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Il Diario del Lavoro

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Home - Senato - Commissione Lavoro, previdenza sociale

Commissione Lavoro, previdenza sociale

22 Ottobre 2009
in Senato

(dal resoconto sommario)

LAVORO, PREVIDENZA SOCIALE (11ª)


MARTEDI’ 26 MARZO 2002

Presidenza del Presidente
ZANOLETTI



Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Sacconi.


IN SEDE REFERENTE

(848) Delega al Governo in materia di occupazione e mercato del lavoro
(357) STIFFONI ed altri. – Norme per la tutela dei lavori atipici
(629) RIPAMONTI. – Norme a tutela dei lavori atipici e delega al Governo in materia di previdenza, di formazione, di coordinamento con la disciplina comunitaria e di riduzione del contenzioso in relazione alla qualificazione dei rapporti di lavoro atipici
(869) MONTAGNINO ed altri. – Norme per la tutela dei lavori “atipici”
(Seguito dell’esame congiunto e rinvio)

In apertura di seduta il PRESIDENTE, considerata la fase interlocutoria in cui si trova attualmente il dibattito sulla riforma del mercato del lavoro e in attesa dell’esito degli incontri formali ed informali che si stanno svolgendo ai vari livelli nel tentativo di rafforzare i segnali di disponibilità alla riapertura del dialogo tra il Governo e le parti sociali, propone di rinviare di un giorno il seguito dell’illustrazione degli emendamenti al disegno di legge n. 848.

Il senatore Tommaso SODANO, nel dichiararsi d’accordo con la proposta di rinvio formulata dal Presidente, ritiene necessario soffermarsi brevemente sull’esito insoddisfacente dell’odierna discussione in Aula, nel corso della quale la sua parte politica ha, tra l’altro, sollecitato la presenza del Presidente del Consiglio, invitandolo a prendere le distanze dalle affermazioni gravi ed inusitate rese nella giornata di ieri da due ministri e dal sottosegretario Sacconi, secondo le quali vi sarebbe contiguità tra gli ambienti sindacali e quelli in cui è maturato l’omicidio del professor Marco Biagi, le cui origini andrebbero ricercate nel mondo del lavoro. Anche le notizie di agenzia odierne non mancano di destare gravi preoccupazioni e ciò concorre a rendere più difficile la ripresa del dialogo. A fronte delle dichiarazioni del Sottosegretario, inoltre, occorre anche una riflessione sulla opportunità che egli mantenga la delega conferitagli in materia di ordinamento del mercato del lavoro.

Il senatore BATTAFARANO condivide la proposta di sospensione dei lavori ma ritiene al tempo stesso necessario riflettere sugli eventi di questi giorni e, in particolare, sottolinea l’esigenza che il Sottosegretario chiarisca le ragioni che lo hanno indotto a formulare, in un’intervista rilasciata ieri ad un autorevole organo di stampa, gravi ed incomprensibili affermazioni, consistenti, in sostanza, nell’accusa di contiguità con il terrorismo rivolta alla CGIL. In tale grave affermazione, peraltro, il Sottosegretario si trova in compagnia di due ministri della Repubblica. Si verifica pertanto l’incredibile situazione per cui, nello stesso momento, da un lato il Presidente del Consiglio invita le organizzazioni sindacali a sedersi al tavolo della trattativa, e dall’altro, da parte di autorevoli membri del Governo si ventila l’ipotesi di una collusione di una parte rilevantissima dello stesso movimento sindacale con il terrorismo. C’è da chiedersi con quale spirito il Sottosegretario possa sedersi al tavolo delle trattative insieme ad una organizzazione sindacale nei confronti della quale nutre così gravi sospetti. Questi ultimi, peraltro, sono ancora più sconcertanti se si considera la storia politica dell’onorevole Sacconi e la sua provenienza dalle fila del Partito socialista, al quale si ispira una corrente sindacale operante all’interno della stessa CGIL. Giova richiamare in proposito quanto il senatore Del Turco ha ricordato oggi, nel corso della discussione in Assemblea, sull’impegno profuso dalla CGIL nella lotta contro il terrorismo, impegno giunto, nel corso degli anni Ottanta, ad organizzare veri e propri turni di vigilanza per difendere le aziende contro le quali le organizzazioni terroristiche avevano preannunciato azioni dimostrative.
Non è chiaro se il Governo voglia realmente realizzare le condizioni del confronto ovvero intenda persistere in un atteggiamento conflittuale: quello che è certo è che un sincero desiderio di dialogo presuppone il rispetto dell’interlocutore. Purtroppo, le interviste di questi giorni sono sintomatiche dello stato di confusione in cui versa l’Esecutivo e la maggioranza parlamentare che lo sostiene, nell’ambito della quale, peraltro, va sottolineata la maggiore ponderatezza delle opinioni manifestate da Alleanza Nazionale e dal Gruppo dell’UDC. Sembra però prevalere un altro orientamento, che potrebbe finire con l’alimentare ulteriori tensioni nel Paese e con l’impedire l’adozione delle soluzioni che tutti auspicano in ordine ai gravi problemi del lavoro. Un indice significativo dell’aumento della confusione all’interno della maggioranza è offerto anche dal surrettizio tentativo di introdurre una modifica all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori posto in essere ieri dal senatore Salerno, relatore sul disegno di legge n. 1180, di conversione del decreto-legge n. 12, nell’ambito di un emendamento riferito alla normativa sull’emersione del lavoro irregolare. Si tratta di una scorciatoia impropria, forse suggerita dal Governo, rispetto alla quale lo stesso proponente ha prospettato, inopportunamente, ulteriori ipotesi di riformulazione. Su tale questione, sarebbe opportuno conoscere l’avviso del senatore Tofani, relatore sul disegno di legge n. 848.

Il senatore DI SIENA, nel dichiararsi d’accordo con i rilievi mossi negli interventi che lo hanno preceduto, sottolinea l’esigenza di comprendere i motivi per i quali si è pervenuti alle affermazioni di ieri e all’odierna discussione. Ritiene pertanto che si debba andare oltre il mero ribadimento di giudizi politici condivisi, e manifesta sentimenti di stima per il sottosegretario Sacconi e di rispetto per la sua storia politica, ricordando che in essa si esemplifica uno degli esiti più significativi della diaspora dell’area socialista. Occorre infatti, in generale, abbandonare la deprecabile “sindrome del tradimento”, più volte richiamata in questi giorni, e prendere atto della variabilità e della diversità dei percorsi politici individuali e collettivi in una società sottoposta ad un continuo ed accelerato mutamento. D’altra parte, non si può neanche prescindere dal dramma umano di una persona che ha vissuto un rapporto di contiguità politica e di amicizia personale con il professor Biagi e, anche per questo motivo, il senatore Di Siena esprime la sua personale solidarietà al sottosegretario Sacconi.
Non si può negare, però, che il conflitto sociale è attualmente particolarmente aspro e che la maggioranza ed il Governo hanno commesso un grave errore imboccando la strada della modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori in connessione ad un progetto generale di riforma del mercato del lavoro, perché, così facendo, sono state poste le premesse di una contrapposizione acuta, ancora oggi difficilmente riconducibile ad una dimensione di dialogo. In tale situazione, non si comprende per quale motivo si sia voluto introdurre in un rapporto già complesso tra avversari, un elemento così grave di sospetto, di per sé lesivo di un clima di reciproca legittimazione che costituisce la premessa per la gestione democratica del conflitto in essere. Le affermazioni sulla contiguità tra gli ambienti sindacali ed il terrorismo obbligano chi le formula a circostanziare nomi e fatti e a procedere alle relative denunce. Se invece tali affermazioni sono formulate in base a valutazione di carattere sociologico e politico, si perviene alla costruzione di teoremi accusatori che sono il segno di una leggerezza politica grave, soprattutto per autorevoli esponenti del Governo. Il chiarimento si rende quindi necessario per ricostruire, pur in una fase di conflitto politico aspro, un quadro di reciproco rispetto che è stato immotivatamente leso dalle recenti dichiarazioni del Sottosegretario e dei due ministri già ricordati.

Il senatore RIPAMONTI dà preliminarmente atto al Presidente del suo costante impegno volto ad assicurare un clima civile e democratico di confronto, e condivide la proposta di rinvio. Peraltro, è evidente che nella maggioranza persiste un notevole tasso di confusione poiché, a fronte dello sforzo di alcuni, di non inasprire i toni del dibattito, altri ripropongono iniziative poco opportune, destinate a rinfocolare il conflitto. Tra tali iniziative, va richiamato l’emendamento all’articolo 3 del decreto legge n. 12, in materia di emersione del lavoro sommerso, già ricordato dal senatore Battafarano, con il quale il senatore Salerno, in qualità di relatore sul relativo disegno di legge di conversione, ha improvvidamente riproposto il tema della riforma dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
Le dichiarazioni apparse ieri su alcuni organi di stampa, oggetto della discussione odierna, – prosegue il senatore Ripamonti – non hanno carattere di estemporaneità, dato che provengono simultaneamente da tre autorevoli esponenti del Governo e muovono tutte nella stessa direzione: stabilire un collegamento esplicito tra il conflitto sociale e la denuncia di un ruolo incostituzionale del sindacato, che impedirebbe al Governo di attuare il programma approvato dalla maggioranza dei cittadini. Non è difficile obiettare che la modifica dell’articolo 18 non figura nel Libro Bianco del Governo, né è in alcun modo parte nel programma sottoposto al vaglio degli elettori dall’attuale maggioranza. D’altra parte, anche le affermazioni del sottosegretario Sacconi, sulla differenza tra la CGIL degli anni Ottanta, sicuro baluardo contro il terrorismo, e la CGIL di oggi, non intenzionata a porre argini alla propria sinistra, non tiene nel dovuto conto la diversa situazione politica e sociale e la totale assenza, oggi, di atteggiamenti di connivenza con il terrorismo all’interno delle forze politiche di sinistra. E’ pertanto auspicabile che il rappresentante del Governo chiarisca il suo pensiero e offra in tal modo un contributo al ripristino di un clima di reciproco rispetto e fiducia.

Il senatore TREU concorda con la proposta di rinvio dell’esame formulata dal Presidente e nel contempo esprime l’esigenza di pervenire ad un chiarimento sulle recenti dichiarazioni di alcuni esponenti del Governo, auspicando che il dibattito odierno prosegua nel clima di civile e pacato confronto che ha costantemente caratterizzato l’attività della Commissione.
Il momento attuale è grave e drammatico per tutti, e in particolare per il sottosegretario Sacconi, legato al professor Marco Biagi da un rapporto di personale amicizia.
Non si può, però, sottovalutare la gravità delle oscillazioni politiche che hanno caratterizzato la condotta del Governo nella gestione del dibattito sul disegno di legge n. 848. Purtroppo, negli ultimi giorni si sono aggiunte anche oscillazioni verbali, anch’esse piuttosto preoccupanti. Il tragico omicidio del professor Biagi avrebbe dovuto ispirare in tutti un maggior senso di equilibrio, e un più deciso impegno ad abbassare i toni della polemica e a riprendere il confronto. In tale quadro si inseriva opportunamente anche la proposta, avanzata di più parti, di ripartire dai princìpi enunciati nel Libro Bianco del Governo, tra i quali non si può certo annoverare la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Purtroppo, si è registrata invece una recrudescenza del contrasto politico, alimentata da dichiarazioni gravi, inaccettabili e sorprendenti di alcuni esponenti del Governo. Proprio per l’apprezzamento da tutti dovuto nei confronti della competenza e dell’impegno del sottosegretario Sacconi, è quanto mai opportuno che questi chiarisca il senso delle sue affermazioni e, più in generale, gli orientamenti del Governo in ordine alla prosecuzione del confronto sulla riforma del mercato del lavoro.

Secondo il senatore FLORINO le dichiarazioni eccessivamente polemiche dei rappresentanti dei Gruppi politici dell’opposizione non tengono conto in misura adeguata del dramma umano e politico che ha coinvolto tutti, ma che ha toccato in modo particolare il sottosegretario Sacconi, anch’egli nel mirino del terrorismo. Occorre ricordare che dopo l’omicidio del professor D’Antona, le forze politiche di maggioranza e di opposizioni trovarono validi motivi di convergenza sia nell’esigenza immediata di contrastare unitariamente la recrudescenza terroristica sia nell’analisi delle motivazioni che avevano portato a quel tragico evento. In tale frangente, le forze politiche del centro-destra, allora all’opposizione, mantennero un comportamento moderato e non vollero rilevare gli atteggiamenti elusivi del ministro Bassolino, né insistettero sugli effetti di scompaginamento dei tradizionali assetti della sinistra derivanti dalle riforme intese ad introdurre elementi di flessibilità nel mercato del lavoro.
L’attacco odierno nei confronti del sottosegretario Sacconi appare ingiusto e immotivato, così come è fuori di luogo la richiesta rivoltagli di denunciare pubblicamente nomi e fatti. In realtà i Gruppi politici dell’opposizione sembrano interessati solo apparentemente ad un ridimensionamento dei toni della polemica, dato che i loro accenti critici sembrano piuttosto orientati a rinfocolarla.

Il senatore MORRA osserva che la proposta di rinvio formulata dal Presidente è un segnale della volontà della maggioranza di riprendere il dialogo con le forze sociali, nel pieno rispetto del ruolo e della storia del sindacato. La sua parte politica non ha mai formulato ipotesi di contiguità tra il movimento sindacale e il terrorismo e riconosce pienamente la legittimità democratica dell’azione delle organizzazioni dei lavoratori. Il rispetto invocato da più parti deve però essere manifestato anche nei confronti del Sottosegretario, al quale il senatore Morra esprime piena fiducia.

Il senatore VANZO ritiene improprio l’atteggiamento dei Gruppi politici dell’opposizione, che accreditano l’idea di una maggioranza poco democratica, travisando la realtà dei fatti. L’inasprimento del conflitto sociale, infatti, è stato voluto dalla CGIL, che ha propagandato un messaggio equivoco su una presunta libertà di licenziare chiamando in piazza pensionati e lavoratori stabili, che sono i meno interessati agli effetti derivanti da una modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Al di là delle affermazioni di principio, è evidente che alla base di tali comportamenti vi è la volontà di accrescere e non di ridurre la tensione sociale.

Il senatore TOFANI, relatore, osserva che la proposta di rinvio del Presidente deve essere intesa come un ulteriore messaggio rivolto dalla Commissione al Governo e alle parti sociali affinchè sia ripresa la strada del dialogo, rispetto al quale le sedi parlamentari devono porsi come momento di sintesi e come garanti dell’efficacia del confronto sui temi della riforma del mercato del lavoro. E’ pertanto auspicabile che le intenzioni da più parti manifestate di abbassare i toni della polemica e riaprire il dialogo si concretizzino in comportamenti coerenti, per i quali, peraltro, è necessaria una maggiore capacità autocritica da parte di tutti e la rinuncia di ciascuno ad arroccarsi sulla propria posizione. Come relatore, egli ha profuso un notevole sforzo per pervenire a mediazioni accettabili, ma tale impegno, che in una situazione di maggiore serenità avrebbe forse conseguito qualche apprezzamento, si è scontrato il più delle volte con atteggiamenti di chiusura. Gli interrogativi sulla direzione di marcia da intraprendere per la prosecuzione dell’esame del disegno di legge n. 848 vanno quindi posti non solo al Governo e alle forze politiche di maggioranza, ma anche ai Gruppi politici dell’opposizione. Da parte della maggioranza vi è un’esplicita apertura al dialogo ed è auspicabile che le forze politiche del centro sinistra vogliano dare atto di tale volontà.
Sulla personale iniziativa adottata dal sentore Salerno, richiamata dal senatore Battafarano e dal senatore Ripamonti, occorre precisare che il Gruppo di Alleanza nazionale, al quale il senatore Salerno appartiene, non ne condivide lo spirito e ritiene che essa costituisca una scorciatoia di non particolare utilità. Non vi sono difficoltà, pertanto, a riconoscere l’esistenza di un dissenso su tale questione.
Il senatore Tofani, avviandosi alla conclusione, esprime l’augurio che la sua franca ammissione venga apprezzata, soprattutto in un momento come l’attuale, dove sono necessari un vivo senso dell’autocritica e una forte consapevolezza dell’esigenza di ripristinare le condizioni del confronto democratico – del quale le organizzazioni sindacali sono una componente essenziale – a fronte di toni e dichiarazioni spesso eccessivi.

Il PRESIDENTE, dopo avere ricordato di avere già espresso una chiara opinione sui temi oggetti del dibattito odierno nel corso della discussione svoltasi nella seduta di mercoledì 20 marzo, sottolinea che la proposta di rinvio da lui formulata e da tutti i Gruppi accolta, intende esprimere, in una sede autorevole come quella odierna, la comune volontà di mantenere aperta la possibilità del confronto e del dialogo, politico e sociale. Esprime quindi sentimenti di stima e di solidarietà nei confronti del sottosegretario Sacconi, coinvolto profondamente nella tragica morte del professor Biagi, per la vicinanza professionale ed umana che lo univa all’illustre scomparso.

Il sottosegretario SACCONI, nel ringraziare tutti i senatori intervenuti nella discussione, osserva che è stato opportunamente posto il problema di un chiarimento sulle sue recenti dichiarazioni alla stampa, al quale si accompagna, a suo avviso, la necessità di un approfondimento sulle tematiche da lui sollevate, talora in forme non del tutto proprie. Non intende chiamare a giustificazione l’emozione personale derivante dall’amicizia che lo legava al professor Biagi. Quest’ultima ha influito per un solo profilo: il desiderio che la morte del professor Biagi non sia vana e che non venga abbassata la guardia nei confronti del terrorismo, la cui pericolosità non è stata valutata con la dovuta attenzione, soprattutto nelle vicende successive all’omicidio del professor D’Antona, vicende oggetto di una recente comune riflessione proprio con Marco Biagi, sull’identità degli assassini e sul profilo politico e professionale dei possibili obiettivi.
Il dibattito successivo all’ultimo drammatico fatto di sangue è apparso invece eccessivamente rituale e, a parte l’unanime condanna del terrorismo, poco utile a comprenderne le dinamiche e individuare gli ambiti nei quali può essere maturato un fenomeno certo più isolato rispetto a quanto avvenne negli anni Ottanta, ma non per questo meno pericoloso. In particolare, appare limitativa la tesi, avanzata anche dal senatore Treu, che individua nel Ministero del lavoro uno dei luoghi di riferimento del rinato brigatismo. E’ comprensibile l’intento di ricercare un nesso con l’individuazione dell’obiettivo da colpire, ma l’Amministrazione del lavoro presenta caratteristiche di apertura e trasparenza tali da rendere inconferente quella tesi. Occorre invece considerare l’ipotesi che il fenomeno trovi un insediamento nell’ambito del circuito lavoristico: in tale direzione indirizzano, secondo il Sottosegretario, sia il tono del comunicato di rivendicazione, sia una riflessione sulle connessioni tra vecchi e nuovi brigatisti. Nelle dichiarazioni di questi giorni, egli ha inteso sottolineare l’esigenza di non chiudere frettolosamente il dibattito sul nuovo terrorismo, e di guardare con attenzione al sopracitato circuito lavoristico, che costituisce un ambiente sociale particolarmente politicizzato. Si tratta di un ambiente nel quale, peraltro, opera un adeguato controllo sociale, dovuto in larga misura alla robusta rappresentatività degli attori sociali. Chi ha vissuto l’esperienza degli anni Ottanta sa bene che la denuncia di situazioni anomale non implica di certo un’imputazione di responsabilità nei confronti delle organizzazioni sindacali, ma ha piuttosto il senso di un appello alle parti sociali affinchè vengano segnalati segmenti atipici all’interno del mondo del lavoro, tenendo conto della realtà di situazioni di rischio ben note. Non si tratta quindi di fare nomi e di evocare fatti, ma di richiamare l’attenzione su anomalie, non immediatamente riconducibili al terrorismo, ma ad un’area di confine, ambigua nei confronti della cosiddetta lotta armata e propensa a favorire una sorta di neutralità, quale quella sintetizzata nello slogan degli anni Ottanta “né con lo Stato né con le brigate rosse”.
Personalmente, egli non ha mai ipotizzato nei confronti della CGIL una accusa di continuità, di collusione o di ambiguità nei confronti del terrorismo. Il ragionamento svolto sul ruolo del sindacato aveva piuttosto come punto di riferimento la riflessione sull’argine da elevare nei confronti di un certo tipo di estremismo e di radicalismo, sul quale il Sottosegretario ritiene del tutto lecita la discussione. Su tale argomento, egli, pochi giorni prima dell’omicidio del professor Biagi, aveva chiarito il suo pensiero in un’intervista rilasciata ad un quotidiano nazionale: in effetti, la successiva intervista, dopo l’attentato terroristico, è risultata forse meno chiara. E’ bene pertanto ritornare sull’argomento per chiarire che non era sua intenzione parlare di ambiguità della CGIL verso il terrorismo.
Il sottosegretario Sacconi prosegue osservando che, anche per esperienza personale, egli ha avuto modo di constatare l’efficacia dell’azione svolta dalla CGIL, negli anni Ottanta, per isolare le posizioni politiche più radicali, non direttamente coinvolte con il terrorismo ma ritenute suscettibili di indebolire lo sforzo per isolare il terrorismo medesimo. In tale attività, la CGIL operò con un’intensità e un convincimento maggiore di quello di altre organizzazioni sindacali. Proprio per la sua conoscenza della storia della CGIL, egli ha ritenuto di riproporre il tema della differenziazione rispetto ad alcune formazioni più radicali ed estremiste – che peraltro costituiscono un arcipelago estremamente articolato – proprio in considerazione della rilevanza della manifestazione di sabato scorso, del suo carattere democratico e dell’elevato grado di partecipazione civile espresso in tale occasione.
Unità e vigilanza democratica contro il terrorismo – tale era la terminologia, ancora attuale, adottata venti anni or sono – sono ancora necessarie poiché nell’azione di contrasto, le attività investigative e di intelligence, pur necessarie, devono essere sostenute dall’appello all’intelligenza collettiva delle organizzazioni sociali, che sono le prime ad essere danneggiate dall’azione criminale di quanti sono impegnati ad impedire con la violenza il normale svolgimento del dialogo sociale. La persistenza di minacce e di intimidazioni, rivolte ultimamente anche contro la persona del Ministro del lavoro, è un dato di fatto, che può coinvolgere singoli lavoratori, ma dal quale non può derivare in alcun modo una criminalizzazione del movimento sindacale.
Tale è il senso delle opinioni espresse in questi giorni: in esse, dunque, non vi è alcun riferimento a qualunque legame di contiguità tra la CGIL e il terrorismo.
Occorre aggiungere che il Governo è intenzionato a riprendere il dialogo sociale sulle riforme, in un contesto che ribadisca i valori democratici comunemente condivisi e ricollochi all’interno di essi le differenze, pur rilevanti, sul riordino del mercato del lavoro. Occorre, in altri termini, ritessere il filo del dialogo in un contesto eccezionale, quale quello disegnato dal terrorismo, che costituisce un pericolo persistente per la democrazia. L’invito rivolto da più parti a ripartire dal Libro bianco implica in primo luogo una riconsiderazione dei suoi princìpi di fondo e, in un simile quadro, non è impensabile che il Governo possa giungere a relativizzare il significato attribuito alla modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
Indubbiamente, l’azione terroristica può nell’immediato rendere più difficile una modifica delle rispettive posizioni, poiché nessuna parte intende riconoscere una implicita efficacia ad un atto di violenza. Ciò non significa però che, decantati alcuni momenti di tensione, ferme restando le legittime differenze, non si possa lavorare a delineare soluzioni adeguatamente condivise. Rispetto a tale obiettivo, lo sciopero generale deve essere considerato come un un evento fisiologico, che non compromette la possibilità di una ripresa del dialogo. Si tratta infatti di un’iniziativa che concorre a dimostrare come la criminalità terroristica non può inibire il normale svolgimento della vita democratica. Allo stesso modo, la ripresa dell’esame del disegno di legge n. 848 non soltanto non è in contraddizione con la ricerca di una soluzione sui punti più controversi nell’ambito del dialogo sociale, ma può anzi agevolare una verifica circa la possibilità che soprattutto sulle prime parti del provvedimento, riferite alla tutela del mercato del lavoro e alla riforma degli ammortizzatori sociali, si possano registrare le prime significative convergenze. E’ un auspicio, questo, che egli esprime sia a nome personale sia a nome del Governo.

Il PRESIDENTE, considerato l’imminente inizio dei lavori dell’Assemblea, rinvia il seguito dell’esame congiunto.





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