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Home - Blog - Due modelli a confronto

Due modelli a confronto

di Roberto Di Maulo
17 Ottobre 2016
in Blog
Due modelli a confronto

Ci sembra che la trattativa per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici abbia intrapreso, a partire dall’ultimo incontro di settembre, una strada ben delineata che ci consente di fare un confronto tra due modelli negoziali che si contrappongono nella categoria più importante del manifatturiero nazionale: quello Fismic ed altri sindacati partecipativi vs. Fca – Cnhi da un lato e quello Fim Fiom Uilm vs. Federmeccanica e Assistal dall’altro.

Iniziando il confronto dalla parte normativa i due modelli vedono uno dei due (quello FISMIC) fortemente innovativo, contro quello ultra tradizionale di Federmeccanica Assistal: infatti il Ccsl Fca – Cnhi compie una rivoluzione copernicana già nella prima parte, quella delle relazioni sindacali, assegnando al Consiglio delle Rsa l’esclusivo compito di negoziare in azienda, sul modello del Betriebsrat (il consiglio di fabbrica tedesco); certamente un’esperienza parziale, dato che manca la cornice legislativa offerta ai consigli di fabbrica in Germania che prevede la Mitbestimmung (la cogestione) che garantisce al sindacato la presenza nei consigli di Sorveglianza. Pure senza quella cornice legislativa, che è indispensabile anche in Italia con una legge che attui quanto disposto dall’articolo 46 della nostra Costituzione, il Ccsl Fca – Cnhi segna una svolta che non esitiamo a definire storica, in quanto rompe la tradizione conflittuale del sindacalismo italiano che prevede relazioni sindacali basate esclusivamente sui rapporti di forza. Infatti a fianco di questa regola fondamentale il Ccsl introduce un’altra serie di regole, come l’obbligo di introdurre una pausa di raffreddamento prima di una proclamazione di sciopero e le sanzioni rivolte alle organizzazioni sindacali che non rispettano le regole contrattuali (non ai lavoratori, come si è cercato di spacciare più volte da parte della Fiom).

La normativa sulla malattia è meno farraginosa nel Ccsl rispetto al ccnl e prevede un importante quota di retribuzione a favore delle unità produttive che riducono il tasso di assenteismo improprio ed un premio individuale a tutti coloro che registrano delle presenze costanti al lavoro. In questo modo si è combattuto l’assenteismo che oggi tocca in Fca e Cnhi record che erano impensabili precedentemente e garantisce a chi è presente con continuità al lavoro circa 360 euro annuali, salvaguardando i malati reali. Sulla previdenza integrativa non c’è nessuna differenza tra i due modelli, considerando che anche i lavoratori di Fca e Cnhi sono iscritti volontariamente al fondo Cometa e i benefici che deriveranno dal rinnovo del Ccnl (quando ci sarà…) saranno recepiti anche dal sistema contrattuale del Ccsl.

Per quanto riguarda invece l’assistenza sanitaria integrativa, anche Metasalute – rinnovata dal prossimo Ccnl, come nelle intenzioni della proponente Federmeccanica e Assistal – appare comunque meno competitiva rispetto al sistema di assistenza sanitaria integrativa del Ccsl, Fasif, in quanto questo copre più interventi assistenziali ed assicura a ciascun aderente una quota a carico dell’Azienda di 124 euro annui se operaio e di 424 euro se quadro.

Sulla formazione professionale, soprattutto riferita alla legge sulla Sicurezza sul Lavoro, nel mondo del Ccsl tutto è gestito in modo paritetico da un apposito organismo nazionale che eroga la formazione direttamente nei luoghi di lavoro, coinvolgendo operai, tecnici, quadri, Rspp e direzioni di stabilimento, mentre invece il Ccnl si ferma a generiche affermazioni di principio.

Sull’inquadramento professionale è palmare la differenza tra Ccsl e Ccnl, in quanto mentre il Ccnl ripropone l’ennesima commissione di studio, il Ccsl cambia l’inquadramento individuando tre famiglie professionali cercando di tradurre, anche con la classificazione professionale, la fabbrica del presente traguardata verso il futuro e non quella del passato, figlia della job evalutation degli anni 60 del secolo scorso.

Queste le differenze più macroscopiche sulla parte normativa, tutte a netto favore del Ccsl meno quella sulla previdenza integrativa che finisce in un salomonico pareggio. Andrebbero aggiunte altre differenze a favore del Ccsl rispetto al Ccnl, come per esempio il sesto scatto di anzianità rispetto ai cinque previsti dal Ccnl ed un’attenzione importante a tutti i temi della formazione professionale. Chiudendo il confronto sulla parte normativa non possiamo non evidenziare che il Ccsl è stato concluso senza un minuto di sciopero ed in tempi brevi, mentre invece il Ccnl si trascina da oltre un anno e ai lavoratori è stato chiesto di effettuare oltre 20 ore di sciopero (anche se molto poco partecipate), alimentando il clima conflittuale e certificando con queste azioni contrappositive il vetusto modello conflittuale che è fuori dal tempo.

Indubbiamente, però, le differenze più evidenti riguardano la parte retributiva dei due contratti che giocano tutte a favore del Ccsl, sia per quanto riguarda la parte normativa che per quanto riguarda le quantità della retribuzione che va ai lavoratori.

Infatti attualmente la proposta di Federmeccanica – Assistal prevede che a tutti i lavoratori vadano zero Euro nel 2016, il 100% della copertura inflattiva assicurata dall’indice Ipca depurato e basato sull’inflazione consuntivata nel 2017, il 75% di quella nel 2018 e il 50% nel 2019. Quindi c’è stato l’allungamento di un anno della vigenza contrattuale e l’azzeramento della copertura inflattiva per il 2016 e la parziale copertura dell’inflazione consuntivata negli anni successivi, a cui bisogna aggiungere 450 Euro da erogare in ogni azienda nel quadriennio a tutti i lavoratori come benefit in buoni spesa.

Il Ccsl, invece, negli stessi anni di vigenza del futuro Ccnl, prevede 330 Euro annui come anticipo del premio legato alla redditività con un saldo aggiuntivo che verrà erogato nel 2018. Inoltre il Ccsl prevede l’erogazione di un premio annuo legato al miglioramento dei fattori produttivi (Wcm) nella media di circa 1100 Euro per ciascun anno. L’erogazione di questi premi è detassata al 10%, garantendo ai lavoratori maggiore retribuzione netta ed infine abbiamo anche previsto che di questa massa salariale, 250 Euro l’anno possano essere erogati con buoni d’acquisto totalmente detassati con un ulteriore beneficio per i lavoratori che scelgono questa opzione.

Un quadro che in modo esemplare condanna la centralizzazione della contrattazione e indica che  l’unica via per far prevalere un modello negoziale win – win, in cui non ci sono perdenti, ma solo vincitori sia sul versante datoriale che soprattutto su quello dei lavoratori sia la strada della contrattazione decentrata, come avviene d’altronde in tutti i paesi moderni ed inoltre la vicenda insegna che insieme alla Fiom non si va da nessuna parte.

Maggiore partecipazione, maggiore efficacia, minore conflitto, lotta all’assenteismo e protezione dei diritti dei veri malati. Questo garantisce il modello negoziale del Ccsl, insieme ad una robusta iniezione di maggiore retribuzione e a tanti altri vantaggi che abbiamo elencato nell’articolo.

Il modello negoziale fondato sulla contrattazione decentrata è nettamente vincente rispetto a quello sorpassato del Ccnl e ci permettiamo di fare delle domande a quei sindacati, come la Fim Cisl e la Uilm Uil che sono firmatari sia del Ccnl che del Ccsl:

Quale coerenza essi rintracciano nell’abbracciare due modelli negoziali così diversi?

Come possono conciliarsi nelle loro menti le mobilitazioni unitarie contro i biechi padroni insieme alla Fiom Cgil e la loro sperticata adesione che sembrerebbe convinta ai contenuti innovativi del Ccsl Fca – Cnhi?

Perché, se sono così fortemente aderenti al modello innovativo del Ccsl, si sono opposti con scioperi e dichiarazioni di fuoco alla prima proposta avanzata al tavolo il 22 dicembre 2015 dalla controparte?

E infine, quando è che dicono la verità ai lavoratori? Quando sposano un modello contrattuale o un altro?

Questa doppiezza togliattiana giova alla modernizzazione del sistema di relazioni sindacali o ne è il definitivo affossamento? Aspettiamo delle risposte non nelle tavole rotonde dove siamo tutti moderni ed innovativi, ma nei comportamenti concreti ai tavoli negoziali.

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Roberto Di Maulo

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Segretario generale Fismic

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