Sono stati ufficialmente pubblicati i bandi per la stabilizzazione, dal 1 luglio, di 9.368 precari del PNRR al Ministero della Giustizia a fronte degli 11.211 censiti dall’amministrazione nel PIAO 2026-2028. “Un risultato straordinario”, commenta la Funzione Pubblica della Cgil, “frutto della nostra mobilitazione costante e instancabile insieme alle lavoratrici e ai lavoratori. Ora avanti fino alla stabilizzazione degli ultimi 1.800”.
Per il sindacato il Governo ha “corretto il tiro”, prima con 3.000 unità finanziate dalle legge di bilancio per il 2025, poi con l’impegno del Ministero per raggiungere le 6.000 unità, dopo ancora 8.000 e oggi le 9.368 indicate nei bandi. Permangono tuttavia elementi di criticità, “a partire dall’assenza di garanzie sulla messa a regime dell’ufficio per il processo con la definizione delle dotazioni organiche”. Per la Fp si tratta di un aspetto determinante “che per molti si tradurrà nell’impossibilità di proseguire l’attività lavorativa nelle proprie sedi di servizio, con la contestuale formazione di graduatorie distrettuali da cui l’amministrazione potrà attingere”.
C’è poi il tema degli ultimi 1.800 precari che sono rimasti fuori il cui destino parrebbe incerto. “Il sistema Giustizia non può privarsi di personale altamente qualificato come loro che, in questi anni, hanno maturato una grande esperienza sul campo. Per questo – prosegue la nota – abbiamo proposto degli emendamenti al DL PNRR, le cui formulazioni sono state depositate da diversi gruppi parlamentari e sono state segnalate per la prosecuzione della discussione nella V Commissione bilancio della Camera dei Deputati”.
“Il costo per coprire queste ultime stabilizzazioni rimaste è di 85 milioni di euro, un ultimo sforzo che il Governo deve assolutamente compiere. O vengono immediatamente stabilizzati con le coperture previste dalla scorsa legge di bilancio, oppure bisogna prorogare il loro contratto fino al 31 dicembre 2026 per trovare le risorse necessarie nella prossima legge di bilancio. Questa è la vera riforma della giustizia che serve: stabilizzazione di tutti i precari, assunzioni di nuovo personale, investimento nelle strutture e nella strumentazione digitale, strutturazione a regime dell’ufficio per il processo”, conclude la Funzione Pubblica Cgil.























