Tra aprile 2025 e fine marzo 2026 l’export di vino italiano verso gli Usa ha perso il 17% in valore, pari a 340 milioni di euro, e ha registrato un -9% in volumi. Il valore più basso da dieci anni a questa parte. A dirlo è un’analisi dell’Osservatorio di Unione Italiana Vini. Nel complesso, secondo le stime diffuse dall’Istat, nel primo bimestre di quest’anno il vino italiano ha lasciato sul terreno 1,03 miliardi di euro in valore, pari a un-13,3%.
La principale causa di questa debacle, spiega l’Uiv, sono appunto i dazi imposti dall’amministrazione Trump. Gli Usa rappresentano, infatti, il primo mercato di riferimento per le nostre cantine, tanto da assorbire prima delle tariffe un quarto delle nostro esportazioni e con un valore annuo delle spedizioni vicino ai 2 miliardi di euro. Nei dodici mesi considerati il valore dell’export verso gli Usa ha toccato quota 1,65 miliardi di euro, nello stesso precedente periodo il saldo ammontava a 1,99 miliardi di euro. con 1,05 miliardi per i fermi in bottiglia, giù di quasi il 19%, e 588 milioni di euro per gli sparkling (-14%). Secondo l’Osservatorio filtra però qualche piccola schiarita: nel mese di marzo si è visto, per la prima volta dopo 9 mesi, un leggero aumento dei volumi spediti oltreoceano mentre è attesa, ad aprile, una lieve crescita del valore. Il primo trimestre resta comunque negativo, soprattutto sulla colonna valore (-21%).
Inoltre, i dati sui consumi negli Stati Uniti, sulla base dei dati di SipSource il principale database ufficiale che traccia le vendite e i consumi di vino e distillati negli Stati Uniti, gestito dall’associazione dei grossisti americani della Wine & Spirits Wholesalers of America (WSWA), segnalano a marzo una leggera ripresa del prodotto tricolore, che – se confermata nei mesi successivi – potrebbe preludere a un prossimo aumento degli ordini.
Ma i dazi non solo hanno indebolito gli ordini verso gli States ma anche la filiera e la rete commerciale a stelle e strisce come ha spiegato di recente la United States Wine Trade Alliance (Uswta). Secondo gli importatori, distributori, produttori, ristoratori ed enotecari dell’Uswta, infatti, i dazi hanno messo in ginocchio l’economia interna del settore con un “danno reale, diffuso e sostenuto da aziende americane lungo tutta la filiera del vino, con un calo delle vendite tra il 5% e il 15% o anche superiore”. Inoltre come hanno evidenziato le statistiche di Dataessential, piattaforma che si occupa di trend e analisi nel food e nel beverage, c’è stata anche “una riduzione evidente del portafoglio” anche nella ristorazione, dove i vini europei generano margini lordi del 60%. I menu, infatti, propongono il 37% in meno di etichette di vino bianco e il 26% in meno di etichette di vino rosso.
Ma le cose non vanno meglio neanche per gli altri paesi extra europei, con un calo generale dell’export che segna un -12,5% in valore. Oltre agli Usa, scendono in doppia cifra Regno Unito (-11%) e Svizzera (-10%), mentre è stabile la domanda canadese (+0,4%) e in forte recupero la Russia (+27%) e si conferma in forte ascesa il Brasile (+12%). Giù anche il Giappone (-6%).

























