“L’8 giugno 2026 il Regno Unito ha creato l’AI Economics Institute, il primo centro pubblico dedicato a studiare gli effetti economici dell’intelligenza artificiale. Raccoglie dati e coinvolge sindacati, ricercatori e i principali sviluppatori di modelli per fornire ai decisori analisi indipendenti su produttività, lavoro e crescita.
L’Italia ha già una legge, due autorità nazionali, una strategia nazionale e fino a un miliardo di euro su intelligenza artificiale e tecnologie connesse. Manca, però, un punto stabile da cui osservarne gli effetti su produttività, occupazione e crescita. Da qui una proposta concreta: potrebbe essere istituito presso il Cnel un Comitato per l’economia dell’intelligenza artificiale sul modello britannico”. È quanto scrivono il presidente del Cnel, Renato Brunetta, e il presidente del Centro Economia Digitale, Rosario Cerra, in un editoriale a doppia firma pubblicato sul Foglio.
L’obiettivo “è costruire una base di evidenza sugli effetti economici dell’IA, distinguendo impatti per territori, settori, generi e generazioni, e sviluppare scenari che colleghino adozione e crescita dentro un quadro di incertezza. Non un soggetto di policy, ma un riferimento stabile per il monitoraggio previsto dalla legge e per la Strategia nazionale, senza interferire con le competenze degli altri soggetti pubblici chiamati a operare sul fenomeno. La Commissione nazionale permanente per la partecipazione dei lavoratori che la legge 76 ha già insediato presso il Cnel potrebbe operare in questo senso: trasformare i numeri del Comitato in criteri condivisi di misurazione dei guadagni, in clausole-tipo per la contrattazione collettiva, in accordi aziendali e territoriali; fissare gli standard di trasparenza algoritmica e di partecipazione alla costruzione dei sistemi nei luoghi di lavoro; proporre al Parlamento gli interventi che colleghino innovazione, produttività e distribuzione, con regole proporzionate alla dimensione delle imprese”.


























