Millecinquecento lavoratrici e lavoratori dei call center operanti in regime di appalto per Enel sono a rischio continuità occupazionale. Per questo motivo i sindacati Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno indetto uno sciopero per l’intero turno di venerdì 10 aprile contro l’elusione della clausola sociale contenuta nel bando di gara promosso da Enel per le attività di back-office e quality, con presidi davanti alle sedi o negozi Enel e davanti alle sedi delle istituzioni a Castelfranco Veneto, Fondi, Molfetta, Napoli, Sulmona, Campobasso, Potenza, Reggio Calabria, Bari. A Roma presidio nei pressi della Direzione generale di Enel.
Nello specifico – precisano i sindacati – il bando prevede un taglio lineare dell’occupazione tra il 35% e il 40% “per effetto di non meglio specificati processi di automazione. La riduzione dei volumi, insieme al mancato riconoscimento della garanzia della territorialità, sono il combinato disposto che sta portando le aziende subentranti, a partire da Accenture, aggiudicataria di oltre il 50% dei lotti messi a gara, a usare le assunzioni a chilometri di distanza come leva per tagliare a monte il personale dichiarato in esubero da Enel”.
La legge 11/2016 – che prevede la clausola sociale a garanzia della stabilità occupazionale nei cambi di appalto – “è una norma di civiltà, rafforzata dalla regolamentazione prevista dal Contratto nazionale delle Telecomunicazioni: Enel – denunciano le segreterie nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil – sta minando alle fondamenta questo impianto normativo che ha garantito la piena continuità occupazionale a circa 40mila addetti, in oltre 400 cambi di appalto”.
Le istituzioni locali e nazionali, più volte chiamate in causa, hanno provato a portare Enel sul piano del confronto per garantire l’occupazione, ma senza risultati. “Enel, che annovera nel proprio azionariato importanti enti pubblici, sta riportando le lancette indietro di dieci anni – continuano i sindacati – generando drammi occupazionali, licenziamenti e un massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali in tutta la filiera degli appalti dell’assistenza alla clientela”.
“Il governo deve intervenire con urgenza, non possono essere le lavoratrici e i lavoratori a pagare il prezzo dell’automazione, specie in presenza di aziende committenti a capitale pubblico che negli ultimi anni hanno registrato extra-profitti. Si convochi un tavolo di crisi del settore Crm/Bpo per individuare soluzioni a tutela dell’occupazione di un intero comparto che dagli oltre 80mila addetti di 15 anni fa, conta ormai poco meno di 40mila lavoratrici e lavoratori”.























