Ulrich Beck
La crescita inarrestabile del lavoro precario in tutte le società, dalle più alle meno sviluppate, è uno dei caratteri essenziali di quella che l’autore chiama la seconda modernità. Alla modernità costruita sull’idea di sicurezza, certezza, spazi definiti per la persona e la comunità sta subentrando questa che stiamo vivendo, segnata da insicurezza, incertezza, caduta di ogni confine. All’evidenza di questa diagnosi, all’analisi della transizione in corso e del passaggio dalla società del lavoro alla società del rischio, Beck unisce una proposta e un avvertimento. Anziché guardare all’indietro, a una piena occupazione ormai priva di senso, bisogna progettare una società civile – la ‘società post nazionale dei cittadini’ – dove il lavoro salariato che resta e i molteplici lavori necessari per la comunità e la famiglia siano al tempo stesso un diritto e un dovere per tutti: è questo infatti il fondamento di una vera libertà e democrazia.


























