Il rilancio nazionale dell’ex Ilva è una priorità del Paese. È quanto emerge da un’analisi di Federmeccanica e Confindustria Taranto che hanno presentato la ricerca “L’ex Ilva di Taranto e gli orientamenti degli italiani”: l’85,7% della popolazione nazionale e l’86,1% dei pugliesi bocciano l’ipotesi chiusura, chiedendo il rilancio del sito produttivo a proprietà italiana.
Il documento è stato presentato questa mattina in una conferenza stampa congiunta di Federmeccanica e Confindustria Taranto presso lo stabilimento di Acciaierie d’Italia in A.S. di Taranto. La conferenza è stata preceduta dalla riunione del Consiglio di Presidenza e del Consiglio Generale di Federmeccanica – alla presenza dei Past President Fabio Storchi, Alberto Dal Poz e Federico Visentin -, che ha voluto lanciare un segnale di forte sostegno dell’industria metalmeccanica in un momento estremamente complesso per il centro siderurgico jonico.
L’incontro, che fa seguito all’iniziativa dello scorso marzo, ha visto la partecipazione di Simone Bettini, presidente di Federmeccanica, di Salvatore Toma, presidente di Confindustria Taranto, e dell’autore della ricerca, il professor Daniele Marini, Direttore Scientifico di Community Research&Analysis, che ha illustrato i dati di uno studio volto a comprendere la percezione dei cittadini su quello che resta il principale asset siderurgico del Paese.
L’ex Ilva non è percepita soltanto come una questione locale, ma assume rilevanza nazionale. Il primo dato di rilievo riguarda il grado di informazione: circa l’80% degli italiani è a conoscenza della vicenda e il 41,5% dichiara un buon livello di informazione che in Puglia raggiunge il 70,9%. È un tema che “abita” nelle case degli italiani.
Tuttavia, la ricerca evidenzia un marcato “paradosso informativo” sul fronte ambientale. Se da un lato l’attenzione è alta, dall’altro vi è una scarsa consapevolezza degli investimenti e dei miglioramenti già attuati. Un esempio emblematico riguarda la qualità dell’aria: l’80,5% degli intervistati non sa che, secondo i dati Legambiente 2025, la città di Taranto – con una media annua di 20 microgrammi per metro cubo di polveri sottili – vanta oggi il secondo valore più basso tra tutti i capoluoghi di provincia della Puglia, tutti peraltro ampiamente entro i limiti di legge (40 microgrammi per metro cubo).
Sul piano delle prospettive future, il sentimento prevalente è una decisa opposizione alla dismissione. Gli italiani sono consapevoli delle probabili gravi conseguenze: il 78,5% sa che la produzione di acciaio è necessaria per la sopravvivenza dell’industria nazionale; il 70,8% ritiene che la produzione in Paesi terzi (es. Cina e India) aumenterebbe il grado di dipendenza dell’industria; il 77,1% teme l’impatto occupazionale (diretto e indiretto) di una eventuale chiusura e il 61,8% è al corrente che, nel caso di chiusura dello stabilimento, per la bonifica dovrebbero essere spesi miliardi di euro pubblici.























