Nella Ue sono 39 milioni i lavoratori precari, di cui 17 milioni sotto la soglia di povertà. E’ quanto emerge da un rapporto della Ces, la Confederazione europea dei sindacati, ma il segretario confederale, Walter Cerfeda, specifica: ‘Se sommiamo i contratti a tempo determinato, i falsi subordinati e i forzati del part-time, abbiamo a che fare con oltre 100 milioni di europei precari’. In un’intervista a Famiglia Cristiana, spiega inoltre che a questo bacino vanno aggiunti anche tutti gli addetti ‘con salario insufficiente’, impegnati in particolare nei settori di servizi alla persona, ristorazione, commercio al dettaglio e alberghiero. Nel 1996 i contratti a progetto interessavano 21 milioni di lavoratori, aggiunge, mentre attualmente la quota è quasi raddoppiata. In forte aumento risultano i lavoratori parasubordinati, che in realtà svolgono mansioni da dipendenti a tutti gli effetti. Nei nuovi Stati membri come la Polonia, in particolare, gli operai vengono assunti con contratto individuale e trattati come autonomi. In misura minore, questa formula è utilizzata anche in Germania, Olanda, Spagna e Italia, dove interessa circa 3 milioni di lavoratori. I Paesi europei tendono a rinnovare gradualmente i contratti a progetto, conclude Cerfeda, ‘tranne che in Italia e in Spagna’. (Edn)
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