Iveco conferma in una nota che le trattative per la cessione della divisione Difesa e della stessa società parte di Exor, che controlla il 27,1%, “sono in stato avanzato”. “In conformità con i suoi doveri, il Consiglio di Amministrazione della Società – si legge – sta analizzando e valutando attentamente tutti gli aspetti di queste potenziali operazioni. Nel farlo, il Consiglio tiene nella dovuta considerazione gli interessi di Iveco Group e di tutti i suoi stakeholder, compresi azionisti, dipendenti e clienti, e terrà informato il mercato in conformità alla normativa applicabile”. Iveco conta in Italia 14mila dipendenti e diversi stabilimenti fra cui quelli di Torino, Brescia, Suzzara (Mantova), Foggia e Bolzano. Nel 2024 il gruppo ha registrato ricavi per 15,3 miliardi di euro, un Ebit di 982 milioni e un utile di 566 milioni. Nel 2025 Iveco ha distribuito un dividendo di 0,33 euro.
Dopo l’annuncio il titolo ha chiuso in rialzo del 4,84% a 19,045 euro, pari a una capitalizzazione di poco inferiore ai 5 miliardi di euro. Secondo quanto riportato da Bloomberg, Iveco potrebbe confermare entrambe le operazioni oggi con la presentazione dei conti prevista dopo la chiusura dei mercati.
Per la divisione Difesa, con i marchi Idv e Astra, sarebbe in pole position la cordata di Leonardo e Rheinmetall che avrebbe fatto un’offerta di circa 1,6 miliardi di euro e avrebbe il vantaggio di mantenere in mani italiane un business ritenuto strategico dal governo. Alle attività di camion, bus e veicoli commerciali e motori di Iveco invece sarebbe interessata l’indiana Tata Motors che sarebbe avvantaggiata rispetto ad altri pretendenti anche dallo storico rapporto che lega le famiglie Agnelli e Tata.
Nei giorni scorsi durante un question time alla Camera il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha detto di monitorare con attenzione l’evolversi della vicenda e di aver convocato i sindacati il 31 luglio al Mimit per aggiornamenti.
Critica la Fiom-Cgil, nelle parole di Samuele Lodi, segretario nazionale e responsabile settore mobilità e Maurizio Oreggia, coordinatore nazionale automotive: “La situazione è molto grave e necessita di un passo indietro da parte della proprietà. Exor sta chiaramente disinvestendo sulla prospettiva industriale della società a favore di profitti e dividenti per gli azionisti, come tra l’altro sta facendo anche nell’auto”.
Per i due sindacalisti si tratta di una situazione “molto grave” su cui urge l’intervento del governo, “che deve utilizzare tutti gli strumenti per evitare un’ulteriore operazione di depauperamento di uno storico e fondamentale asset industriale italiano, per la salvaguardia delle attività, dei siti e dell’occupazione. Il confronto – aggiungono – dovrà avvenire in sede ministeriale con la necessaria presenza dell’azienda e non come previsto nella convocazione del Mimit per il 31 luglio prossimo, dove non sarà presente alcun rappresentante aziendale”.
“Non accetteremo mai operazioni speculative che nulla hanno di industriale e utilizzeremo tutti i mezzi a nostra disposizione per contrastare questi fenomeni come sempre a discapito delle lavoratrici e dei lavoratori che sono il vero valore del gruppo”, concludono Lodi e Oreggia.


























