Anche se apparentemente scomparsa dai radar, al punto da non essere nemmeno citata, martedì, nel corso dell’assemblea annuale di Confindustria, ne’ dal presidente Orsini ne dalla premier Meloni, si direbbe che il destino dell’ex Ilva stia a cuore agli italiani, che in stragrande maggioranza considerano la salvezza della nostra industria siderurgica una priorità. Tanto che oltre 8 italiani su dieci si dichiarano a favore del rilancio produttivo dell’Ex Ilva, e una percentuale ancora maggiore vuole che resti italiana. È quanto emerge da un’analisi di Federmeccanica e Confindustria Taranto, che hanno promosso la ricerca “L’ex Ilva di Taranto e gli orientamenti degli italiani”: dal sondaggio, l’85,7% della popolazione nazionale e l’86,1% dei pugliesi bocciano l’ipotesi chiusura, chiedendo il rilancio del sito produttivo a proprietà italiana.
Il documento è stato presentato mercoledì 27 maggio in una conferenza stampa congiunta di Federmeccanica e Confindustria di Taranto, presso lo stabilimento ex Ilva cittadino. La conferenza è stata preceduta dalla riunione del Consiglio di Presidenza e del Consiglio Generale di Federmeccanica, che ha voluto lanciare un segnale di forte sostegno dell’industria metalmeccanica in un momento estremamente complesso per il centro siderurgico jonico.
E’ la seconda iniziativa di questo tipo che, in tempi ravvicinati, Federmeccanica e Confindustria Taranto mettono in campo; la prima, risale allo scorso marzo, e lo scopo era sempre lo stesso, richiamare l’attenzione su una silenziosa catastrofe industriale che giorno dopo giorno sta portando l’ex Ilva un punto di non ritorno.
L’ex Ilva, in base alla ricerca presentata, non è percepita soltanto come una questione locale, ma assume rilevanza nazionale. Il primo dato di rilievo riguarda il grado di informazione: circa l’80% degli italiani è a conoscenza della vicenda e il 41,5% dichiara un buon livello di informazione che in Puglia raggiunge il 70,9%. È un tema che “abita” nelle case degli italiani.
Tuttavia, la ricerca evidenzia un marcato “paradosso informativo” sul fronte ambientale. Se da un lato l’attenzione è alta, dall’altro vi è una scarsa consapevolezza degli investimenti e dei miglioramenti già attuati. Un esempio emblematico riguarda la qualità dell’aria: l’80,5% degli intervistati non sa che, secondo i dati Legambiente 2025, la città di Taranto – con una media annua di 20 microgrammi per metro cubo di polveri sottili – vanta oggi il secondo valore più basso tra tutti i capoluoghi di provincia della Puglia, tutti peraltro ampiamente entro i limiti di legge (40 microgrammi per metro cubo).
Sul piano delle prospettive future, il sentimento prevalente è una decisa opposizione alla dismissione. Gli italiani sono consapevoli delle probabili gravi conseguenze: il 78,5% sa che la produzione di acciaio è necessaria per la sopravvivenza dell’industria nazionale; il 70,8% ritiene che la produzione in Paesi terzi (es. Cina e India) aumenterebbe il grado di dipendenza dell’industria; il 77,1% teme l’impatto occupazionale (diretto e indiretto) di una eventuale chiusura e il 61,8% è al corrente che, nel caso di chiusura dello stabilimento, per la bonifica dovrebbero essere spesi miliardi di euro pubblici. Solo un 4% sarebbe favorevole a una cessione estera.
Alla presentazione hanno partecipato Simone Bettini, presidente di Federmeccanica, Salvatore Toma, presidente di Confindustria Taranto, l’autore della ricerca stessa, il professor Daniele Marini, Direttore Scientifico di Community Research&Analysis.
“L’esito dell’indagine è chiaro e netto: non si può fare a meno dell’ex Ilva, che non è solo una grande ‘fabbrica’, ma un fondamentale cardine dell’Italia. E questa consapevolezza non è più solo presente tra gli addetti ai lavori ma è largamente diffusa nella società civile. Questo dimostra che è in gioco l’interesse generale’’, è il commento di Bettini. Il presidente di Federmeccanica ribadisce il suo allarme: “il tempo e’ scaduto, difendere e sviluppare questo asset è una questione di sovranità industriale a tutela delle nostre filiere. Rinunciarvi o marginalizzarlo significherebbe condannare l’Italia ad una sempre maggior dipendenza dall’estero, con il forte rischio che si possano spezzare da un momento all’altro le catene di fornitura della manifattura italiana”.
Per Salvatore Toma, Presidente Confindustria Taranto, quello dell’ex Ilva ‘’è un dossier di fondamentale rilevanza per tutto il Sistema Italia” e in quanto tale dovrebbe entrare “fra le priorità dell’agenda governativa”. E non solo “per le misure urgenti per garantirne la continuità operativa, di cui prendiamo atto” ma anche “per gli aspetti inerenti alla cessione degli assetti aziendali, alla prossima governance e quindi ad una idea di futuro a breve termine su cui costruire una vision complessiva, che investe economia, cultura, ambiente e territorio. Ciò che emerge dall’indagine presentata oggi ci fornisce un’ulteriore consapevolezza rispetto alla necessità improrogabile sia di garantire la permanenza dello stabilimento sul territorio sia di rilanciarlo in chiave ecosostenibile, tracciando una netta linea di demarcazione fra ciò che è stato e ciò che sarà. È un percorso tutt’altro che facile ma auspichiamo che si possa seguire, con spirito propositivo, fino in fondo”.

























