Dopo Alberto Morselli è Carlo De Masi, segretario generale della Flaei, il sindacato di settore della Cisl, a spiegare i motivi che hanno impedito di presentare piattaforme rivendicative unitarie per il rinnovo degli elettrici.
De Masi, non è stato possibile presentare una piattaforma unitaria per il rinnovo del contratto degli elettrici?
Purtroppo no. La nostra categoria ha una forte tradizione unitaria e abbiamo fatto di tutto per mantenere il fronte unitario. Ma non è stato possibile.
Cosa ve l’ha impedito?
La Filcem, il sindacato della Cgil, ha voluto a tutti i costi indicare una richiesta di aumenti retributivi che erano fuori dalle regole che noi abbiamo sottoscritto.
Voi avete chiesto di non indicare questa cifra?
Per noi non era importante, la richiesta salariale è sempre l’ultima cosa da indicare. Nella piattaforma ci sono temi molto più rilevanti, per la partecipazione e la bilateralità, cui noi teniamo moltissimo.
Temi importanti?
Sì, perché noi vogliamo che i lavoratori siano partecipi delle loro aziende, tanto più in un settore strategico come il nostro. E ancora dobbiamo con questo contratto realizzare una vera uniformità di trattamenti, perché dopo che è stato varato il contratto unico di categoria restano ancora differenze importanti tra i lavoratori, che vanno cancellate.
Il salario era meno importante?
Non meno importante, ma poteva essere definito in un secondo momento. Anche perché le nuove regole che noi seguiamo definiscono bene il calcolo che deve essere fatto ed è costruito anche per lasciare spazio alla contrattazione di secondo livello. Ma è prevalso l’orientamento della Cgil.
Morselli in un’intervista a Il diario del lavoro ha detto che non esiste alcuna indicazione confederale, che le sue scelte sono tutte fatte in autonomia.
In tutte le categorie industriali che stanno per rinnovare il contratto c’è questo tentativo di forzare sul piano retributivo. Non si parla di inflazione programmata, né di inflazione concordata, che pure ha contraddistinto tanti accordi. Si tenta di far saltare l’accordo, si forza la situazione per qualche decina di euro in più per non arrivare a un accordo.
Anche a costo di mettere in crisi i rapporti unitari?
Purtroppo. Spingono su un tema sul quale la sensibilità dei lavoratori è alta, il salario, che però non può tornare a essere una variabile indipendente.
Piattaforme separate non significano però necessariamente accordi separati.
No, naturalmente. Noi difendiamo le nostre richieste, ma ci muoviamo tutti su una piattaforma comune e ci auguriamo che nel corso del negoziato il fronte sindacale si ricomponga. Per mantenere intatta la nostra forza e ottenere un giusto rinnovo.
Massimo Mascini


























