In questi giorni, quando si parla di Stellantis una sola cosa è chiara: che l’orizzonte temporale entro cui vanno collocati fatti e ragionamenti è sempre e ancora quello indicato dal Ceo, Antonio Filosa, subito dopo i drammatici annunci del 6 febbraio scorso. Tutto avviene in attesa del 21 maggio prossimo, ovvero dell’Investor Day, il giorno in cui a Auburn Hills (Michigan) lo stesso Filosa svelerà il nuovo piano industriale della casa automobilistica, frutto della fusione di FCA e Peugeot.
Ma intanto, avendo ancora in mente quanto Filosa disse ai primi di febbraio, quando, oltre ad annunciare i risultati negativi del 2025, fece una valutazione non meno negativa di quanto progettato e realizzato negli anni in cui alla testa di Stellantis c’era il suo predecessore, ovvero Carlos Tavares, è lecito chiedersi: come stanno andando le cose?
Proprio oggi Industria Italiana, il magazine on line fondato e diretto da Filippo Astone, pubblica una nota da cui risulta che, almeno in Europa, le cose andrebbero piuttosto bene per Stellantis. Infatti, secondo dati resi noti da Automotive News, mentre in febbraio il mercato dell’auto sarebbe cresciuto “in Europa” dell’1,9%, nello stesso mercato Stellantis avrebbe messo a segno una crescita dell’11%.
Un dato, questo, che, secondo l’analisi di Industria italiana, va considerato doppiamente positivo. Innanzitutto perché, come balza agli occhi, questa crescita ottenuta da Stellantis sarebbe superiore di quasi sei volte a quella media. E poi perché, con questi dati, il mese di febbraio sarebbe il terzo mese consecutivo di crescita del gruppo automobilistico sul mercato europeo.
Tanto più clamorosi risultano, in confronto, i dati negativi che sono stati comunicati dai sindacati italiani dei metalmeccanici in relazione allo stabilimento auto di Cassino (Frosinone). Dati che hanno portato gli stessi sindacati – ovvero Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil – a organizzare, proprio oggi, uno sciopero con manifestazione esterna allo stabilimento.
Secondo tali dati, l’annata 2025 si è chiusa con meno di 20.000 autovetture prodotte, mentre stime relative al 2026 si fermano a una soglia ancora più bassa, ritenendo che, quest’anno, la produzione supererà difficilmente le 13.000 autovetture. Invece, otto anni fa le auto prodotte furono la bellezza di 135.263. Se la produzione del 2026 si fermasse realmente alle stime citate, si assisterebbe a un crollo pari al -90%.
A ciò va aggiunto che, secondo altre stime sindacali, di fronte e una produzione annua inferiore alle 29.000 autovetture, non ci sarebbero più le condizioni per mantenere attive, in zona, imprese di componentistica e servizi per lo stabilimento auto.
Intanto, tornando allo stabilimento auto propriamente detto, i lavoratori dipendenti si sono praticamente dimezzati, scendendo da circa 4.300 a poco più di 2.000. Di questi, circa 600 sono in contratto di solidarietà, mentre fra gli altri 1.400 non pochi alternano periodi di lavoro a periodi di Cassa integrazione. Insomma, anche chi ha mantenuto il suo posto di lavoro si trova a fare i conti con redditi più bassi.
La protesta sindacale, dunque, è stata oggi molto forte, essendo frutto di gravi preoccupazioni che sono condivise non solo dalle famiglie di lavoratrici e lavoratori, ma da settori della popolazione comunque coinvolti dalla vita della storica fabbrica di auto, di gran lunga il maggiore stabilimento industriale della zona.
Fernando Liuzzi




























