Il governo si appresta a modificare la legge 231 del 2001, quella che regola la responsabilità delle imprese. La notizia è al punto 3 dell’ordine del giorno del pre-consiglio dei ministri del 3 agosto, che riporta: “Schema di disegno di legge: revisione della disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 (Giustizia)”. Peraltro, seguito, al punto 5, da un altro schema di decreto legislativo per la “riorganizzazione e riordino delle funzioni della Corte dei Conti”, di cui già molto si è parlato.
Ma è la revisione della 231 che arriva a sorpresa, in piena estate e mentre tutta l’attenzione è su Ceuta e la presunta crisi dei migranti, col suo corredo di polemiche e decisioni surreali.
In pratica, un colpo di mano doppio: da un lato l’intervento sulla Corte dei Conti, dall’altro sulla 231, renderebbero il sistema appalti, pubblici e privati, una sorta di nuova e peggiore giungla rispetto a quanto non sia già oggi, rendendo molto più difficile contrastare illegalità, nero, infortuni sul lavoro. Lo dice chiaramente Alessandro Genovesi, responsabile degli appalti e la lotta al nero della Cgil, che chiede al governo ‘’di aprire un tavolo con le parti sociali, evitando di introdurre surrettiziamente veri e propri scudi, depotenziando la responsabilità organizzativa delle imprese committenti’’.
La Cgil, spiega il sindacalista, non è contraria a una revisione della legge, anzi: “Siamo stati tra i primi – sottolinea Genovesi – ad avanzare proposte per aggiornare la 231/01 ai nuovi contesti produttivi e tecnologici, ad individuare possibili linee guida per definire dei Modelli Organizzativi e Gestionali di filiera in grado di garantire realmente controlli lungo la catena degli appalti, qualificare al meglio le imprese fornitrici, individuare procedure di reale verifica del funzionamento organizzativo dei diversi cicli produttivi. Ma – aggiunge – sempre nell’ottica di responsabilizzare i committenti e non di rendere di fatto il tutto più opaco o peggio di rendere più difficile ad investigatori, sindacati, istituzioni combattere evasione fiscale, sfruttamento della manodopera, errata organizzazione del lavoro”.
“Numerose sono le indagini aperte da diverse procure e dalle forze dell’ordine – ricorda il dirigente sindacale – da Milano a Prato, dalla Liguria alle Marche alla Sicilia, che spesso portando le aziende stesse a cambiare i propri modelli, a regolarizzare migliaia di lavoratori e lavoratrici sfruttate, proprio in virtù del principio di omessa vigilanza e colpa di organizzazione che è in capo ai committenti”.
“Il governo – continua Genovesi – rischia di stravolgere l’attuale impianto della norma, di invertire l’onere della prova secondo il principio per cui un committente può anche non sapere che chi lavora per lui lo fa impiegando lavoratori irregolari o violando le norme fiscali e previdenziali o peggio mettendo a rischio la vita dei dipendenti. E se non lo sa non è più un suo problema. Siamo alla legalizzazione dell’assenza di responsabilità, siamo alla legittimazione della concorrenza sleale tra imprese”.
“Poiché una riforma della 231/2001 riguarda non solo le imprese, ma anche e soprattutto i lavoratori delle aziende committenti e degli appalti – conclude Genovesi – chiediamo al governo di sospendere l’intervento e di aprire subito un tavolo di confronto presso il Ministero della Giustizia con organizzazioni datoriali e sindacali, per individuare un equilibrio tra gli interessi in campo, anche partendo da alcune proposte condivisibili della Commissione Fidelbo”.
Un allarme, quello della Cgil, condiviso anche dal Pd. Maria Cecilia Guerra e Arturo Scotto, rispettivamente deputata dem e responsabile Lavoro del Pd, e capogruppo in commissione Lavoro alla Camera, affermano che l’intervento che il governo si appresa ad apportare alla legge 231 è peggiorativo, ed ha l’obiettivo di “deresponsabilizzazione dell’azienda committente nei confronti nelle imprese che lavorano in appalto, invertendo l’onere della prova e determinando il blocco di molte delle indagini aperte rispetto a grandi marchi che usano indirettamente manodopera a basso costo”. Il governo, secondo i due esponenti del Pd, “sembra orientato a chiudere ancora una volta gli occhi di fronte al dramma del caporalato. Questa scelta produrrebbe un ulteriore peggioramento sul terreno contrattuale, salariale, della sicurezza. Chiediamo che si fermino, che vengano scongiurate nuove forme di condono, costruito nella penombra agostana, senza consultare le parti sociali”.



























