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Home - Approfondimenti - Analisi - L’Europa e la rinascita in politica ed economia

L’Europa e la rinascita in politica ed economia

di Paolo Pirani
22 Aprile 2026
in Analisi
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“Il paradiso della tecnica si rivela un inferno” ebbe a sostenere qualche anno fa il filosofo Emanuele Severino. Ed in effetti l’uso delle tecnologie in questi tempi difficili mostrano anche l’altra faccia della evoluzione tecnologica, ovvero la drammaticità della competizione basata sulla potenza da alimentare continuamente. Questa considerazione riporta inevitabilmente al ruolo delle aree mondiali che, come l’Europa, si sono trovate improvvisamente a fare i conti con la fine della globalizzazione che esaltava moneta unica e competitività basata su apparti produttivi tradizionali e con il tramonto, si spera solo temporaneo, del diritto internazionale archiviato in nome di quella che Papa Leone ha chiamato la diplomazia della forza. Ma demonizzare i limiti europei come, di recente, ha fatto il leader della Lega Salvini con la battuta “a Bruxelles ci sono dei cretini” non serve. Semmai conviene ragionare di più su una riflessione di Giulio Termonti quando osserva che “quello che manca all’Europa è la libertà: Il sistema giuridico europeo ha ricostruito un medioevo post moderno con diritti segmentati all’infinito…”. Manca insomma la consapevolezza che, nell’attuale scenario mondiale, l’Europa economica, che ha già perso pezzi di Europa sociale, deve compiere passi veloci in due direzioni: quella politica e quella della difesa comune che chiama in causa non certo un desiderio di riarmo quanto l’esigenza di salvaguardare e rilanciare il sistema produttivo ed economico attraverso la convinzione che l’infrastruttura digitale non è un mero strumento evolutivo ma fa parte, a pieno titolo, sia della organizzazione della società che della visione geopolitica che un Paese o un’area come l’Europa deve avere.

Non è un caso che proprio negli Stati Uniti dove il trumpismo ha tentato di collegare strettamente il potere delle élite in quella democrazia a quello del controllo tecnologico non solo del funzionamento industriale ma della intera società, venga posto l’interrogativo al santuario della ricerca per eccellenza come è Silicon Valley concernente la direzione “politica” degli effetti di ogni progresso scientifico.

E probabilmente solo esaminando, senza paraocchi culturali o residui ideologici, questa deriva si potrà in Europa davvero tenere tutti e due i piedi nella realtà vera del terzo millennio.

Non per caso con lo scoppiare della crisi mediorientale e la contemporanea libertà d’azione di Trump sullo scacchiere internazionale in Europa ci si è comportati come la Germania che ha pensato al suo riarmo, come la Francia che ha con Macron immaginato di accrescere la sua forza militare nucleare, come la stessa Francia in sintonia con la Gran Bretagna nell’offrire copertura nucleare al Vecchio continente. Non è stato di certo l’euro la prima preoccupazione né l’approvvigionamento energetico, neppure l’abbandono delle isterie green a favore di un più meditato progetto di diversificazione energetica, né tantomeno la ricerca di strategie comuni per far valere la forza diplomatica europea nelle grandi crisi che si erano aperte.

Nulla di tutto questo e il ruolo dell’Europa è risultato, al di là dei sarcasmi della amministrazione Usa, praticamente inesistente e, se ci pensiamo bene, neppure utile ad affrontare seriamente la questione ineludibile della difesa europea.

Ecco perché appare assai più utile affrontare finché è possibile il problema cruciale per noi europei: siamo in grado di resistere a sconvolgimenti ricorrenti nell’ordine, o disordine, mondiale senza una strategia comune che tenga insieme passi in avanti sul piano politico, economico e tecnologico che oggi è sinonimo di avanzata della tecnica che si chiama intelligenza artificiale?

Procedendo in modo pragmatico certo ma non in ordine sparso. Ed allora ha ragione Tremonti: disboscare la giungla burocratica per recuperare libertà d’azione e di ragionamento è essenziale. L’Europa come l’Italia non è in ritardo in termini di conoscenza ed intelligenze, ma di modello politico e produttivo da rivedere in profondità. E l’avanzata continua di tecnologie sempre più aggressive anche in termini di equilibri sociali non può essere affrontato con l’armamentario politico ormai spuntato delle regole inutili, dei populismi e dei nazionalismi, delle gabbie insormontabili come l’unanimità e i veti oppure sistemi da camicia di forza come il patto di stabilità.

Libertà vuol dire oggi in Europa ritrovare sintonie, lavorare assieme, ascoltare ciò che viene dalle forze sociali e dalla vita concreta dei cittadini europei. Vuol dire saper coniugare il sostegno alla notevole forza industriale e competitiva che l’Europa mantiene con il recupero di produttività che non potrà mai esserci senza il ritorno di produzioni essenziali come ad esempio quelle destinate ai semiconduttori, come lo sviluppo di attività nel campo delle rinnovabili che oggi parlano cinese quando si tratta ad esempio di moduli fotovoltaici, come un’azione incisiva nel campo di applicazione dei droni, in quello satellitare, in quello della digitalizzazione al riparo da “colonialismi” esterni.

È necessario comprendere che l’Europa se vuol garantire un futuro a se stessa deve rincorrere e deve sempre più proteggere quel futuro con le proprie scelte politiche.

La paura maggiore che attraversa le considerazioni di coloro che non rinunciano ad affidare un ruolo importante all’umanesimo ed alla giustizia sociale è quella che la tecnica raggiunga livelli tali da impossessarsi senza più ostacoli del potere. E questo processo aumenterebbe le ingiustizie, moltiplicherebbe i conflitti, cancellerebbe il valore della partecipazione e, al tempo stesso, sancirebbe il predominio di autocrazie sempre meno controllabile. In questo contesto ciò che vuol dire Europa svanirebbe. Ed è un rischio che si può evitare, ma con una capacità di vivere la realtà pur assai “ostile” per quella che è e rifiutando la sottomissione. Il modo c’è ed è quello di rovesciare la mentalità prevalente: farsi guidare dalla ingegneria tecnologica e ritrovare nella politica e nella libertà due pilastri per cambiare le cose. In fin dei conti decidere se la sorte in gioco sarà Paradiso ed Inferno dipende sempre dalle persone e dalla loro volontà.

 

Paolo Pirani

Consigliere CNEL

Paolo Pirani

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