Renata Polverini, segretario generale Ugl
La società italiana è pervasa da una profonda spinta al nuovismo e al cambiamento.
Si tratta di una tendenza comune ad altri Paesi – si pensi a Barack Obama o a Nicolas Sarkozy, ma anche all’Onda verde iraniana – che si è accentuata con la crisi economica e finanziaria, ma che ha le sue radici nella rivoluzione informatica e nel processo di globalizzazione che hanno prodotto una accelerazione senza precedenti nei rapporti sociali e personali.
Facebook, social network, blog, you reporter: si moltiplicano gli strumenti a disposizione dei cittadini per far sentire la propria voce in tempo reale con una dinamicità prima sconosciuta.
Siamo davanti all’esemplificazione del concetto di storia dei testimoni, parziale, come direbbe Renzo De Felice che insisteva per andare a leggere i documenti, ma comunque importante perché rappresenta un insieme di tasselli da riunire in un quadro compiuto.
In uno scenario in divenire, il ruolo del sindacato confederale nel suo complesso e nelle rispettive espressioni valoriali e storiche, che rappresentano di per sé una ricchezza, rimane, però, assolutamente centrale, una centralità condivisa con le rappresentanze del mondo economico e produttivo.
Ciò naturalmente non vuol dire convergere su di una presunta autoreferenzialità tale da giustificare a prescindere la necessità di coinvolgere gli attori sindacali.
La ragione d’essere del sindacato è nella propria capacità di intercettare aspettative e bisogni diffusi, tracciando dei profili di crescita, di sviluppo e di benessere idonei ad affrontare le sfide del domani, partendo però sempre da un presente incerto e sovente precario. In una parola, il senso del sindacato è nella capacità di favorire la sintesi nell’interesse della collettività. È questa la mission antica, ma sempre nuova e moderna.
La dinamicità che si registra nel complesso della società si riflette anche nel sindacato che, proprio in un momento di crisi, aumenta i propri iscritti nonostante alcuni ostacoli oggettivi (si pensi, ad esempio, alla frammentazione delle realtà produttive e delle carriere professionali) che rendono quanto mai complesso riuscire ad avvicinare una sempre più ampia fascia di lavoratori.
Dati parziali relativi al settore metalmeccanico evidenziano una curva positiva dopo che per diverso tempo, almeno dalla metà degli anni ’90 al 2001, la parabola è stata decrescente, mentre un recente sondaggio della Fondazione Nord Est segnala che per la maggioranza degli italiani l’azione sindacale è utile.
Al di là degli iscritti che possono aumentare o diminuire in assoluto, ma che possono anche spostarsi da un sindacato ad un altro, vi è un dato costante che conferma la centralità del sindacato nei luoghi di lavoro: l’alto tasso di partecipazione alle elezioni per il rinnovo delle rappresentanze sindacali unitarie.
In un momento in cui i partiti e i movimenti politici riescono con sempre maggiore difficoltà a portare i cittadini alle urne (le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo hanno registrato una affluenza del 67%, ma anche un desolante 45,8% nel ballottaggio per le provinciali), nel rinnovo delle Rsu di Poste italiane hanno votato oltre 110mila lavoratori con percentuali di partecipazione al voto superiori in molti casi al 90% e vicini all’80% su base nazionale.
Flessibilità e precarietà dei rapporti di lavoro; processi di delocalizzazione produttiva; ripresa della mobilità territoriale; persistenza di profonde sacche di arretratezza economica concentrate soprattutto, ma non esclusivamente, nel Mezzogiorno: è questo il quadro complessivo che si ritrova davanti il sindacato che ha però oggi uno strumento in più da utilizzare, fondamentale in quanto si lega alla richiesta di maggiore spazio a livello aziendale.
L’Accordo di riforma della contrattazione collettiva del 22 aprile, confermando la centralità del contratto nazionale, apre ampi spazi per la contrattazione a livello aziendale, valorizzando il ruolo delle rappresentanze sindacali unitarie, come richiesto dall’Unione Generale del Lavoro. Tutto ciò in attesa che trovi finalmente applicazione il dettato dell’articolo 46 della Costituzione sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa.
In una società nella quale le informazioni viaggiano sempre più veloci e in cui l’attesa del cambiamento è comune e diffusa, il sindacato non può quindi immaginarsi come una organizzazione immutabile, ma deve ripensare le proprie strutture ed innovare i propri organismi decisionali, così da renderli snelli ed efficaci.
È un processo complesso che l’Unione Generale del Lavoro non ha avuto timore di affrontare garantendosi la necessaria indipendenza ed autonomia da ogni influenza esterna e aggiornando una classe dirigente oggi più che mai attenta dinamiche del territorio; quelle che – in termini di welfare – rischiano di fare la differenza nei prossimi anni.
(tutti gli interventi nella rubrica Opinioni)


























