di Claudio Benedetti – Direttore Generale Federchimica
Non solo sindacato di domani, ma, soprattutto, relazioni industriali di domani, anche perché l’esperienza insegna che molto spesso le Parti sociali, nel tempo, si influenzano reciprocamente e alla fine in qualche modo si assomigliano. L’attualità è caratterizzata da tre aspetti che emergono con chiarezza e che porrei come punti di riferimento per costruire il futuro delle relazioni industriali nel nostro Paese.
Il primo riguarda il Sindacato e la necessità di tornare alla normalità, se mai c’è stata, nei rapporti tra Sindacato e Politica e per quanto ci riguarda normalità di rapporti vuol dire una netta distinzione dei ruoli.
Sempre più il Sindacato è in qualche modo coinvolto e condizionato dalle vicende politiche.
Questa dipendenza non deve continuare altrimenti le relazioni industriali non potranno più essere un elemento di crescita e stabilità, ma finiranno per diventare un ambito di conflitti politici e mediatici.
A perderci sarebbero soprattutto i lavoratori, le imprese e il Sindacato stesso.
Il secondo riguarda la dimensione e le caratteristiche che sta assumendo la crisi. Anche se adottassimo uno scenario favorevole, per l’Italia ci sarebbero notevoli conseguenze strutturali.
Il Presidente Squinzi ha voluto essere molto chiaro nella sua Relazione all’Assemblea di Federchimica dell’8 giugno u.s.: non sono solo gli acquisti che stanno calando del 20-30%, ma, in molto comparti, spariscono il 20-30% dei clienti. Ha anche ricordato che alla fine del 2011 (quando forse ricominceremo a crescere) il PIL pro-capite italiano sarà inferiore a quello del 2000, il valore aggiunto industriale più basso di quello del 1994.
Le relazioni industriali si devono confrontare con una crisi strutturale, in uno scenario assolutamente nuovo che comporta la ineluttabilità di cambiamenti e di scelte innovative.
Il terzo aspetto in gioco è la centralità dell’Industria: gli esperti ci dicono che se la crisi colpirà meno l’Italia è grazie al ruolo importante dell’Industria manifatturiera, ma la Politica e le Istituzioni non l’hanno ancora come priorità, non ce l’hanno perché non stanno affrontando la crisi con strumenti di politica industriale (cioè che difendano la competitività industriale), anzi distolgono fondi già allocati (come per le Bonifiche e per la Ricerca).
Le relazioni industriali sono lo strumento che imprese e Sindacato hanno per cercare di dare priorità alle esigenze dell’Industria in un Paese dove queste rischiano di essere marginalizzate.
Questi tre aspetti determinano conseguenze importanti per le Parti Sociali e, in particolare per il Sindacato, impongono risposte altrettanto importanti.
• la prima risposta deve essere nell’unità sindacale: i problemi da affrontare non permettono divisioni e posizioni ideologiche, a perderci sarebbe il lavoratore, l’impresa, il sistema di rappresentanza, sistema che può e deve ancora svolgere un ruolo importante nel nostro Paese.
• In secondo luogo ci deve essere uno sforzo comune con la parte industriale per esigere maggiore attenzione alla competitività (costo dell’energia, infrastrutture, normative, ecc.). Ormai è ben chiaro a tutti che la possibilità di veder crescere i redditi e le buste paghe nel medio periodo è strettamente legata alla crescita della produttività. Ma questa, soprattutto nel nostro Paese, è condizionata dalle inefficienze esterne all’impresa e sulle quali l’impresa – per quanto grande – non può fare nulla. Questa azione per essere vincente non può essere condizionata e influenzata da divisioni sindacali di tipo ideologico.
• Il terzo aspetto riguarda il cambiamento: un Sindacato che vuole dare un contributo al superamento della crisi deve essere aperto all’innovazione e evitare di essere “per definizione” un ostacolo al cambiamento.
La Chimica penso che, anche questa volta, possa dare messaggi importanti: anche nei momenti più difficili il Sindacato del comparto chimico ha cercato di resistere alle pressioni politiche; ci siamo trovati spesso a difendere insieme temi di politica industriale, nella consapevolezza di avere un interesse comune; abbiamo affrontato spesso per primi i cambiamenti. Sempre abbiamo cercato di superare le divergenze con il dialogo e non con lo sciopero e la chiusura alle proposte reciproche. Il pragmatismo è sempre stato il nostro credo. I positivi risultati raggiunti dal settore sono il frutto di un sistema di relazioni basato su una scelta strategica e su un impegno coerente di lungo periodo che ha consentito di realizzare risposte innovative ai reali bisogni espressi dalle imprese e dai lavoratori.
L’esperienza chimica dimostra che il ruolo che le Relazioni Industriali possono continuare ad avere in futuro è strettamente legato alla loro capacità di essere uno strumento adeguato a cogliere realisticamente le esigenze delle Parti. Esigenze che nel tempo cambiano profondamente e rapidamente.
Le Parti sociali devono essere pronte a individuarle e a ricercare risposte tempestive efficaci e efficienti.
In questo settore il ruolo del CCNL non è stato e non è solo quello della regolazione di obblighi e diritti, ma, piuttosto, quello di strumento per orientare scelte e comportamenti per favorire lo sviluppo di relazioni sindacali a livello aziendale adeguate a sostenere il cambiamento e la competitività dell’impresa.
Le relazioni industriali sono considerate dalle imprese anche uno strumento di competitività. L’attenzione del Sindacato chimico alle esigenze delle imprese ha d’altra parte consentito alle stesse di dare risposte adeguate alle aspettative salariali e di costruire un welfare chimico su temi di forte rilevanza sociale come la previdenza integrativa (Fonchim) e l’assistenza sanitaria complementare (FASCHIM) iniziative apripista nel Paese.
Penso di poter dire che il sistema chimico di Relazioni Industriali abbia fino ad oggi svolto il ruolo richiesto: cercare di realizzare una sintesi tra i problemi e le esigenze reciproche. Accordi rapidi, conflittualità praticamente inesistente, forte capacità innovativa: tali risultati non sono casuali.
Possono, infatti, essere raggiunti solo attraverso un sistema di Relazioni Industriali moderno ed efficace che è stato costruito, come detto, negli anni, con relazioni tra le Parti caratterizzate da senso di responsabilità, da un atteggiamento pragmatico nella ricerca delle soluzioni negoziali, dalla continuità dei rapporti e dalla credibilità reciproca.
Tutti elementi che hanno consentito di sviluppare un confronto non ideologico e basato sul merito dei problemi piuttosto che sui rapporti di forza.
Ma devo essere chiaro, la qualità delle relazioni industriali nella Chimica sono un patrimonio comune da mantenere ma non sufficiente per affrontare il futuro. Si deve fare molto di più e tempestivamente.


























