In questi giorni l’Isae ha presentato le previsioni per il periodo 2009 – 2012 sull’indice Ipca, che regolerà la stipula dei nuovi contratti, in base all’accordo firmato, ad eccezione della Cgil, lo scorso 22 gennaio. Paolo Pirani, segretario confederale della Uil, a suo giudizio il nuovo indice Ipca funziona? L’indice elaborato secondo la metodologia condivisa da tutte le parti sociali firmatarie dell’accordo del 22 gennaio 2009, tutela i salari dall’inflazione. Nello specifico, la prima previsione per il 2009 all’1,5%, rispetto allo 0,9% reale, comporterà un aumento del potere d’acquisto delle retribuzioni, e questo permetterà di procedere con i rinnovi contrattuali. Quindi ritiene che la previsione Isae sia adeguata? Certamente. La simulazione sul decennio passato ha mostrato che l’indice elaborato tutela le retribuzioni. Applicando il criterio di definizione Isae infatti vediamo che nel periodo 2000-2008 viene assicurato il grado di copertura pari a quello Istat per le famiglie operaie. Anzi, la previsione Isae per il quadriennio è superiore dello 0,1% al tasso d’inflazione reale. Se, a seguito di una ripresa economica, il tasso d’inflazione dovesse aumentare, l’indice Ipca risulterebbe comunque un indicatore adeguato? Sì, perché l’accordo del 22 gennaio ha predisposto in questo senso delle clausole di salvaguardia che permetterebbero di operare un recupero sull’eventuale scostamento dal tasso reale. Per facilitare il controllo su queste variazione dell’inflazione, l’Isae si è impegnato ogni anno nell’elaborazione di previsioni e calcoli a consuntivo. Francesca Romana Nesci 3 giugno 2009 |