Nel 2025 gli specialisti delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nell’Unione europea hanno superato quota 10 milioni, arrivando a rappresentare il 5% dell’occupazione totale. Il dato conferma la crescita costante del settore digitale nell’economia europea – dieci anni fa la quota era inferiore di oltre un punto e mezzo percentuale – e la transizione, insieme allo sviluppo dell’intelligenza artificiale e dei servizi online, sta spingendo la domanda di professionalità informatiche in quasi tutti i comparti produttivi.
Dietro la crescita media europea, però, restano profonde differenze territoriali. Ancora una volta sono i Paesi nordici a guidare la classifica: in Svezia gli specialisti Ict rappresentano l’8,6% degli occupati, in Lussemburgo l’8% e in Finlandia il 7,8%. All’estremo opposto si collocano Grecia e Romania, entrambe sotto il 3%.
L’Italia, invece, continua a occupare le retrovie. Secondo i dati Eurostat, nel 2025 gli specialisti Ict erano il 4% degli occupati italiani, un punto sotto la media Ue. Peggio fanno soltanto Grecia e Romania. Il ritardo si intreccia con il più ampio problema delle competenze digitali nel Paese: meno della metà degli italiani possiede competenze digitali di base, contro una media europea superiore al 55%, mentre la diffusione dell’intelligenza artificiale resta tra le più basse dell’Eurozona. Secondo i dati Istat ed Eurostat, solo il 19,9% degli italiani tra i 16 e i 74 anni ha utilizzato strumenti di IA nell’ultimo anno, contro il 32,7% della media europea.
Il divario emerge anche sul fronte della formazione. Nel 2025 nell’Ue gli occupati con un percorso di studi specifico nel settore Ict hanno raggiunto i 3,4 milioni, in aumento del 5,1% rispetto all’anno precedente. Tuttavia l’Italia continua a registrare una presenza relativamente contenuta di laureati e diplomati specializzati nelle discipline digitali, elemento che secondo diversi osservatori limita la capacità del sistema produttivo di coprire la domanda di competenze avanzate.
Ancora più marcato resta il divario di genere. In Europa le donne rappresentano appena il 19,5% degli specialisti Ict occupati: in pratica quattro lavoratori digitali su cinque sono uomini. La situazione cambia sensibilmente da Paese a Paese: Romania, Estonia, Bulgaria e Svezia mostrano le quote femminili più elevate, superiori o vicine al 25%, mentre nell’Europa centrale la presenza femminile scende spesso sotto il 15%.
Anche in Italia la componente femminile resta minoritaria. Le donne rappresentano circa il 17% degli specialisti Ict, una percentuale leggermente inferiore alla media europea e distante dagli obiettivi fissati dalla strategia europea per il “Digital Decade”, che punta entro il 2030 a raggiungere almeno 20 milioni di specialisti Ict con una partecipazione di genere più equilibrata. Il problema, sottolineano gli analisti europei, non riguarda soltanto l’uguaglianza: la scarsità di donne nelle professioni tecnologiche rischia di aggravare la carenza di personale qualificato in uno dei settori chiave della competitività industriale europea.
Elettra Raffaela Melucci























