumento dello 0,9 per cento del tasso di occupazione per il 2005 – prosegue il senatore Treu – è del tutto infondata e ignora i più recenti dati diffusi dall’ISTAT che – dopo tre anni di faticosa crescita dell’occupazione dovuta, malgrado il costante rallentamento dell’economia, al protrarsi degli effetti positivi delle riforme varate nella passata legislatura – indicano una riduzione dell’occupazione pari allo 0,7 per cento nel periodo compreso tra maggio 2003 e maggio 2004. Ad un ottimismo privo di basi si aggiungono poi generiche promesse in materia di pari opportunità, senza alcuna indicazione sulle misure che pure sarebbe necessario adottare per il sostegno all’occupazione femminile, alle politiche di conciliazione dei tempi e per l’incremento della natalità.
L’accenno contenuto nel Documento circa la necessità di rilanciare i consumi delle famiglie dovrebbe servire a giustificare l’assurda ed irrealistica ipotesi di riduzione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche; in realtà, la strada maestra per sostenere i consumi è quella di dare seguito ai contratti collettivi, secondo le vie ordinarie, come già è stato indicato dalle organizzazioni sindacali, e sulla base di un tasso di inflazione programmata più credibile di quello prospettato dal Documento all’esame.
Nel corso delle audizioni presso le Commissioni bilancio della Camera dei deputati e del Senato, il Ministro dell’economia ha espresso apprezzamento per le recenti riforme del mercato del lavoro e delle pensioni, senza però considerare l’esigenza di interventi volti a contenere il fenomeno crescente del precariato e a sostenere l’occupazione dei settori più deboli, in particolare dei giovani. Per questo aspetto, il riferimento alla riforma degli ammortizzatori sociali contenuta nel disegno di legge n. 848-bis è del tutto improprio, poiché tale provvedimento non prospetta alcun reale intervento di riordino, e lo stesso più volte ventilato incremento della misura e della durata temporale dell’indennità di disoccupazione è stato vanificato dal dirottamento verso altre finalità degli stanziamenti inizialmente previsti per esso.
Per tali motivi, il senatore Treu esprime un giudizio del tutto negativo sul Documento di programmazione economico-finanziaria per il triennio 2005-2008.
Il senatore VIVIANI (DS-U) osserva che il Documento all’esame, nei suoi contenuti e nella sua struttura, denota una preparazione affrettata, e, al tempo stesso, costituisce un ulteriore passaggio di quella che si può definire una vera e propria operazione verità circa la passata gestione dei conti pubblici ed i gravi danni da essa provocata: l’entità della manovra prospettata per il 2005 è indicativa infatti del disordine della finanza pubblica, e dà conto di un rapporto tra deficit e PIL superiore al 3 per cento e tendenzialmente pari al 4,4 per cento per il prossimo esercizio finanziario, nonché del grave ritardo che caratterizza l’Italia in termini di innovazione e di competitività. Le cifre contenute nel Documento all’esame, pur denunziando la preoccupante realtà del bilancio dello Stato e la situazione di declino che caratterizza il sistema economico, presentano palesi contraddizioni. In particolare, si ripropone un errore che ha accompagnato tutte le manovre di finanza pubblica della corrente legislatura: anche per il 2005, il tasso di crescita del PIL è infatti sovrastimato e, soprattutto, tale previsione non tiene conto degli effetti depressivi di una manovra di notevolissima entità. Appaiono dunque altrettanto irrealistiche le previsioni riguardanti la crescita dell’occupazione: con il decreto-legge n. 168, già citato dal senatore Treu, il Governo ha praticamente azzerato il credito di imposta per le nuove assunzioni a tempo indeterminato e le altre provvidenze a favore del Mezzogiorno. Essendo poi prevedibili altri tagli della spesa, non si riesce a comprendere su quali basi dovrebbe poggiare la creazione di nuovi posti di lavoro prospettata nel DPEF. Secondo quest’ultimo, la crescita economica dovrebbe essere sostenuta prevalentemente dalla domanda interna, ma anche questa affermazione è contraddetta dalla realtà: il Documento ipotizza infatti un incremento dei consumi delle famiglie allineato ad un tasso di inflazione programmata del tutto irrealistico, fissato all’1,6 per cento, senza alcuna previsione circa i rinnovi contrattuali e il recupero del drenaggio fiscale.
In realtà – prosegue il senatore Viviani – nel momento in cui il Governo, attraverso il Ministro dell’economia, afferma di volere liquidare la politica dei redditi, viene meno anche l’esigenza di programmare l’andamento dell’inflazione, come lo stesso Ministro ha sostenuto nel corso delle audizioni svoltesi presso le Commissioni bilancio della Camera dei deputati e del Senato. Inseguendo una logica dirigistica, che a parole continua a negare, l’Esecutivo punta dunque a governare con atti unilaterali l’andamento delle retribuzioni e dei prezzi: con tali premesse è molto improbabile che le organizzazioni sindacali manterranno la loro disponibilità ad assicurare la tradizionale moderazione nelle rivendicazioni salariali.
Se le previsioni di crescita risultano chiaramente sovrastimate, appare altresì fortemente ridimensionata la scossa che, secondo l’Esecutivo, dovrebbe derivare al sistema economico dalla più volte annunciata riduzione della pressione fiscale. Anche per questo aspetto, peraltro, la mancata individuazione delle modalità di copertura finanziaria di tale misura conferma la valutazione negativa su un Documento di programmazione economico-finanziaria dai tratti nebulosi ed indistinti. Non a caso tutti gli obiettivi più ambiziosi – relativi al contenimento dell’indebitamento e della spesa corrente, alla riduzione del rapporto tra debito pubblico e PIL, alla riduzione del tasso di disoccupazione e ad una crescita del Mezzogiorno superiore della media europea – sono rinviati agli anni 2007 e 2008, che, presumibilmente, vedranno un Governo diverso da quello attualmente in carica.
Come già è stato sottolineato dal senatore Treu, gli obiettivi in materia di occupazione sono al tempo stesso generici e ambiziosi e, per quanto riguarda il riordino degli ammortizzatori sociali, non si può ignorare che più di una volta gli stanziamenti destinati all’incremento della misura e della durata temporale dell’indennità di disoccupazione sono stati annullati, in quanto dirottati per finanziare interventi di tutt’altra natura.
Nel Documento si torna inoltre a parlare di lotta al sommerso, e, anche per questo aspetto, le affermazioni rese dal Ministro nel corso delle già ricordate audizioni, relativamente alla positività dell’esperienza pregressa, risultano incongrue e non fondate su dati effettivi. Altrettanto aleatorie sono le promesse riguardanti l’invarianza della spesa sociale, che non tengono conto del ridimensionamento subìto, negli anni, dal Fondo per le politiche sociali; anche l’impegno a non toccare gli stanziamenti per la scuola e la sanità appare generico e privo di fondamento.
Per quanto riguarda il metodo – prosegue il senatore Viviani – il proposito di approfondire il confronto con le parti sociali su prezzi e tariffe risulta fortemente ridimensionato, nei suoi potenziali effetti, dalla rinuncia ad una politica dei redditi. In tale contesto, anche il riferimento agli avvisi comuni delle parti sociali appare generico ed incongruo.
In conclusione, il Documento all’esame presenta un quadro molto preoccupante della situazione dei conti pubblici, senza prospettare soluzioni credibili, ma indicando cifre ed ipotesi di intervento contraddittorie rispetto alle esigenze di rilancio dell’economia e del sistema produttivo e di stabilità del quadro di finanza pubblica. Nell’assenza di proposte, tutti i nodi problematici sono di fatto rinviati al disegno di legge finanziaria che verrà presentato in autunno.
Secondo il senatore BATTAFARANO (DS-U), il recente cambio della guardia al Ministero dell’economia è indicativo della necessità di affrontare con maggiore sincerità e trasparenza una situazione finanziaria la cui gravità è stata negata con protervia dal precedente Ministro. Purtroppo, come è già stato evidenziato nei precedenti interventi, del tutto condivisibili, questa istanza di chiarezza è l’unico aspetto positivo di un Documento di programmazione economico-finanziaria reticente sul passato e vago ed aleatorio circa le modalità con cui verranno reperiti i 24 miliardi di euro che costituiscono l’importo complessivo della manovra di finanza pubblica per il 2005, nonché le risorse aggiuntive che si renderanno necessarie qualora di dovesse intraprendere l’accidentato percorso della riduzione della pressione fiscale. Vi sono dunque novità di metodo, ma permane una preoccupante continuità con il passato – sottolineata anche dal Governatore della Banca d’Italia, nel corso delle audizioni di ieri, già richiamate nei precedenti interventi – tale da non consentire di ritenere che sia in atto alcun cambiamento sostanziale di politica economica.
Su questi temi, peraltro, si sono già soffermati, con ampiezza di argomentazioni i senatori Treu e Viviani. Vi sono, inoltre, alcune problematiche che, secondo il senatore Battafarano, dovrebbero essere indicate con chiarezza nell’ambito del parere che la Commissione si accinge ad esprimere. In primo luogo, per quanto riguarda il riordino degli ammortizzatori sociali, occorre esprimere un richiamo forte al Governo, affinché siano assicurate risorse adeguate e si eviti che esse siano stornate per altre finalità, come pure è avvenuto in passato; occorrono poi misure volte ad assicurare l’integrazione al minimo di tutti i trattamenti previdenziali, ai livelli già indicati nella prima legge finanziaria varata dal Governo di centro destra che, all’epoca, garantì i predetti incrementi solo per una platea molto limitata di pensionati. Vi è poi un obiettivo condiviso da tutti i Gruppi politici, e oggetto di uno specifico impegno del relatore al Senato sul disegno di legge delega per la riforma al sistema previdenziale, relativamente all’abolizione del divieto di cumulo tra le rendite INAIL e le pensioni di inabilità corrisposte dall’INPS. Anche questo è un punto che dovrebbe entrare a far parte del parere per la Commissione bilancio. In esso dovrebbe essere anche incluso un riferimento alla necessità di ripristinare un meccanismo normativo per il recupero del fiscal-drag, nonché l’impegno a dare seguito al disegno di legge d’iniziativa dell’onorevole Benvenuto, già approvato all’unanimità dalla Camera dei deputati e incomprensibilmente fermo al Senato – dove peraltro è stato fatto proprio dai Gruppi politici dell’opposizione, ai sensi dell’articolo 79 del Regolamento -, volto a sanare la grave ingiustizia verificatesi con l’aumento dell’imposizione fiscale sul trattamento di fine rapporto attuato con il varo del primo modulo della riforma fiscale. Nell’auspicare che il Presidente, nella sua qualità di relatore, voglia includere nel parere che la Commissione si accinge ad esprimere i punti testé illustrati, il senatore Battafarano conclude il suo intervento esprimendo una forte contrarietà sull’ipotesi, da più parti adombrata, che il Governo, nell’ambito della manovra di finanza pubblica per il 2005, si appresti a tagliare i contributi a favore degli istituti di patronato. Tale misura sarebbe particolarmente grave e andrebbe nel senso, da tutti deprecato, almeno a parole, del ridimensionamento della spesa sociale.
Poiché non vi sono altre richieste di iscrizione a parlare, il PRESIDENTE replica agli intervenuti osservando preliminarmente che, al di là dei contenuti del Documento all’esame, tutti hanno espresso un giudizio positivo sulla disponibilità al dialogo con le parti sociali espressa, a nome del Governo, dal neo Ministro dell’economia e sull’intenzione di pervenire ad una definizione realistica della situazione dei conti pubblici e delle misure correttive da intraprendere. A questo proposito, a suo avviso, le pur puntuali critiche avanzate nel corso della discussione, non tengono adeguatamente conto di una congiuntura internazionale che continua a presentare elementi di forte criticità e che condiziona fortemente l’andamento delle economie nazionali. Non si può negare, peraltro, che negli ultimi anni, caratterizzati da una crescita molto rallentata, in Italia l’occupazione è cresciuta in misura considerevole e sono stati attuati importanti interventi strutturali per la riforma del mercato del lavoro e del sistema previdenziale, oggetto di ampio consenso e senz’altro destinati a produrre effetti positivi, anche per quanto attiene alla realizzazione degli ambiziosi obiettivi delineati nel DPEF. Per quanto riguarda le proposte del senatore Battafarano, il Presidente osserva che sul riordino degli ammortizzatori sociali vi è già un riferimento nello schema di parere favorevole da lui predisposto; per gli altri temi, rileva che essi si soffermano su aspetti eccessivamente specifici, in rapporto alla natura del Documento di programmazione economico-finanziaria, che costituisce la cornice della manovra di finanza pubblica per il prossimo triennio, rinviando ad altre sedi e, in particolare, al disegno di legge finanziaria, la definizione dei diversi interventi.
Illustra quindi uno schema di parere favorevole con osservazioni, il cui testo è pubblicato in allegato al resoconto sommario della seduta odierna.
Su tale schema di parere il senatore BATTAFARANO annuncia, a nome del Gruppo politico di appartenenza, il voto contrario.
Dopo che il PRESIDENTE ha constatato la sussistenza del numero legale, la Commissione approva il parere favorevole con osservazioni nel testo predisposto dal Presidente medesimo.
SUL DOCUMENTO DI PROGRAMMAZIONE ECONOMICO-FINANZIARIA RELATIVO
ALLA MANOVRA DI FINANZA PUBBBLICA PER GLI ANNI 2005-2008
La 11ª Commissione permanente,
esaminato il Documento in titolo;
rilevato che, in base alle stime di crescita del tasso di occupazione, esso dovrebbe progressivamente salire fino a raggiungere, nel 2008, un valore pari al 59,7 per cento, vicino all’obiettivo fissato per l’Italia per il 2010 (61,3 per cento);
preso atto che dalle prospettive di riduzione generale della spesa corrente sono esclusi anche i capitoli relativi alla sicurezza ed ai servizi sociali;
valutate positivamente le linee di politica proposte dal Documento contro l’evasione fiscale ed il lavoro sommerso, ivi compresa la definizione di avvisi comuni tra le parti sociali in materia;
rilevato l’impegno all’approvazione della riforma degli ammortizzatori sociali nonché all’adozione di misure di conciliazione famiglia-lavoro, per i servizi e la tutela dell’infanzia, per il sostegno alla natalità e ai soggetti deboli,
esprime, per quanto di competenza, parere favorevole.

























