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Electrolux annuncia la chiusura di Cerreto D’Esi e 1.700 esuberi. I sindacati proclamano stato di agitazione permanente e 8 ore di sciopero, tavolo al Mimit il 25 maggio

11 Maggio 2026
in Diario delle crisi
Electrolux annuncia la chiusura di Cerreto D’Esi e 1.700 esuberi. I sindacati proclamano stato di agitazione permanente e 8 ore di sciopero, tavolo al Mimit il 25 maggio

ELECTROLUX SEDE PRINCIPALE AZIENDA

“È un piano di ristrutturazione “pesantissimo” quello che Electrolux ha presentato ai sindacati nel corso di un incontro presso la sede di Confindustria di Venezia Porto Marghera: produzione dimezzata, 1.700 esuberi – quasi il 40% dei 4.500 attuali occupati –, chiusura della fabbrica di Cerreto d’Esi – che conta 170 lavoratori – e taglio del personale anche negli altri siti di Porcia (Pordenone), Susegana (Treviso), Forlì e Solaro (Milano). L’azienda ha motivato la decisione con la crisi del settore, legata alle difficoltà del mercato europeo, all’aumento dei costi di produzione e alla crescente concorrenza asiatica. Nelle scorse settimane era stata inoltre ipotizzata una partnership con Midea, simile a quella siglata negli Usa, ma la direzione aziendale ha escluso questa possibilità.”

Fim, Fiom e Uilm hanno definito “inaccettabile” l’annuncio, proclamando lo stato di agitazione permanente e otto ore di sciopero nazionale, da articolare nei diversi stabilimenti. “Chiediamo al Governo un immediato intervento con una convocazione urgente al Mimit. Nei prossimi giorni coinvolgeremo le istituzioni locali per chiedere loro di fare fronte comune con i lavoratori”, si legge nella nota unitaria dei sindacati metalmeccanici.

La vicenda è seguita “con la massima attenzione” da Palazzo Piacentini, che ha convocato un tavolo sulla vertenza per lunedì 25 maggio. “Il Dicastero – si legge in una nota – intende svolgere tutte le attività di monitoraggio necessarie e mantenere un confronto costante, garantendo il massimo coordinamento tra le parti coinvolte”, con l’obiettivo “di favorire soluzioni condivise in un quadro che assicuri la tutela dell’occupazione e la continuità produttiva”. All’incontro parteciperanno azienda, organizzazioni sindacali e rappresentanti delle Regioni interessate dagli stabilimenti del gruppo: Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Marche e Veneto.

I sindacati, però, sono pronti a dare battaglia. “È ora di smetterla con queste aziende che vengono in Italia, prendono i soldi e, appena finiscono, vanno da un’altra parte”, ha dichiarato il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri. “Lo dico a tutte le forze politiche, nessuna esclusa, perché assistiamo a interventi che vanno avanti dal 2013. Gli incentivi per mobili ed elettrodomestici sono costati a questo Paese 700 milioni di euro: quei soldi vanno restituiti e utilizzati per creare nuova occupazione”. Bombardieri attacca anche “le grandi multinazionali che vengono qui, accarezzano il pelo alla politica e poi spiegano che, per esigenze industriali, devono licenziare”.

Di decisione “grave e inaccettabile” parla anche la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola. “Un colpo durissimo per i lavoratori, per le famiglie e per i territori coinvolti. Non si possono scaricare sulla pelle di migliaia di lavoratori i costi di strategie ciniche e antisociali”. Per Fumarola serve “un confronto immediato tra azienda, Governo e sindacato per salvaguardare occupazione, produzione e futuro industriale”.

“Non consentiremo l’ennesimo scempio industriale, non consentiremo che vengano tolti posti di lavoro e produzioni nel nostro Paese”, dichiara Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom-Cgil e responsabile del settore elettrodomestico.

Per il segretario generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, il piano di ristrutturazione annunciato da Electrolux rappresenta “l’ennesimo segnale d’allarme di una crisi profonda che sta colpendo uno dei settori più importanti del comparto metalmeccanico nazionale”. “Ci troviamo di fronte a un’emergenza industriale e sociale che mette in pericolo la tenuta dell’intero sistema produttivo del Paese. Settori strategici come siderurgia, elettrodomestico e automotive rischiano una paralisi strutturale se non sostenuti da una politica industriale organica e lungimirante”. Uliano chiede inoltre “misure strutturali” su costi energetici, infrastrutture e investimenti produttivi. “Senza una svolta politica che rimetta al centro lavoro e industria, l’Italia rischia un ridimensionamento produttivo dai costi sociali insostenibili”.

Anche il segretario nazionale della Fim-Cisl, Massimiliano Nobis, definisce “non accettabile” il percorso indicato da Electrolux. Nobis ricorda che Fim, Fiom e Uilm chiedono dal 2024 un tavolo permanente sul settore per affrontare le criticità strutturali, a partire dal costo dell’energia – superiore del 45% rispetto alla Cina – e dell’acciaio, più alto del 31%. “Serve un intervento con respiro europeo”, aggiunge il sindacalista, auspicando un’azione comune dei grandi gruppi del comparto “per limitare l’invasione dei mercati europei da parte dei produttori asiatici, che oggi rappresentano il 50% delle vendite nel continente”.

Per Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm e responsabile del settore elettrodomestico, occorre intervenire “con azioni di sistema che aiutino a salvare non solo i 1.700 lavoratori colpiti dalla decisione della multinazionale svedese, ma l’intero settore degli elettrodomestici, che rischia di scomparire in pochi anni”. Ficco chiede che il Governo “si schieri con il sindacato dei lavoratori per respingere un piano non solo insostenibile dal punto di vista sociale, ma anche gravemente rinunciatario sul piano industriale”.

Sulla stessa linea Antonio Spera, segretario nazionale Ugl Metalmeccanici, e Francesco Stavale, coordinatore Ugl Metalmeccanici Electrolux. “Riteniamo inaccettabile la scelta di colpire tutti gli stabilimenti italiani del gruppo e di procedere con la chiusura del sito di Cerreto d’Esi. Non permetteremo che migliaia di lavoratori e le loro famiglie paghino il prezzo di strategie industriali che rischiano di impoverire ulteriormente il sistema manifatturiero italiano ed europeo”.

 

 

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