23ª Seduta
Presidenza del Presidente
La seduta inizia alle ore 15.
IN SEDE CONSULTIVA
(1014) Disposizioni per l’ adempimento di obblighi derivanti dall’ appartenenza dell’ Italia alle Comunità europee – Legge comunitaria 2006, approvato dalla Camera dei deputati
(Relazione alla 14a Commissione. Seguito e conclusione dell’esame. Relazione favorevole con osservazioni)
Riprende l’esame sospeso nella seduta di ieri.
Il presidente TREU ricorda che nella precedente seduta il relatore Turigliatto ha proceduto all’illustrazione di uno schema di relazione al disegno di legge comunitaria – favorevole con osservazioni – e, constatato che non vi sono richieste di intervento per dichiarazione di voto, previa verifica del numero legale, pone lo stesso ai voti.
La Commissione approva.
(Doc. LXXXVII, n. 1) Relazione sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea, anno 2005
(Parere alla 14a Commissione. Seguito e conclusione dell’esame. Parere favorevole con osservazioni)
Riprende l’esame sospeso nella seduta di ieri.
Il presidente TREU ricorda che nella precedente seduta il relatore Turigliatto ha proceduto all’illustrazione di uno schema di parere in ordine alla relazione sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea – favorevole con osservazioni- e, constatato che non vi sono richieste di intervento per dichiarazione di voto, previa verifica del numero legale, pone lo stesso ai voti.
La Commissione approva.
IN SEDE REFERENTE
(Doc. XXII, n. 10) NARDINI ed altri – Proposta di inchiesta parlamentare sull’impiego di manodopera straniera in agricoltura nel Mezzogiorno
(Esame e rinvio)
Introduce l’esame la relatrice MONGIELLO (Ulivo), la quale rileva preliminarmente che la proposta di istituire una Commissione di inchiesta sull’impiego irregolare di manodopera straniera in agricoltura nasce dall’esigenza di sottoporre ad un attento monitoraggio tale deprecabile fenomeno, diffuso in talune aree del Mezzogiorno – specialmente nel foggiano e nel casertano – dove in più occasioni le organizzazioni sindacali hanno denunciato situazioni di estremo sfruttamento di lavoratori stagionali extracomunitari e neocomunitari.
Il lavoro sommerso in agricoltura rappresenta ormai quasi il 40 per cento del prodotto interno lordo agricolo e va inoltre evidenziato che nel 78 per cento delle aziende sottoposte a verifiche nel 2004 sono state riscontrate irregolarità sotto il predetto profilo.
La relatrice fa presente che recentemente ha partecipato, nella sua qualità di parlamentare, ad un incontro ufficiale tenutosi nelle aree interessate dai fenomeni sopra illustrati, durante il quale sono state anche effettuate audizioni delle autorità locali e dei soggetti datoriali interessati. Dal predetto incontro è emerso un quadro molto preoccupante, atteso che in provincia di Foggia, a fronte di una domanda di lavoro nel settore dell’agricoltura, pari a 800 mila giornate lavorative, sussiste una ridotta offerta di manodopera locale regolare che riguarda in particolare 2500 lavoratori di nazionalità italiana iscritti ai centri per l’impiego: in realtà, spesso tali lavoratori preferiscono non essere assunti per conservare il diritto al sussidio di disoccupazione. Peraltro le procedure per l’accesso al lavoro regolare risultano eccessivamente articolate e farraginose e ciò sicuramente favorisce il ricorso al lavoro sommerso.
L’area del lavoro irregolare è piuttosto estesa e ruota intorno alle figure dei cosiddetti caporali che espletano un’attività illegale di intermediazione tra domanda e offerta di lavoro e sono generalmente legati ciascuno al gruppo etnico di appartenenza: il “caporale” è dunque una figura di raccordo rispetto ad attività criminose volte a organizzare l’ingresso clandestino di lavoratori immigrati, spesso gestite da associazioni mafiose che si occupano anche del trasporto dei lavoratori assunti abusivamente, e della loro sistemazione in tende o in casolari abbandonati.
Nelle aree interessate dal fenomeno in questione la clandestinità degli immigrati è oggetto di una colpevole tolleranza, indifferente nei confronti di condizioni di vita disumane, tali da determinare una situazione di schiavitù, se non di diritto, certamente di fatto.
I controlli effettuati dall’Ispettorato del lavoro risultano poi insufficienti, per la ridotta disponibilità di mezzi e risorse finanziarie, e l’unico deterrente idoneo ad arginare tale fenomeno sembra essere quello del sequestro cautelativo dei terreni nei quali sono avvenute le attività criminose connesse al “caporalato”. D’altra parte, gli strumenti normativi vigenti volti ad arginare il fenomeno dell’intermediazione illegale di manodopera risultano del tutto inadeguati.
L’associazione “Medici senza frontiere” ha poi sottolineato le precarie condizioni igienico-sanitarie in cui operano i lavoratori agricoli stagionali, assoggettati al rischio di varie patologie legate alle condizioni disumane in cui viene esercitata tale attività, alla mancata adozione di qualsivoglia sistema di prevenzione e di sicurezza sul lavoro, all’orario giornaliero massacrante, e a un salario a cottimo pari a circa tre euro per ogni trenta chilogrammi di prodotti raccolti.
La rete del caporalato sottopone inoltre tali lavoratori ad una serie di vessazioni, che sovente sfociano anche in comportamenti criminosi, quali ricatti, maltrattamenti e violenze sessuali sulle lavoratrici.
Passando all’analisi dei singoli articoli, la relatrice evidenzia che l’articolo 1 individua l’oggetto dell’inchiesta parlamentare in questione, finalizzata in particolare a svolgere un’attività di indagine sull’impiego della manodopera straniera in agricoltura nel Mezzogiorno ed in particolare nelle regioni Puglia, Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia.
L’articolo 2 delinea la composizione della commissione di inchiesta, della quale fanno parte venti senatori, nominati dal Presidente del Senato della Repubblica, in modo che sia osservato il criterio della proporzionalità tra i Gruppi parlamentari e comunque assicurando la presenza di un rappresentante per ciascun gruppo esistente. Si prevede inoltre che la commissione elegga nella prima seduta il presidente, due vicepresidenti e due segretari.
Il termine massimo per la conclusione dei lavori – individuato dal predetto articolo 2 – è di sei mesi, decorsi i quali la Commissione dispone di sessanta giorni per presentare al Senato la relazione finale sulle indagini svolte.
L’articolo 3 precisa l’oggetto dell’inchiesta parlamentare, che in particolare dovrà accertare il rispetto delle regole contrattuali e delle leggi relative al collocamento della manodopera agricola, nonché la regolarità dei versamenti fiscali e contributivi; l’osservanza delle leggi e dei regolamenti relativi alla salute e alla sicurezza dei lavoratori; la tutela dei diritti dei lavoratori con particolare riferimento alle condizioni di lavoro, di abitazione, di vita e di salute, nonché alle condizioni igienico-sanitarie, anche in linea con quanto stabilito dalla Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con risoluzione 45/158 del 18 dicembre 1990; l’entità e le modalità dell’evasione contributiva nelle zone interessate dal fenomeno del cosiddetto «caporalato» da parte delle imprese del settore agroalimentare che impiegano manodopera tramite l’intermediazione illegale; le forme di intimidazione, di violenza, di molestia sessuale operate da parte dei «caporali» e dei datori di lavoro stessi, nei confronti della manodopera femminile, nonché il fenomeno della prostituzione legato all’assunzione dei lavoratori stessi; le forme e le dimensioni del collocamento illegale e del trasporto non autorizzato di manodopera agricola a fini di lucro, con particolare riferimento alla penetrazione della criminalità organizzata nel settore agroalimentare, anche tramite il controllo del trasporto illegale di manodopera.
La Commissione procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria, specificati in maniera dettagliata nell’ambito dell’articolo 4 del documento in esame.
L’articolo 5 dispone che i componenti della Commissione, il personale addetto alla stessa ed ogni altra persona che collabora con la Commissione o compie o concorre a compiere atti di inchiesta, oppure ne viene a conoscenza per ragioni di ufficio o di servizio, siano obbligati al segreto per quanto riguarda gli atti e i documenti acquisiti.
L’organizzazione dei lavori è disciplinata dall’articolo 6, il quale prevede che la Commissione, prima dell’inizio dei lavori, adotti il proprio regolamento interno a maggioranza assoluta dei suoi componenti. Si dispone inoltre che le sedute siano pubbliche, anche se la Commissione può comunque deliberare, a maggioranza semplice, di riunirsi in seduta segreta.
Infine va evidenziato che la Commissione può avvalersi dell’opera di agenti e ufficiali di polizia giudiziaria, nonché di tutte le collaborazioni che ritenga necessarie.
La relatrice richiama infine l’attenzione sull’importanza del fenomeno oggetto dell’inchiesta, che non riveste più un carattere emergenziale, ma assurge al rango di fenomeno strutturale dell’economia agricola di talune aree del sud.
Si apre la discussione.
Il senatore ZUCCHERINI (RC-SE) evidenzia che spesso i datori di lavoro interessati dai fenomeni in questione usufruiscono anche dei contributi erogati dall’Unione europea.
E’ opportuno inoltre coinvolgere anche gli Enti locali nell’inchiesta parlamentare e nelle iniziative che ad essa auspicabilmente seguiranno, al fine di creare una rete idonea a fronteggiare comportamenti criminosi che nell’agricoltura risultano molto diffusi, più di quanto non avvenga in altri settori – quali ad esempio l’edilizia – in cui sussistono più strumenti atti a favorire le verifiche, i controlli e la repressione dell’illegalità.
Occorre che le autorità competenti assumano celermente le necessarie decisioni in quanto il fenomeno del caporalato riscontrabile in agricoltura determina una situazione di gravissima emergenza sociale e civile.
Il senatore PETERLINI (Aut), pur dichiarando di condividere gli obiettivi perseguiti attraverso l’inchiesta parlamentare in titolo, fa presente che, nel corso della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari alla quale ha preso parte questa mattina, gli è sembrato di cogliere, nell’intervento del Presidente del Senato, una preoccupazione e una indicazione, entrambe meritevoli della più attenta considerazione. La preoccupazione, più che comprensibile, riguarda l’eccessivo proliferare di nuove Commissioni, mentre l’indicazione attiene alla ricerca di forme appropriate per svolgere nell’ambito delle Commissioni permanenti almeno parte delle attività che si vorrebbero attribuire a organismi di nuova costituzione.
Il senatore TOFANI (AN) ritiene che l’ambito territoriale dell’inchiesta parlamentare oggetto dell’odierna discussione non dovrebbe essere circoscritto al Sud Italia, ma esteso a tutto il territorio nazionale, poiché molti dei fenomeni ai quali ha fatto riferimento la relatrice, in particolare per quel che riguarda la dimensione del lavoro nero e il caporalato, riguardano anche talune aree del Nord. Considerata inoltre la complessità della materia, sarebbe opportuno che il termine assegnato alla Commissione per la conclusione dei propri lavori venisse portato ad un anno, rispetto ai sei mesi di cui al comma 4 dell’articolo 2 della proposta all’esame.
Richiamandosi alla proposta da ultimo avanzata dal senatore TOFANI, il senatore LIVI BACCI (Ulivo) osserva che la durata del lavoro di inchiesta dovrebbe essere commisurata al ciclo produttivo agricolo ed essere protratta comunque fino a comprendere anche la stagione del raccolto. Ritiene inoltre che, nell’ambito del proprio lavoro, la Commissione dovrebbe accertare se ed in quale misura la domanda di lavoro agricolo sia soddisfatta dai flussi di lavoro stagionale regolare valutando, in relazione a tale dato, l’entità dei flussi di immigrazione irregolare.
Il senatore TIBALDI (IU-Verdi-Com) ritiene che la proposta di portare ad un anno il termine assegnato alla Commissione di inchiesta per la conclusione dei propri lavori debba essere accolta, anche perché in tal modo la Commissione potrà disporre del tempo necessario ad appurare, tra l’altro, l’entità dei flussi migratori interni, che coinvolgono un rilevante numero di lavoratori extra comunitari clandestini. Proprio la dimensione territoriale di questo fenomeno, peraltro, induce a ritenere che l’inchiesta dovrebbe rivolgersi in via prevalente, ma non esclusiva, alle aree del Mezzogiorno.
Per quanto attiene alle perplessità emerse nell’ambito della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, richiamate dal senatore Peterlini, il senatore Tibaldi ritiene che, probabilmente, esse erano riferite al protrarsi delle medesime inchieste nell’arco di più legislature. Peraltro, si tratta di rilievi meritevoli di attenta considerazione, e pertanto occorrerà valutare, nel corso della discussione, quali possono essere le forme più idonee a svolgere un’attività di inchiesta su un tema che, peraltro, riveste una rilevantissima valenza politica e sociale.
Il senatore DI SIENA (Ulivo), pur sottolineando l’opportunità di ampliare la durata dell’inchiesta parlamentare in questione ad un anno, al fine di poter monitorare l’attività agricola stagionale, evidenzia tuttavia la necessità che la Commissione d’inchiesta produca i primi risultati in concomitanza con l’inizio della campagna di raccolta, per poi eventualmente proseguire e completare la propria attività istruttoria in una fase successiva.
Appare invece non del tutto condivisibile la proposta di ampliare l’ambito dell’indagine della inchiesta anche alle aree settentrionali del paese, in quanto il fenomeno dell’utilizzo irregolare di manodopera immigrata nel territorio del Mezzogiorno riveste carattere strutturale e conseguentemente presenta caratteristiche diverse rispetto ad altre aree del paese, e una maggiore gravità.
Le preoccupazioni espresse dal Presidente del Senato, riferite dal senatore Peterlini, non possono comunque prevalere sulle oggettive esigenze riscontrabili nel caso concreto: la diffusione e la rilevanza del fenomeno affrontato nel Documento in titolo rendono infatti quanto mai opportuna l’attivazione di un’apposita inchiesta.
Il senatore ADRAGNA (Ulivo) ritiene opportuno ampliare l’ambito di operatività della istituenda Commissione di inchiesta anche ai fenomeni di utilizzo irregolare di lavoratori immigrati in agricoltura riscontrabili nelle aree del Nord, dove si registra una carenza di manodopera suscettibile di favorire il ricorso al lavoro sommerso, che rappresenta quasi il 40 per cento del prodotto interno lordo agricolo.
Le preoccupazioni alle quali ha fatto riferimento il senatore Peterlini riguardano presumibilmente le Commissioni di inchiesta di carattere permanente, e non quindi la Commissione di cui trattasi, di durata temporalmente circoscritta, che peraltro sarebbe opportuno aumentare ad un anno.
La senatrice NARDINI (RC-SE) sottolinea preliminarmente che il termine semestrale posto all’attività della Commissione è finalizzato a consentire il celere conseguimento di risultati efficaci, utili anche ai fini di rimodulare le normative sul collocamento, che, come ha opportunamente sottolineato anche il ministro Amato nel corso di una recente audizione presso la 9a Commissione permanente, risultano del tutto inadeguate nel comparto agricolo.
Appare inoltre preferibile limitare l’ambito operativo dell’inchiesta in questione alle sole aree del Sud, considerata la gravità raggiunta dal fenomeno in questione in tale territorio.
Il senatore ROILO (Ulivo) ritiene che la durata dell’attività di inchiesta debba restare circoscritta ai sei mesi, concordando, per questo aspetto, con le osservazioni della senatrice Nardini. E’ infatti necessario che, prima dell’inizio della stagione di raccolta, la Commissione d’inchiesta sia in grado di indicare soluzioni idonee a contrastare il lavoro nero ed il caporalato e ad attivare sul territorio processi efficaci di repressione della criminalità organizzata, che gestisce a proprio profitto l’immigrazione clandestina. E’ inoltre preferibile che l’ambito territoriale dell’inchiesta resti circoscritto al Mezzogiorno, poiché al Nord il lavoro nero e il caporalato sono presenti, ma con caratteristiche e dimensioni diverse, e toccano altri settori produttivi, come ad esempio l’edilizia, in misura maggiore rispetto all’agricoltura, strutturalmente assai diversa da quella meridionale.
Il senatore MERCATALI (Ulivo) ritiene che il termine di sei mesi, fissati nel Documento all’esame per la conclusione dell’inchiesta, sia sufficiente: entro tale termine, peraltro, la Commissione dovrà appurare quali difficoltà si frappongono ad un’azione più incisiva dei soggetti pubblici chiamati a svolgere attività di controllo, vigilanza e repressione nei confronti di fenomeni di particolare gravità, e quali risorse materiali ed umane si rendano necessarie per adottare iniziative efficaci di contrasto del lavoro nero, del caporalato e della criminalità organizzata.
Il senatore GALLI (LNP) ritiene che per produrre effetti concreti e positivi, l’inchiesta dovrà evitare l’approccio ideologico di cui egli ha avuto invece sentore nel corso della discussione odierna. Infatti, le questioni del lavoro nero e dell’intermediazione illegale sono risalenti nel tempo, e, a suo avviso, sono il risultato di regole sociali, abitudini e culture fortemente radicate in alcuni territori. Non a caso, mentre il lavoro agricolo stagionale è una realtà che investe tutto il territorio nazionale, solo in alcune regioni si verifica il proliferare del caporalato e del lavoro irregolare. A tale proposito, sarebbe del tutto inutile e pretestuoso ricondurre alla cosiddetta legge Bossi-Fini le cause del degrado del mercato del lavoro agricolo nel Mezzogiorno e dell’incremento dell’immigrazione clandestina: occorre invece svolgere un’attenta ricognizione sulla funzionalità e l’efficacia degli organismi pubblici preposti alla vigilanza, al controllo e alla repressione dei fenomeni lamentati, tenendo presente che proprio sui territori che costituiscono l’oggetto della proposta di inchiesta in discussione si registra una massiccia presenza, spesso pletorica, di dipendenti dello Stato e degli Enti locali e si verificano gli sprechi più preoccupanti di risorse pubbliche.
Il PRESIDENTE precisa che, a prescindere dall’attivazione dell’inchiesta parlamentare oggetto del dibattito odierno, nella futura programmazione dei lavori della Commissione sarà comunque dedicato ampio spazio alle tematiche del lavoro sommerso e dell’immigrazione.
Poiché non vi sono altre richieste di intervenire nella discussione generale, fissa il termine per la presentazione degli emendamenti per martedì 17 ottobre alle ore 18.
Il seguito dell’esame è quindi rinviato.
ANTICIPAZIONE DELL’ORARIO DI INIZIO DELLA SEDUTA DI GIOVEDI’ 12 OTTOBRE
Il presidente TREU, accogliendo la richiesta di alcuni senatori, avverte che l’orario di inizio della seduta di domani, giovedì 12 ottobre, già fissato per le ore 14,30, è anticipato alle ore 8,30.
La seduta termina alle ore 16,05.
RELAZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE
SUL DISEGNO DI LEGGE N. 1014
La Commissione, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime per quanto di competenza parere favorevole, con le seguenti osservazioni:
all’articolo 8, comma 1, si rileva, anche in vista dell’adozione di un testo unico delle norme riguardanti la sicurezza e l’igiene del lavoro, che la disciplina di tale materia, in quanto rivolta alla tutela di diritti fondamentali della persona, garantiti dalla Costituzione, richiede nei suoi tratti essenziali un’applicazione uniforme su tutto il territorio nazionale, tale da evitare il rischio di una eccessiva differenziazione delle normative;
all’articolo 23, si fa presente che, ferma restando l’opportunità dell’adozione di forme di concertazione per l’applicazione di misure di protezione sociale in favore dei lavoratori impegnati nei servizi di assistenza a terra degli aeroporti, nell’ambito dei processi di liberalizzazione dei servizi, la formulazione del nuovo testo dell’articolo 14 del decreto legislativo n. 18 del 1999 risulta alquanto generica, e suscettibile di non fornire le necessarie garanzie per i lavoratori. Valuti pertanto la Commissione di merito l’opportunità di integrare il testo della disposizione con un riferimento alla priorità del reimpiego del personale in attività analoghe a quelle già svolte, che richiedano il possesso di particolari requisiti professionali e di sicurezza del personale addetto, come già previsto nel testo normativo vigente: sarebbe anche opportuno prevedere, nell’ambito della procedura di concertazione, una più stringente funzione per l’ENPAC, considerato che l’ente si avvale di professionalità specialistiche che possono fornire un rilevante supporto tecnico per le attività connesse alle misure di protezione sociale.
PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE
SUL DOCUMENTO LXXXVII, N. 1
La Commissione, esaminata per le parti di competenza la Relazione sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea (2005),
considerato che il Piano italiano per l’innovazione, la crescita e l’occupazione, che costituisce parte integrante della Relazione, si è proposto l’obiettivo di migliorare in modo permanente la competitività dell’Italia attraverso l’avanzamento della frontiera della tecnologia;
considerato che obiettivi e strumenti del Piano incidono anche su profili riguardanti il lavoro e la previdenza, e che pertanto devono costituire oggetto di riflessione e di specifiche iniziative anche di carattere normativo;
esprime un parere favorevole con le seguenti osservazioni:
· nella prospettiva di favorire la competitività del sistema produttivo, occorre porre una particolare attenzione al tema della formazione professionale e della valorizzazione del capitale umano e tecnologico, coerentemente con gli orientamenti espressi, su queste materie, dall’Unione europea;
· il potenziamento del modello sociale europeo in funzione dei cambiamenti demografici in essere (decremento demografico e aumento delle aspettative di vita) richiede, tra l’altro, come è opportunamente richiamato nella Relazione, interventi finalizzati alla creazione di posti di lavoro più numerosi e più qualificati, all’insegna della coesione sociale. Assumono pertanto un particolare rilievo, nell’ambito della programmazione dei Fondi strutturali per il periodo 2007-2013, le misure indicate anche nelle linee guida elaborate del Comitato Fondo sociale europeo, relativamente alla promozione di politiche di contrasto alla disoccupazione di lungo periodo e giovanile, all’adozione di misure per la regolarizzazione del mercato del lavoro e dei sistemi pensionistici, nonché per l’emersione del sommerso, all’incremento della partecipazione al mercato del lavoro, al potenziamento dei servizi finalizzati ad aumentare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, e dei servizi per l’impiego, all’analisi dei fabbisogni occupazionali e di competenze delle imprese e all’adozione da parte delle stesse di modelli organizzativi capaci di fare fronte alle crisi occupazionali, ed infine all’attivazione di misure atte a tutelare gli immigrati;
· in sede di attuazione del Piano per l’innovazione, la crescita e l’occupazione, assume una valenza strategica l’attivazione di politiche di contrasto alla denatalità, da fondare anche su misure di sostegno alle giovani coppie nonché su interventi atti a ridurre il lavoro precario, che in particolare è suscettibile di determinare un’insicurezza nelle giovani generazioni e la conseguente impossibilità per le stesse di programmare una futura vita familiare.

























