“Il piano di ristrutturazione annunciato da Electrolux, che prevede la chiusura definitiva dello stabilimento di Cerreto d’Esi e un drastico ridimensionamento dei livelli occupazionali nelle altre unità produttive italiane, rappresenta l’ennesimo segnale d’allarme di una crisi profonda che sta colpendo uno dei settori più importanti del comparto metalmeccanico nazionale.
Con circa 1.700 esuberi previsti, pari a quasi il 40% dell’attuale forza lavoro. Ci troviamo di fronte a un’emergenza industriale e sociale che mette in pericolo la tenuta dell’intero sistema produttivo del Paese. Settori strategici come la siderurgia, l’elettrodomestico e l’automotive rischiano oggi una paralisi strutturale se non sostenuti da una politica industriale organica e lungimirante da parte del Governo”. Lo afferma in una nota il segretario generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano.
“La situazione dell’ex Ilva, giunta ormai al quattordicesimo anno di incertezza, è emblematica della mancanza di una visione industriale di lungo periodo. Per questo motivo, insieme a Fim, Fiom e Uilm, abbiamo sollecitato un confronto urgente a Palazzo Chigi, ritenendo inaccettabile che il destino del principale polo siderurgico europeo continui a essere affidato a indiscrezioni di stampa anziché a un piano industriale chiaro e condiviso”.
“Analoghe preoccupazioni riguardano il settore automotive, dove il coordinamento nazionale del gruppo Stellantis, riunito oggi a Roma in vista dell’Investor Day del 21 maggio, ha ribadito come la tenuta dei siti produttivi italiani sia indissolubilmente legata a un piano di investimenti che rappresenti una svolta concreta e positiva, capace di restituire centralità agli stabilimenti e all’indotto del nostro Paese”.
“È fondamentale che l’Esecutivo intervenga con misure strutturali in grado di agire sulle principali leve della competitività: dal contenimento dei costi energetici alla semplificazione burocratica, fino al potenziamento delle infrastrutture e alla creazione di fondi dedicati al rilancio industriale, anche attraverso strumenti straordinari che superino i vincoli del Patto di stabilità europeo. Senza una svolta politica decisa, che rimetta al centro il lavoro e l’industria, l’Italia rischia un ridimensionamento produttivo dai costi sociali insostenibili, con conseguenze gravi per il benessere e la stabilità economica dell’intera collettività nazionale”.



























