Si è chiusa con un nulla di fatto la seconda, e per ora ultima, tornata delle trattative fra datori di lavoro e sindacati per il rinnovo dei contratti salariali del pubblico impiego. Adesso toccherà a una commissione arbitrale cercare di arrivare a un compromesso pena altrimenti il rischio di scioperi a tappeto in tutto il paese.
Dopo 14 ore di colloqui a Kassel fra il sindacato ‘Ver.di’ e rappresentanti di stato, regioni e comuni, i colloqui sono stati interrotti e dichiarati falliti dal leader ‘Ver.di’ Frank Bsirske.
Da settimane le parti si erano irrigidite su posizioni contrapposte: il sindacato reclamava aumenti di almeno il 3% per i circa tre milioni di lavoratori del settore pubblico mentre i datori di lavoro sollecitavano un congelamento delle paghe a causa delle difficile situazione economica e delle casse pubbliche vuote.
Prima della rottura, i datori di lavoro (rappresentati dallo stato dal ministro degli interni Otto Schily) avevano presentato un compromesso: 40 euro una tantum per novembre e dicembre 2002 e aumenti in due scaglioni, dello 0,9% da gennaio 2003 e dell’ 1,2% da ottobre a ovest e da gennaio 2004 a est. In cambio chiedevano un aumento dell’orario settimanale da 38,5 a 39 ore.
La proposta è stata respinta e Bsrirske ha sollecitato un’ offerta più consistente sul tavolo della commissione mediatrice. La commissione, composta di 20 persone, si riunirà per la prima volta il 28 dicembre. Come data per un accordo è indicato il 9 gennaio. Durante i colloqui non può essere scioperato. Se falliranno i sindacati lanceranno scioperi a tappeto, i primi del settore dopo dieci anni. “Ci prepariamo a un lungo, duraturo sciopero”, ha detto Bsirske. Schily (Spd) ha deplorato da parte sua la rottura delle trattative.
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